Il vino rosso di Montecarlo piace ai russi

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searchSoffia il vento dell’Est su Montecarlo. Russia e Cina si sono innamorate dei vitigni cresciuti sul colle dove Carlo IV di Boemia fondò l’odierno paesino. Nell’ex Urss, per motivi climatici la vite non può attecchire (salvo rarissime eccezioni) e malgrado un accenno di crisi dell’economia collettivista trasformatasi in capitalista dopo Gorbaciov, i danarosi uomini d’affari alla Abramovich vanno pazzi per il rosso di Montecarlo: spesso casse del doc di varie aziende montecarlesi sono state portate in fretta e furia sugli yacht ormeggiati a Forte dei Marmi. In Cina, zona Nord Est, invece vogliono agronomi ed enologi del posto per imparare a coltivare la pianta da cui si ricava il prezioso nettare. Insomma, la piccola Doc di Montecarlo sta spopolando malgrado appena 150 ettari di produzione per 9000 ettolitri e un milione di bottiglie all’anno che devono essere imbottigliate in loco per rispettare il disciplinare. La conferma arriva dal presidente del Consorzio Vini Doc locali Gino Carmignani in arte Fuso: “In Russia c’è la voglia di provare sempre qualcosa di nuovo, una specie di biodiversità del bere, dopo i rossi toscani più conosciuti nel Mondo, adesso vogliono il Montecarlo, perché è visto come una rarità, una goccia rispetto al Chianti ad esempio. Invece – argomenta Carmignani – nella Patria del Dragone sono a caccia di enologi e di agronomi, anche della nostra zona, per apprender e le tecniche di coltivazione e tra l’altro sono disposti a pagare molto bene. In calo invece il bianco nel mercato anglosassone, per via delle tasse sugli alcolici. Mercati emergenti per il vino montecarlese Usa, Argentina, Australia e Cile”.

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