[ REGIONE TOSCANA ] Lavoro sicuro, due anni e mezzo di controlli: i numeri

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PRATO – Il 1 dicembre 2013 sette operai cinesi, cinque uomini e due donne, morivano nel rogo della fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano, a Prato. L’incendio alla Teresa Moda segna uno spartiacque e qualche mese dopo nasce il progetto “Lavoro sicuro”, un piano triennale straordinario con cui la Regione ha deciso di lanciare il guanto della sfida e contrastare in maniera netta e decisa quell’illegalità, non solo delle aziende cinesi, che non garantisce ai lavoratori i diritti più elementari e quell’illegalità che conta un’economia sommersa e un nero che, secondo l’Irpet (dati 2013), vale un miliardo di euro l’anno.

“Con l’incendio del 1 dicembre Prato, città fondata sul lavoro che ha tanti ha attirato prima dalla Toscana povera, poi dal resto d’Italia e quindi dal mondo, è stata colpita in uno dei suoi valori fondativi, con lavoratori che all’improvviso sono apparsi come schiavi” si sofferma il sindaco Matteo Biffoni tre anni e mezzo dopo. Una città che conta centoventuno nazioni diversi e quasi un quinto dei residenti nati fuori dall’Italia. “Ci credevamo e siamo fieri del lavoro svolto – confessa oggi il presidente della Toscana, Enrico Rossi –. Ma avevamo naturalmente anche qualche timore”.

Partono così nel 2014 il bando e la selezione e prima dell’estate vengono assunti dalle Asl di Prato, Firenze, Empoli e Pistoia settantaquattro tecnici ispettori per la prevenzione della sicurezza sui luoghi di lavoro. Davanti a loro un’agenda fitta, con 7.700 aziende da controllare entro la fine del 2016, oltre la metà solo a Prato, forti della collaborazione anche, con il coordinamento delle Prefetture, svolta dalle forze dell’ordine e gli altri soggetti competenti in materia di controlli nei luoghi di lavoro, con il supporto di mediatori culturali e linguistici messi a disposizione della Regione.

L’obiettivo, come ha spiegato stamani a Prato, tre anni e mezzo dopo, il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi, è ricondurre ad un tasso fisiologico l’illegalità diffusa.

Le prime ispezioni iniziano a settembre 2014: controlli ma anche percorsi di rientro e ‘affiancamento’, con l’aiuto delle associazioni di categoria e degli ordini dei professionisti, repressione ma anche prevenzione, per eradicare quelle situazioni di sfruttamento e disprezzo dei diritti universali che la Toscana – ma neppure l’Italia e il mondo – può permettersi.

La prima fase del progetto si è praticamente chiusa. E al giro di boa, prima di ripartire con nuovi controlli per i prossimi due, si tirano le somme e si fa un primo bilancio, sui numeri, con dati che danno il senso di un cambiamento in atto ma ancora fragile: da qui la decisione di non interrompere il lavoro avviato ma di proseguirlo, mantenendo un tasso di frequenza intenso nei controlli.

Dopo due anni e mezzo sono 1946 le imprese e laboratori verificati, solo a Prato 4.307. Alla prima ispezione solo quattro su dieci erano a posto e tre a malapena nella città laniera, anche se il trend negli ultimi mesi è in ascesa, con un’azienda su due in regola sotto ogni profilo. Trecentonovantasei sono stati i sequestri e le chiusure e più di quattromila le prescrizioni (igiene, macchinari e impianti elettrici sopra ogni altra, con 940 dormitori scoperti e quasi tutti a Prato), ma l’84 per cento delle aziende dopo i controlli si è comunque messa in regola. Non è sparita nel nulla ed ha pagato pure le sanzioni, tant’è che dall’avvio del piano straordinario sono stati incassati complessivamente 9 milioni e 954 mila euro.

Per approfondimenti
La pagine del sito della Regione dedicata al Progetto Lavoro Sicuro: http://www.regione.toscana.it/progetto-lavoro-sicuro

 

Fonte: Regione Toscana

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