MODENA – EX FAMIGLIE OCCUPANTI, “RIATTIVATI” 13 NUCLEI SU 22

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“Confermiamo il nostro impegno di solidarietà e di aiuto, in un quadro di diritti e di doveri uguali per tutti, italiani e stranieri. A quasi 11 mesi di distanza dagli sgomberi degli alloggi occupati abusivamente in via Bonaccorsa e via Sant’Eufemia, possiamo affermare che a Modena, pur con le rilevanti difficoltà legate alla crisi, i modi per affrontare equamente le situazioni di disagio sociale e abitativo nell’ambito delle norme ci sono”.

È quanto ha affermato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli giovedì 6 aprile informando il Consiglio comunale in merito all’attuale situazione delle famiglie prese in carico dai Servizi sociali dopo gli sgomberi disposti dalla Prefettura l’11 maggio 2016 a cui l’amministrazione comunale partecipò, per quanto di competenza, con il personale dei servizi sociali allo scopo di prendere in carico le famiglie e tutelare i più deboli, anziani e minori.

“I nuclei famigliari presi in carico – ha spiegato il sindaco – erano 22, molti dei quali è importante segnalarlo, residenti in Comuni fuori Modena e per questo non conosciuti ai Servizi fino al momento dello sgombero. Nuclei cioè che hanno abbandonato il proprio Comune per stabilirsi nei locali occupati in via Bonaccorsa. Alla data odierna, grazie al lavoro svolto dai Servizi insieme alle famiglie, 13 nuclei hanno trovato una collocazione abitativa più sta, anche con la collaborazione dei Comuni di residenza; hanno ritrovato motivazioni importanti, si sono attivati e hanno ripreso il loro progetto autonomo di vita. 

Considerate le varie difficoltà di partenza e il numero dei casi in oggetto – ha continuato Muzzarelli – possiamo dire di aver raggiunto un risultato significativo, di cui credo dobbiamo dare tutti insieme atto all’assessorato e al personale dei servizi sociali, cui rivolgo il mio ringraziamento.

Nove i nuclei famigliari rimasti in carico: 5 dei quali provenienti da fuori Modena e 4 residenti a Modena, composti da 20 adulti e 22 minori (di cui 13 in età scolare, tra cui 7 hanno da 11 a 18 anni); tutti di nazionalità straniera, 5 di origine marocchina, 3 tunisina e 1 ghanese.

Oggi si è svolto infatti un ulteriore incontro, con esito complessivamente positivo. Dopo mesi di incomprensioni e dinieghi, anche queste famiglie hanno maturato un atteggiamento collaborativo, che speriamo confermino e che ha consentito di individuare i percorsi per soluzioni condivise e speriamo definitive.

In altre parole, sembra che finalmente sia stata lasciata alle spalle l’illusione che sia possibile restare a carico dell’assistenza pubblica a tempo indeterminato o di essere titolari di diritti speciali, in grado di far accedere all’edilizia popolare scavalcando le graduatorie, di poter ottenere la residenza modenese senza averne alcun titolo, di essere privilegiati rispetto a nuclei in analoghe o peggiori condizioni, di poter sforare il tetto di erogazione degli aiuti a nucleo famigliare stabilito da questo Consiglio”.

Il sindaco ha anche ricordato che le operazioni di sgombero disposte dal Prefetto l’11 maggio 2016, avevano diversi obiettivi: “Ripristinare la legalità e ribadire che a Modena non c’è spazio per occupazioni abusive; ribadire che le istituzioni e la città sono in grado di soccorrere le persone in difficoltà con soluzioni e metodi trasparenti e legali, improntati a principi di equità e rigore; respingere il tentativo di gruppi politici estremisti di imporre alla città e alle istituzioni soluzioni non solo illegali, ma controproducenti e rischiose per le stesse famiglie che strumentalmente si pretenderebbe di difendere. Un conto infatti è rappresentare e organizzare il disagio e la protesta, altra cosa è spingere le famiglie a comportamenti illeciti, usarle a scopo di visibilità mediatica e propaganda politica e ostacolare il lavoro dei servizi pubblici impegnati a costruire soluzioni aderenti ai bisogni delle persone e compatibili con le norme. Si può discutere se quanto si sta facendo sul versante della solidarietà sociale e della lotta alla povertà sia sufficiente, e il nostro auspicio è che la combinazione delle nuove misure nazionali, regionali e locali ci permetta un significativo passo avanti, ma ciò che non si può accettare è che qualcuno pensi di farsi le regole da solo o di imporre la legge di chi grida più forte, di chi crea più disordini o di chi ottiene con ogni mezzo lecito o illecito l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica”.

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