Rischi e benefici dell’economia modello Toscana

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Rischi e benefici dell'economia solidale modello Toscana
Rischi e benefici dell'economia solidale modello Toscana

Il rapporto annuale del Censis dice che : la Toscana ha bisogno di innovazione, di energie pulite, di ripresa del manifatturiero per uscire dalla crisi e mantenere quella qualità della vita ancora riconosciuta da chi ci abita. Ma il Censis sottolinea anche quanto sia “buono” il sistema  toscano, la sua coesione sociale, la capacità di risposta alla crisi, le idee innovative messe in campo che hanno frenato gli effetti nefasti di questi anni a economia «zero» , si spiega: potrebbe essere l’ultima volta che funziona. Il modello economico toscano è un “Modello sociale” che anche nella crisi ha sviluppato molta solidarietà ma cioè non esclude una pericolosa frattura sociale, una crepa nel cuore della società toscana che rischia pericolosamente di ampliarsi si legge nel rapporto Censis .

E non si tratta (solo) di economia. «È l’idea che i vincoli di solidarietà, di riconoscimento della responsabilità sociale verso gli altri e verso la propria comunità di appartenenza che hanno fatto da cemento decisivo del ciclo di sviluppo dell’imprenditorialità di massa senza far saltare la coesione sociale, siano da rivolgere ormai solo ai microgruppi di appartenenza» scrive il Censis. La traduzione di queste parole della ricerca condotta sotto la supervisione di Beppe Roma (direttore del Censis) hanno una traduzione asettica ma inquietante, quasi un ossimoro: Solidarietà selettiva» . Cioè si è solidali solo con i propri, con i simili. E, a distanza di tre anni (2007-2010), alla stessa domanda, se l’immigrazione è un problema perché determina un inasprimento del disagio sociale (gli extracomunitari sono responsabili di buona parte degli atti criminali e dei comportamenti devianti)» ora risponde sì il 62,6 per cento dei toscani intervistati (1.500 interviste metodo Cati anno 2010, prima però della vicenda dei rifugiati di Lampedusa accolti in Toscana), gli altri pensano siano una risorsa . Cioè il 6,5 per cento in più di soli tre anni fa.

È una delle tre cartine di tornasole indicate dal Censis. La seconda è una caduta del «civismo» toscano, cioè l’aumento del «sommerso» , fatture a nero e lavoro nero, causa crisi: per il 53 per cento in più c’è maggiore evasione fiscale (e il 17,8 per cento ha ammesso di averla fatta). Quindi, mettendo in fila: allarme immigrazione, aumento della percezione di insicurezza (la terza cartina di tornasole: è aumentata, nonostante le statistiche delle Prefetture dicano il contrario, del 44 per cento rispetto al 2009), solidarietà selettiva: la Toscana sta diventando «leghista» ? «Ancora no: il vero problema è una maggiore difficoltà ad aprirsi, ad accettare il “nuovo”. Solidarietà selettiva vuol dire non farsi carico dei nuovi bisogni— risponde il direttore Roma— La comunità è ancora varia, anche economicamente. C’è però il rischio di una riduzione dei fatti positivi. Non lanciamo allarmi: qui c’è ancora la Misericordia, il volontariato: i leghisti hanno il Carroccio. Il pericolo è dello stesso tipo, ma con forte differenze rispetto alle regioni del nord, che frenano la tendenza estrema» . Certo, poi ci sono gli elementi positivi. Quel rapporto tra «radici» e «ali» , tra identità e futuro, che fa dire al 54,7 per cento dei toscani che qui da noi c’è un benessere diffuso, anche se «prevale un certo immobilismo» . Eppure, il 45,3 per cento è convinto c’è spazio per l’innovazione, oltre il 58 per cento ritiene che si possa uscire dalla crisi «solo reinventandosi, avendo il coraggio di cimentarsi in nuovi settori di attività» , a partire dal manifatturiero, nonostante la crisi abbia colpito duramente giovani e donne sotto i 29 anni (meno 5,7 per cento di occupazione giovanile; meno 6,2 per cento tra le donne under 29) e i laureati.

I toscani chiedono soprattutto ammortizzatori sociali, nuove infrastrutture, trasporto pubblico. E l’assessore regionale Gianfranco Simoncini, che ha presentato il rapporto assieme Roma, è convinto che le indicazioni del Censis «vadano nella direzione che abbiamo intrapreso» come Regione, dalle iniziative sui giovani a quelle per le imprese. «Ma la crisi non è ancora finita— ha insistito Simoncini — dobbiamo quindi proseguire nelle politiche per la tenuta sociale» . Dopo la presentazione, la tavola rotonda, coordinata dal direttore de Il Tirreno Roberto Bernabò, con i segretari di Cgil, Cisl e Uil, la presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi, Fabio Banti in rappresentanza della Rete imprese toscane, Alberto Tesi Rettore dell’Università di Firenze, Stefano Bassi del sistema cooperativo. «Bene le politiche per i giovani: basta che non diventino di moda, cioè quelle cose di cui tutti parlano ma nessuno fa, come le infrastrutture» ha detto Mansi. «In questi anni di crisi il sistema ha retto: chi ha però guadagnato? Chi ha investito o chi ha puntato sulla rendita? le condizioni dei lavoratori sono peggiorate: nell’ 85 ad un tecnico specializzato a Firenze servivano 4 anni pieni di stipendio per acquistare una casa. Ora allo stesso lavoratore non bastano 9 anni di stipendio per avere lo stesso immobile» ha detto Alessio Gramolati della Cgil.

 

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