La…depressione di Altopascio

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EPSON DSC pictureCastruccio Castracani nel 1325 vi ottenne una celebre vittoria. Prima ancora l’epopea dei Cavalieri del Tau e del famoso complesso ospitaliero, tanto da alimentare la leggendaria espressione del Boccaccio con il Calderon dell’Altopascio. Dopo il XII secolo la fama dell’antica Teupascio dissolvendosi come neve al Sole. Ai margini della storia per secoli (salvo una ventilata e mai provata visita in incognito di Shakespeare) fino a diventare della giovanissima Italia unita, nel 1861. Prima addirittura era sotto, amministrativamente parlando, Montecarlo. Il Novecento è di sapore neorealistico, in bianco e nero, pochi orpelli, vita dura, contadini e poco altro. In mezzo due guerre mondiali, un disastro umano ed economico. Negli anni ’60 il boom, ma la conversione dal campo alla fabbrica nei paesi di piccola media dimensione (all’epoca Altopascio aveva la metà degli abitanti attuali) fu più lenta. Quando l’onda lunga del benessere cominciava a fasi viva, ecco la crisi petrolifera degli anni ’70. In quel decennio la ridente, si fa per dire, Altopascio era considerata zona depressa. Proprio così. Andate a leggervi i provvedimenti per gli abbandoni scolastici e da questa situazione nacque la zona industriale: dai terreni e dagli appezzamenti erbosi intorno all’oasi lacustre del Sibolla, spuntarono capannoni e fabbricati. Poi gli anni ’80, con la proliferazione del terziario, negozi ed uffici anche se i primi in corso sono sempre esistiti. Attività come Bonini (1903), Montanelli ed altre toccano e superano il secolo di vita. Altre come Botti, Pinini, Vannini sono comunque radicate da decenni. All’appello mancano Myra Maltagliati (nel senso che non esiste più il negozio ma Myra è viva e vegeta) che ha chiuso i battenti dopo mezzo secolo e la pasticceria Rosamilia. Ma ritorniamo alla depressione, che non è uno stato d’animo psicologico, un malessere esistenziale, ma una delle fasi del ciclo economico (ripresa, espansione, stagnazione, stagflazione perché accompagnata dal rialzo dell’inflazione, crisi, depressione, recessione). Una parabola che abbiamo attraversato negli ultimi 10 anni. Ecco che allora sbocciarono le industrie: ex Fonderia e Cover ad esempio nacquero all’inizio degli anni ’70, fine anni ’60. C’erano i panifici ok, ma sbucarono pure queste grandi aziende. Davano lavoro a centinaia di persone del posto. Adesso ci sono fantasmi di amianto e metallo. Una via Crucis di abbandono e degrado, luogo ideale ormai solo per i rave party. Ok, saranno anche proprietà private. Ma non sarebbe ora di una riqualificazione? Adesso che si è passati dai 9 mila residenti del 1994 ai 15 mila e oltre del 2014? Andate a vedere cosa c’è ora in quell’area. Oltre ad incontri sessuali gay e non solo, guardate il paesaggio,vicino al Sibolla e vi verrà anche a voi la depressione…

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