Giallo dell’Olgiata: inconfutabili prove testimoniano la presenza di Reynes sulla scena del delitto

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Giallo dell'Olgiata: prove inconfutabili testimoniano la presenza di Reynes sulla scena del delittoIl giallo dell’Olgiata torna a far parlare di sè, eppure sono passati quasi 20 anni, saranno 20 esattamente il 10 luglio 2011. Per la Procura di Roma il movente dell’omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, sarebbe questo: “ucciso perché sorpreso a rubare gioielli per un valore di 80 milioni delle vecchie lire”. Finalmente si va verso il processo del filippino reo confetto Winston Manuel Reyes, il 25 ottobre ci sarà la prima udienza in Corte d’Assise e finalmente il PM Loy potrà esporre le sue ragioni, dopo anni di indagini. Probabilmente però l’imputato farò ricorso al rito abbreviato per avere uno sconto di un terzo della penza. Dopo 20 anni si torna a cavalcare la pista che sembra più giusta, ovvero il furto dei gioielli, spariti e mai ritrovati. Secondo la pm Loy, Reyes, fino ad un mese prima dell’omicidio in servizio nella villa dell’Olgiata, avrebbe pensato di risolvere i propri problemi economici rubando i preziosi della nobildonna e per sdeviare indagini varie, il filippino compie il furto durante il decimo anniversario del matrimonio della contessa. Reyes conosceva la casa a menadito e per questo si addentra sino alla camera da letto senza farsi notare,  ma i suoi propositi sarebbero naufragati per l’improvvisa entrata in stanza della contessa. Che nella scena del delitto ci sia la presenza di Reyes non vi è nessun dubbio infatti a testimoniarlo sono anche le tracce ematiche lasciate sul lenzuolo con il quale era stato avvolto il viso della donna durante lo strangolamento: una macchia di sangue di due centimetri, delle 51 rilevate (50 della vittima), appartenente all’indagato; una traccia di sangue misto del filippino e della vittima sullo stesso lenzuolo; una traccia di dna di Reyes sull’orologio Rolex della contessa. A scoprire le tracce biologiche sono stati i carabinieri del Ris di Roma guidati dal colonnello Luigi Ripani.

Inoltre analisi accurate e metodiche con i metodi attuali hanno consentito di stabilire che le tracce biologiche attribuite al filippino sono contestuali al momento del delitto, o meglio, le tracce sul lenzuolo, entrambe alle estremità, sarebbero conseguenza di due abrasioni scaturite dal contatto dei suoi gomiti con la manovra di avvolgimento del corpo della vittima.

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