[Lucca] ACCADDE OGGI – La storia di Mastro Titta ed il Boia di Lucca

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Lucca –

Mastrotitta

ACCADDE OGGI –  Mastro Titta mostra al popola la testa di una criminale appena ghigliottinata

 

 

 

 

Il 22 Marzo 1796, prende servizio nello Stato Pontificio, che incredibilmente ha ancora (e l’avrà per molto!) in vigore la pena di morte, Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta (Senigallia, 6 marzo 1779 – Roma, 18 giugno 1869), e noto anche come “er Boja de Roma”, fu un celebre esecutore di sentenze capitali.

Nella sua “carriera” che durò fino al 1864 raggiunse la mirabolante quota di 516 giustiziati!

Ne parliamo perché il suo assistente più quotato, Tommaso Jona, fu il più celebre boia di Lucca.

Nella tranquilla Lucca repubblicana tra il 1629 e il 1783 si erano contate in tutto ottantadue esecuzioni capitali, eseguite secondo vecchi sistemi dell’impiccagione o con la decapitazione con una mannaia. Con il Principato di Elisa Baciocchi fu introdotto il Codice penale napoleonico dove per le pene capitali, si era adottata adottata la più moderna, funzionale e rivoluzionaria ghigliottina, che nei casi di necessità veniva affittata con l’esecutore dalla vicina Pisa.

 

Con il Ducato borbonico (1817-1847) restato in vigore il codice napoleonico nella sua forma più severa, si decise di far costruire una ghigliottina lucchese, copiando il modello utilizzato a Firenze chiesto in prestito proprio per questo scopo. Fu inoltre assunto come esecutore di giustizia fisso, il romano Tommaso Jona, che non trovando ospitalità da nessuno, fu sistemato in un edificio isolato ai margini della città, cioè sulle stesse Mura, che appunto oggi, restaurato, continua ad avere il nome del suo inquilino.

Jona ebbe fortunatamente poche occasioni di impiego: nel 1831, e nel 1834. Ma nel 1845 quando fu pronunciata la condanna a morte più celebre del secolo, quella ai danni della Banda di Malfattori, con ben cinque imputati, in verità rei (almeno a Lucca, non così a Roma ed in Corsica) solo di furti violenti e sacrileghi, il settantaduenne Jona, vista l’età, fu dispensato dal lavoro, si offese e consegnò le sue dimissioni.

A eseguire le cinque decapitazioni, con la ghigliottina sistemata sul prato di Porta San Donato, ed un pubblico eccezionale giunto da tutta la Toscana ed oltre (mentre il difensore dei ghigliottinati, il celebre Carrara, contrarissimo alla pena di morte, se ne andò in calesse a Pisa, per non veder colare sangue! fu il boia di Parma, aiutato dai suoi tre figli.

Jona, che era scherzato e preso di mira anche dai ragazzacci (che una volta lo fecere finire in un fosso, a Sant’Anna) nell’autunno 1846 fu sostituito da Benedetto Paltoni. Ma con l’annessione di Lucca alla Toscana e l’abolizione della pena di morte, i progressisti con molti facinorosi assaltarono il carcere di San Giorgio, dove la ghigliottina era conservata. Portata sugli spalti di Porta San Donato, la lugubre macchina fu data alle fiamme e la lama, fu trasferita a Viareggio, caricata su una barca e gettata al largo nel mare!

DI DANIELE VANNI

Fonte Verde Azzurro

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