[REGIONE PIEMONTE] A Venaria i tesori e i simboli della regalità sabauda

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La Venaria Reale propone, nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario della sua inaugurazione, una grande mostra in continuità con quella dedicata alla Reggia ed alla storia della dinastia sabauda, che aprì ufficialmente il complesso al pubblico; l’esposizione inaugurale del 2007, partendo dal Cinquecento si concludeva con le prime vicende del ramo dei Savoia-Carignano durante la Restaurazione, mentre questa mostra racconta la dinastia nel periodo compreso tra il 1860 e il 1920.

Sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica la mostra, organizzata e realizzata dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione con il Senato della Repubblica e con le Gallerie degli Uffizi, i Musei Reali di Torino, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, il Palazzo Reale di Genova, il Polo Museale della Campania, il Polo Museale del Piemonte, la Reggia di Caserta e la Regione autonoma della Valle d’Aosta., è stata curata da Silvia Ghisotti e Andrea Merletti. Sono 130 le opere provenienti dalle Regge d’Italia nel periodo in cui i Savoia rivestirono il ruolo di re d’Italia, grazie a prestigiosi prestiti di opere e documenti da parte, tra gli altri, del Palazzo del Quirinale, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Caserta .

L’assessora regionale alla Cultura e Turismo mette in evidenza che questa mostra è autoprodotta, che si possono vedere molti pezzi che sono usciti dal Centro per il restauro di Venaria, vera punta di diamante per il Piemonte, e che racconta le Regge sabaude, ognuna con la propria storia e la propria identità, ma sempre all’interno di un sistema di cui Venaria è capofila.

La mostra è divisa in cinque sezioni. La prima, Raccontare la regalità, è dedicata a come i Savoia narrarono il proprio essere re e fra i simboli e particolare attenzione è data alle corone del Regno d’Italia, di cui sono esposti alcuni esemplari. Uno spazio del tutto particolare è quello dedicato ai Savoia cavalieri della Giarrettiera, il principale ordine cavalleresco inglese e protestante e fra le opere simbolo della sezione è il Genio della monarchia dipinto nel 1880 dal pittore brasiliano Pedro Amerigo in omaggio a Umberto I. La seconda sezione, Abitare la regalità, racconta come i Savoia organizzarono le Regge del Regno d’Italia: un sistema di palazzi e residenze in precedenza appartenuti a vari sovrani (dai Papi ai re di Napoli, dai granduchi di Toscana ai duchi di Parma, oltre che agli stessi re di Sardegna). Durante i regni di Vittorio Emanuele II ed Umberto I numerose opere lasciarono Torino e le antiche residenze sabaude per esser portate al Quirinale, ed è questa la storia dei bellissimi piedistalli di Pietro Piffetti, appositamente restaurati per questa mostra dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Alla regina Margherita, vera protettrice delle arti, sono dedicate alcune sale, nelle quali spicca lo Stipo della città di Milano, dono per le nozze del 1868. La terza sessione è interamente dedicata a Napoli, città cui i Savoia dedicarono una particolare attenzione. Arredi, arazzi e dipinti provenienti dal Palazzo Reale di Napoli e da Capodimonte testimoniano lo splendore delle Regge napoletane negli anni dei Savoia re d’Italia. La culla del principe di Napoli, proveniente dalla Reggia di Caserta rimanda alla scelta operata da Umberto I di conferire al principe ereditario (il futuro Vittorio Emanuele III) questo titolo, per rendere ancora più
forte il legame fra la dinastia e la città partenopea. Nella quarta sezione alcune realizzazioni della bottega degli orafi Castellani per la regina Margherita e un suo splendido abito proveniente da Palazzo Mocenigo di Venezia, raccontano il ruolo della prima regina d’Italia come protagonista d’una moda nazionale. Un’altra sala è dedicata alle Residenze di caccia ed alle regie villeggiature con cui Umberto e Margherita diedero impulso sia alla tutela del patrimonio forestale, sia alla moderna «industria del forestiere».L’ultima sezione della mostra racconta, infine, I Palazzi e le Ville che non sono più del Re e cioè la progressiva dismissione di un’ampia parte delle Regge da parte di Vittorio Emanuele III negli anni della Prima guerra mondiale, prima con il loro uso quali ospedali e poi con la loro trasformazione in spazi museali o caserme. La mostra si chiude con l’esposizione del Trono dei re d’Italia, proveniente dai depositi del Palazzo del Quirinale e di una armatura da corazziere proveniente dalla caserma «Negri di Sanfront», ancora oggi sede del Reggimento. La sala è allestita, inoltre, con gli arazzi delle storie di Scipione, anch’essi in prestito dal Quirinale.

Author Donatella Actis Questo indirizzo email è protetto dagli . È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Fonte: Regione Piemonte
Fonte: ANSA

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