PORCARI Lucart, 7 milioni di investimenti – Cronaca

da
Advertising

Porcari (LUCCA) –

LUCCA. Sette milioni di euro per avanzare nel mondo, innovare la produzione e abbattere i costi ambientali. Sette milioni per produrre la carta del futuro. Lucart, il gruppo nato in provincia di Lucca nel 1953, oggi tra i principali produttori a livello europeo di carte – dalle monolucide ai prodotti tissue (carta igienica, carta per cucina, tovaglioli, tovaglie, fazzoletti) fino all’airlaid – ha chiesto e ottenuto un mega finanziamento alle banche. A cosa serviranno questi soldi ce lo spiega Marco Baroni, 55 anni, chief financial officer della Lucart Group. «Questo investimento fa parte di un progetto complessivo di sviluppo tecnologico del gruppo. Il piano è imperniato su quattro punti: riduzione dei costi energetici e degli impatti ambientali, ampliamento e aggiornamento della gamma dei prodotti e dei processi, internazionalizzazione, miglioramento del processo ricerca e sviluppo e della produttività dei nuovi stabilimenti».

Lucart è un colosso della carta con numeri d’acciaio. Il fatturato consolidato è di oltre 400 milioni di euro e le persone impiegate sono 1.300 (di cui circa 850 in Lucchesia) 7 gli stabilimenti produttivi (5 in Italia, 1 in Francia, 1 in Ungheria). Con questo investimento si punta ad accrescere numeri già da capogiro. «Il piano di sviluppo è triennale – spiega ancora Baroni – Ci siamo prefissati di aumentare il fatturato del 3-4% e di portare la quota di export dal 20 al 25%. Circa l’80% dei sette milioni verrà utilizzato per l’acquisto di macchinari. Punteremo sulle migliori e più evolute soluzioni tecnologiche disponibili sul mercato. Il programma prevede un investimento nello stabilimento di Avigliano a Potenza, per lo sviluppo di gamma e di prodotti aggiuntivi per la carta airlaid. Per quanto concerne il rinnovamento tecnologico, invece, la parte del leone la fanno gli stabilimenti della Lucchesia (Diecimo, Castelnuovo, Porcari) che prendono più della metà del finanziamento complessivo». Il maxi prestito ha coinvolto quattro entità: Iccrea, capofila delle banche di credito cooperativo, ha stanziato circa il 70% della somma. Il resto è stato messo sul tavolo dalla Bcc della Versilia Lunigiana e Garfagnana, dalla Bcc di Pescia e dal Credito della Valdinievole.

Viene da chiedersi se un tale giro di denaro porterà nuovi posti di lavoro. La risposta è sì, anche se i numeri non saranno altissimi. «Puntiamo molto sull’automazione dei processi e sull’eccellenza tecnologica – spiega Baroni – Per questo vogliamo acquisire nuove competenze in questo settore. È lì che si gioca il futuro del nostro business. Prenderemo risorse qualificate come neo laureati e personale specializzato, ma non saranno grandi numeri. È chiaro che in prospettiva il rafforzamento delle linee produttive avrà come conseguenza un aumento della forza lavoro. Ma in questa fase non sono quantificabili le eventuali nuove assunzioni».

La crisi economica degli ultimi anni ha colpito duramente, ma il settore cartario ha saputo assorbire meglio di altri questo scossone. «Siamo stati resilienti – dice Baroni – I nostri sono prodotti di uso quotidiano a cui è difficile rinunciare. Da parte del cittadino c’è stata una maggiore attenzione alle iniziative promozionali e ai prezzi, ma il settore ha retto».

Lucart ha fatto grossi investimenti anche per ciò che concerne il trasporto merci via treno. «Dal 2014 al 2016 nello stabilimento di Diecimo, il più grande del gruppo – spiega Baroni – abbiamo attivato circa 1.000 vagoni all’anno, sia in ingresso sia in uscita. Ci sono stati enormi benefici ambientali in termini di riduzione di Co2. I vagoni vengono caricati di cellulosa al porto di Livorno e da lì arrivano “via ferro” allo stabilimento. Usiamo la rotaia anche in uscita, ad esempio per trasportare i prodotti nel sud Italia. Saremmo già pronti per fare qualcosa di analogo nell’impianto di Castelnuovo,

dove produciamo il marchio Tenderly. Il problema sono le carenze infrastrutturali e in particolare il mancato potenziamento della linea ferroviaria della Garfagnana. Se la politica si muove, noi facciamo la nostra parte. Così toglieremmo molti tir dalla strada».

Fonte: Il Tirreno

Advertising