MODENA – FINE VITA/2 – LE POSIZIONI IN CONSIGLIO COMUNALE

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Prima dell’approvazione di una mozione di Mdp e Per me Modena che sollecita una legge sul ‘Biotestamento’ e del respingimento di un odg di FI che esprimeva invece contrarietà alla proposta di legge, nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 16 marzo sono intervenuti alcuni consiglieri.

Ad aprire il dibattito sul fine vita è stato il consigliere di FI Adolfo Morandi, che ha richiamato le parole del Papa sul tema: “L’indicazione data dalla Chiesa – ha affermato – è chiara: bisogna avere un’attenzione particolare alla richiesta di aiuto, comprensione ed accompagnamento, anche fornendo medicine che possano alleviare il dolore, ma non certamente arrivando a un suicidio assistito. Il diritto alla vita è un bene insostituibile, è un diritto non disponibile: non c’è il diritto di ciascuno a suicidarsi”.

Per il Pd, Chiara Susanna Pacchioni ha evidenziato la necessità di “prendere sul serio le attese e le paure delle persone: è opportuno – ha proseguito – riconoscere che il desiderio di una buona morte si possa esprimere anche attraverso l’appartenenza a un’organizzazione di assistenza al suicidio o una richiesta di eutanasia, senza per questo necessariamente condividerla, come non la condivido io come riferimento valoriale. Vanno garantite risposte alle richieste dei malati e delle loro famiglie e anche il Magistero della Chiesa cattolica, nella recente nuova Carta degli operatori sanitari – ha concluso – annovera nutrizione e idratazione artificiali tra le cure dovute al morente quando non troppo gravose, pena l’accanimento terapeutico”. Federica Venturelli ha ricordato che l’Italia è “l’unico Paese, insieme all’Irlanda, che non ha ancora una legge sul testamento biologico, che si differenzia da eutanasia e suicidio assistito, e il vuoto normativo ha conseguenze devastanti sulle vite delle persone. Le Istituzioni – ha proseguito – in questi anni non si sono dimostrate in grado di legiferare un buon testo di legge perché sono rimaste incatenate da steccati ideologici. I casi di dj Fabo, Eluana Englaro e Piergiorgio Welby – ha concluso – ci impongono domande sulla necessità urgente di una legge in materia”. La capogruppo Grazia Baracchi ha sottolineato che “è doveroso e non più rinviabile arrivare a legiferare su questo tema, non tanto per il clamore mediatico di certi casi, ma perché riguarda la vita di tutti noi. Si deve legiferare per le tante persone che si trovano ad affrontare situazioni di estrema sofferenza e il Dat è garanzia di libertà. Faccio un invito ad abbassare i toni – ha aggiunto rivolgendosi ai consiglieri – per la delicatezza del tema che tocca nell’intimo ciascuno di noi. Le parole dell’odg di Morandi sono molto forti e non opportune: questo tema va trattato con il rispetto e la dignità che merita”.

Paolo Trande del Movimento democratico e progressista ha precisato che “assicurare la nutrizione e idratazione a un malato non è una passeggiata; si tratta di atti medici invasivi importanti che hanno controindicazioni altrettanto importanti ed è giusto che ci debba essere il consenso del paziente. Siamo all’interno dei principi della democrazia liberale – ha aggiunto – e spero che questa sia la buona volta che anche l’Italia produca una legge in materia: una legge mite, di rispetto delle libertà di tutti. È da troppo tempo che l’aspettiamo, questo Paese deve fare un passo in avanti; lo chiedono i cittadini”.

Marco Rabboni del M5s ha annunciato voto a favore della mozione di Mdp e Per me Modena e contrario a quello di FI: “Anche il Movimento cinque stelle – ha affermato – a livello nazionale è in linea con il decreto Lenzi. Auspichiamo che non venga depotenziato per ottenere un accordo trasversale ma che arrivi in fondo così come è scritto ora: c’è voluto molto tempo in Commissione per arrivare a questo testo, che è già frutto di un importante lavoro di mediazione”.

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