MODENA – FONDERIE COOPERATIVE, IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

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Sulle Fonderie cooperative, l’Amministrazione ribadisce gli impegni già assunti: maggiori controlli, la verifica che i lavori programmati siano eseguiti, ulteriori momenti di confronto con i cittadini, tenendo distinti i ruoli propri di ciascun soggetto. Inoltre, entro l’anno, saranno definite le procedure necessarie per la delocalizzazione, nel 2022, dello stabilimento che riaprirà in un altro luogo e con un nuovo tipo di impianto. Lo ha detto il sindaco Gian Carlo Muzzarelli chiudendo, durante il Consiglio comunale di giovedì 18 maggio, il dibattito che ha preceduto l’approvazione di due ordini del giorno sulla fonderia: uno di Pd e CambiaModena, approvato all’unanimità, per confermare, con una variante da approvare entro il 2017, che nel nuovo piano urbanistico non sarà più possibile a Modena la realizzazione contigua di aree industriali intensive e zone residenziali. E un altro, di Art.1-Mdp e Per me Modena che chiedeva l’aumento della partecipazione attraverso un tavolo di confronto tra l’Amministrazione e tutti i portatori di interesse (voto a favore di Art.1-Mdp, Pd, Per me Modena e CambiaModena; quello contrario del M5s e di FI e l’astensione di Idea-PeL). Respinta invece (con il voto contrario di Pd e Art.1-Mdp, quello a favore del M5s e Idea-PeL e l’astensione di Per me Modena, CambiaModena e FI) la mozione presentata da Elisabetta Scardozzi per il M5s per la partecipazione del comitato RespiriaMo aria pulita ai tavoli di lavoro per il controllo delle emissioni della fonderia.

Aprendo il dibattito Adolfo Morandi (Forza Italia) ha sottolineato che la collocazione al Villaggio artigiano della Fonderia è da anni “di estrema criticità e oggi non ha più ragione di esistere. L’azienda va certamente delocalizzata ma bisogna tenere presente che svolge un’attività produttiva di eccellenza che Modena non può permettersi di perdere”. A fianco delle misure di controllo, “che devono continuare perché gli abitanti vivono un disagio”, per il consigliere è necessario quindi “mettere in campo tutte le azioni possibili anche per reperire contributi finalizzati al suo mantenimento”.

Per Antonio Montanini (CambiaModena) la situazione che si è creata non è responsabilità della fonderia e nemmeno dei cittadini, “ma c’è una colpa delle amministrazioni che, nel tempo, non hanno avuto la lungimiranza di comprendere che non era opportuno aumentare le aree urbanizzate al di là della ferrovia e creato quindi un problema di convivenza con l’azienda. Chiedo – ha concluso – che questa situazione sia un monito per monitorare casi analoghi e agire in anticipo, prima di arrivare alle petizioni dei cittadini, che significano che non siamo stati in grado di capire il problema”.

Per il Pd, Simona Arletti ha ribadito che l’azienda sta operando in base a una precisa autorizzazione ed entro i limiti emissivi prescritti. “Attenzione – ha detto – a non far passare l’idea che siamo in emergenza sanitaria o a mettere in dubbio l’attendibilità delle rilevazione degli enti preposti ai controlli. L’impianto è monitorato e negli ultimi periodi ha rafforzato i propri impegni ispettivi, e giustamente sono state investite risorse pubbliche per questo”. Anche Grazia Baracchi ha portato l’attenzione “sul clima di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche ma anche di esperti come medici, scienziati e insegnanti, generando una clima di sospetto e paura che porta le comunità a disgregarsi il nostro impegno – ha concluso – deve quindi essere recuperare la relazione fiduciaria attraverso la trasparenza delle informazioni, controlli accurati, l’applicazione delle leggi”. Carmelo De Lillo ha contestato il fatto che le maestre non possano portare i bambini nel giardino della scuola, “non è mai successo in nessuno dei due plessi più vicini alla fonderia”. Per il consigliere il “comitato è una cosa buona ma non è corretto insinuare dubbi sui dati forniti da Arpa e Ausl”, il Consiglio non può quindi “avallare l’idea che sia necessario un tecnico privato, pagato da una parte, per controllare i tecnici pubblici”. E secondo Antonio Carpentieri sarebbe “più corretto e produttivo che i cittadini siedano non al tavolo tecnico ma a un tavolo con l’Amministrazione e la proprietà, cosa che permetterebbe un confronto corretto e che dà garanzie”.

Per Luigia Santoro (Idea-PeL) non si possono mettere in contrapposizione i posti di lavoro e la salute dei residenti, inoltre, già nel 2004 “l’Ausl, in accordo con Arpa, aveva considerato possibile la previsione residenziale nella zona solo dopo la dismissione dell’impianto, ma non è stato così. La tutela dell’ambiente e della salute deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e la correlazione tra polveri, inquinamento e patologie respiratorie è documentata, quanto meno dovrebbe valere il principio di precauzione”.

Per il M5s, Elisabetta Scardozzi ha sottolineato che l’ordine del giorno presentato “mette in evidenza ambiente e salute, valori primari per il Movimento, rispetto ai quali in questa zona c’è da troppo tempo un problema da risolvere e non abbiamo ancora fatto tutto il possibile per risolverlo. Un altro punto per noi imprescindibile – ha proseguito – è la partecipazione dei cittadini, come interlocutori e non semplici ascoltatori come è stato finora”. Per Marco Bortolotti è necessario “trovare nuovi modelli di confronto e di partecipazione. Io credo talmente tanto nelle istituzioni e nella credibilità che devono avere che penso che, visto che finora non c’è stata trasparenza, dobbiamo trovare un metodo nuovo per garantirla e che aiuti i cittadini a capire quello che sta accadendo, perché non lo stanno capendo”.

Vincenzo Walter Stella (Art.1-Mdp), ribadito che l’obiettivo di tutti è la delocalizzazione della fonderia, ha affermato che “si deve però trovare un giusto equilibrio tra il problema posto dai cittadini, che è reale, e il fatto che l’azienda opera in base a una regolare autorizzazione, ha ottemperato a tutte le prescrizioni e, negli anni, ha compiuto azioni per migliorare la situazione delle emissioni dimostrando un atteggiamento collaborativo”. Si è avviato, ha detto, “un buon processo partecipativo, grazie all’impulso dei cittadini e alla volontà di dialogare dell’Amministrazione”.

In chiusura l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli ha confermato l’impegno di individuare una soluzione per la delocalizzazione delle fonderie, che in ogni caso chiuderanno alla fine del 2012. “E questo è un imperativo perché, anche nel caso in cui attivassero il rinnovo dell’Aia, c’è una norma che stabilisce che le fonderie non possono restare nell’ambito del Villaggio artigiano”.

E l’assessore all’Ambiente Giulio Guerzoni, ha ribadito che “il problema è complesso perché ci sono due interessi sovrapposti ed entrambi legittimi: un’azienda che opera in un quadro normativo chiaro e nei limiti delle autorizzazioni concesse, e il disagio dei cittadini, anche se – ha sottolineato – non c’è un’emergenza sanitaria. È evidente che togliere la fonderia da un contesto che è diventato residenziale è l’unica strada, ma non possiamo pensare di risolvere la situazione spegnendo un pulsante”.

 

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