[REGIONE UMBRIA] LAVORI D'AULA (2): LEGGE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE VIOLENZE DETERMINATE DALL'ORIENTAMENTO SESSU…

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(Acs) Perugia, 4 aprile 2017 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria continua la discussione della proposta di legge “contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale”. Una serie di interventi ha preceduto la presentazione di numerosi emendamenti, che sono in fase di valutazione prima del confronto in Aula.

GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO
ATTILIO SOLINAS (MISTO-MDP): “QUESTA LEGGE AGISCE NEL MERITO CON STRUMENTI EFFICACI NELLA SCUOLA, NELLA SOCIETÀ, NELLE AZIENDE, A TUTELA DI CITTADINI CHE HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI ALTRI. Mdp sostiene questa che è una ha un legge di civiltà, ha il suo riferimento nella Costituzione italiana, e attende di essere approvata oramai da 10 anni. Omosessuali e transgender sono una realtà definita. L’Europa ci ha richiamato più volte per discriminazione e atti di violenza nei confronti di queste realtà. Ho ritirato i miei emendamenti in accordo con il gruppo del Pd, accettando una rielaborazione necessaria per mettere d’accordo le varie anime del Pd. Non ho firmato il pacchetto di emendamenti, ma li condivido, anche se alcuni li considero pleonastici. Questa mattina ho presentato un emendamento all’articolo 12 per una questione di conformità con la legge sulla parità di genere. Questo articolo diventa inutile ed è da togliere”.

VALERIO MANCINI (LEGA NORD): “QUESTA LEGGE CERCA DI FAVORIRE CERTI DIRITTI PREVARICANDONE ALTRI, QUINDI TRADENDO LO SPIRITO DELLA LEGGE STESSA. La Lega è favorevole alla difesa dei diritti, ma assolutamente contraria alle strumentazioni politiche e ideologiche alla base di questa legge. Un testo ideologico che punta ad imporre il gender nella società umbra. L’educazione è tema da famiglie, le associazioni devono restare fuori. Questo pdl poteva essere approvato un anno fa. Non è stato fatto perché è una legge che divide. Tante famiglie hanno manifestato per lanciare un appello affinché questa legge venga ritirata. Non è questa la politica di cui ha bisogno la nostra Regione. I 40mila euro potrebbero essere applicate in maniera più costruttiva. Con questa legge state privilegiando delle persone rispetto ad altre, ma non c’è qualcuno più uguale degli altri. L’Italia è un paese gay-friendly e non un paese omofobo, come dimostrano i dati del Ministero dell’Interno: i reati che voi ipotizzate sono stati 10 in tre anni”.

CLAUDIO RICCI (RP): “VOTERÒ NO A QUESTA LEGGE, SOPRATTUTTO PER ALCUNI PASSAGGI LEGATI ALLE INFORMAZIONI SULL’AFFETTIVITÀ, E PER QUEGLI AMBITI DOVE LA LEGGE INCIDE IN AMBIENTI SCOLASTICI E CULTURALI. Il disegno di legge vorrebbe ampliare ulteriormente le azioni culturali che possono evitare ogni forma di discriminazione. Ma il quadro legislativo nazionale può fare molto di più di quello regionale. Fino agli articoli 1 e 2 c’è stata ampia condivisione della norma. Ma articoli come il 3 e l’8 vorrebbe inserire questo tema in un quadro scolastico e familiare dove è giusto che rimanga un doverose rispetto delle peculiarità del nostro modello di società. Sono per la famiglia naturalmente costituita, con rispetto rigoroso per chi fa altre scelte. Il quadro dei diritti e tutela deve essere analogo per qualsiasi persona. Mi convincono alcuni aspetti della legge come la costituzione dell’Osservatorio per raccogliere informazioni utili a risolvere problemi e discriminazioni. Anche se gli osservatori regionali cominciano ad essere in un gran numero e forse andrebbero razionalizzati”.

ANDREA SMACCHI (Pd): “UNA LEGGE CHE DEVE TENERE UNITA LA COMUNITÀ REGIONALE – Questa è una legge che deve tenere unita la comunità regionale e non dividerla. È tempo di una buona legge, ma anche di far emergere la verità rispetto a quanto è stato detto e scritto. All’annuncio di un mio emendamento alla legge per apportare alcune modifiche, tra i commenti più teneri ricordo le definizioni di: vergogna, inutile e dannoso. Di fatto una campagna di screditamento congegnata con scrupolo da componenti del mio stesso partito. Vorrei però sottolineare che il contenuto della mia proposta è lo stesso contenuto in un emendamento presentato nel 2013 alla camera dal deputato Valter Verini e poi votato dalla maggioranza e dal Governo. Della tematica e della mia proposta si è parlato su Facebook. Poi persone di buona volontà, invece di mettersi davanti ad una tastiera, si sono messe intorno ad un tavolo per capire il perché dell’emendamento. Della legge c’è necessità, ma non deve essere ideologica, ma utile a tenere unita la comunità. Garantire i diritti a tutti significa rispettare tutti. In questo contesto si è pensato alle proposte migliorative. Rimangono chiaramente i princìpi di condanna verso tutte le discriminazioni ed verso ogni forma di violenza. Viene ribadita la libertà di manifestare opinioni e pensiero individuali ed in forma associata. Viene prevista invece la formazione per i soli insegnanti e genitori e non per gli studenti. Si ribadisce con forza l’articolo 30 della Costituzione secondo il quale l’educazione dei figli spetta ai genitori, con eventuali azioni di supporto se essi risultassero inadeguati. Altra proposta riguarda la possibilità che la Regione valuti la costituzione di parte civile in caso di violenze e discriminazioni varie. In ultimo si propone la presenza delle famiglie nell’ambito dell’Osservatorio. Su questi punti, su queste proposte migliorative ci impegniamo a votare la legge”.

SERGIO DE VINCENZI (Rp): “TUTELARE ED EDUCARE I FIGLI COMPETE AI GENITORI – Più volte si è fatto riferimento alla mia veemenza nella discussione. Ma questo non è per una questione ideologica. Anche nel corso dell’iter in Commissione ho sempre rimarcato come dietro questa legge ci sia una impostazione ideologica. Ho sempre chiesto di tenere fuori i bambini ed i giovani. Tutelare ed educare i figli compete ai genitori. Quindi incontriamo e formiamo i genitori che devono essere i primi responsabili dell’educazione dei figli. Gli incontri possono eventualmente essere fatti con i ragazzi delle scuole superiori, che hanno già un’età che gli permette una capacità critica”.

CARLA CASCIARI (Pd): “OGGI LE UNIONI CIVILI SONO LEGGE, MENTRE QUI SI CONTINUA A GIOCARE CON TATTICISMI POLITICI – Si tratta di una legge che l’Assemblea aspetta da due anni, ma partita nel 2014, nella precedente legislatura. Il lavoro della Commissione va rispettato perché si è basato su un costante confronto e partecipazione. Il Governo è andato avanti e le unioni civili oggi sono diventate legge, ma in quest’Aula si sta ancora giocando, con tatticismi politici. Credo che la politica debba uscire da questo contesto perché continuare sulla strada del rimpallo non serve a nessuno. Nella mia precedente esperienza di assessore regionale alle politiche sociali mi sono confrontata spesso sulla percezione di famiglia, e la legge regionale sulla famiglia credo sia stato un punto di arrivo per tutti, per tutti i mondi politici, per tutte le sensibilità, visto che alle famiglie, a tutte le famiglie, tradizionali e uni-personali venivano riconosciuti sostegni. Da una ricerca effettuata sui social emerge che l’Umbria, nonostante sia riconosciuta come regione tollerante ed inclusiva, viene collocata tra le regioni in cui gli insulti molto facilmente scrivibili nel linguaggio dei social risultano ancora essere una delle prime realtà in cui viene utilizzato un linguaggio offensivo per alcune categorie: soprattutto donne, omosessuali e disabili. E questa legge non fa altro che fornire qualche strumento in più per combattere le discriminazioni e per sostenere tolleranza e rispetto dei diritti individuali”.

MARIA GRAZIA CARBONARI (M5S): “PROBLEMI DI DISCRIMINAZIONE ESISTONO E VANNO AFFRONTATI. Le donne subiscono discriminazioni ogni giorno. Questa legge non lede i diritti di alcuno ma amplia quelli di tutti. Necessario fare un passo avanti”.

CATIUSCIA MARINI (PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE): “UNA LEGGE CHE PROMUOVE AZIONI POSITIVE, DIMINUISCE LA CONFLITTUALITÀ E TUTELA DIRITTI IMPORTANTI AFFERENTI LA SFERA PRIVATA – L’iter di questo provvedimento ha seguito correttamente il percorso del lavoro in commissione e ricordo che è possibile approvare leggi che non necessariamente comportino ulteriori spese. La materia di cui ci stiamo occupando compete assolutamente all’operato della Regione. La strada contro le discriminazioni è lunga e tormentata, fatta di piccole tappe. In altri Paesi si torna indietro, noi siamo in una parte del mondo che grazie a un mix di culture ha portato un grande arricchimento, elaborato gli ideali della democrazia e costituito il punto avanzato nella costruzione del diritto e nella tutela dei diritti degli uomini. Cosa c’è da tutelare di più importante dei diritti connessi alla propria vita privata e alle proprie scelte personali. La Costituzione chiede di rimuovere gli ostacoli al concetto di uguaglianza. La storia di questo Paese ci consegna una riflessione profonda: solo a fine anni Novanta è stato modificato il Codice penale per arrivare al reato di violenza sessuale come delitto contro la libertà della persona. Non si nasce omofobi, lo si diventa, attraverso l’educazione e le formazioni sociali e religiose cui apparteniamo. Tanti i luoghi dove può esserci una cultura omofoba, la convinzione che essere gay sia sbagliato, innaturale e contrario alle norme del vivere e comune e dove si costruisce un apparato culturale e si formano discriminazioni. Bisogna perciò assumere la responsabilità di far rispettare i diritti. Carta dei diritti fondamentali della UE per la prima volta afferma quello all’orientamento sessuale. Viene chiesto ai governi di contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Portiamo i nostri valori, ma anche una responsabilità pubblica e collettiva. Questa legge è un piccolo passo in avanti. Vorremmo una società meno razzista, meno antisemita, solo la democrazia, con la tolleranza e il dialogo, permette di farlo. Dialogo e comprensione contano più della difesa delle posizioni. Se anche ci fosse una sola persona che si sentisse discriminata, avremmo già buone ragioni per discuterne. A maggior ragione, se sono minoranze, serve una cultura che le protegga e le sostenga. Una legge che promuove azioni positive, tende a diminuire la conflittualità, a non accettare forme orribili di discriminazione, il pestaggio, chi non ce la fa più perché si sente rifiutato. Non vuol dire che non ci occupiamo delle altre grandi questioni. Mi auguro che le opposizioni siano al nostro fianco nelle politiche attive che affrontano i temi dell’esclusione sociale, che riguardano le famiglie, molte regioni, a differenza di noi, non hanno prodotto nessuna legge regionale sulla famiglia. Una discriminazione che attiene alla sfera privata deve essere di interesse regionale. Giusto che la Regione si doti di uno strumento che aiuti a colmare qualche piccolo ritardo che la nostra società ha in questo campo”. AS/PG/MP/DMB

Fonte: Regione Umbria

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