[Lucca] La Nostra Storia: curiosità, leggende, fatti e personaggi di una Garfagnana che non c’è più.

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Lucca –

Per chi suona la campana? Il “linguaggio” delle campane in Garfagnana

“Al mio cantuccio dove non sento
se non le reste brusir del grano,
il suon dell’ore vien col vento
dal mio non veduto borgo montano,
suono che uguale, che blando
cade come una voce che persuade”.

Così si apre una delle poesie più belle di Giovanni Pascoli: “L’ora di Barga”. In lontananza le campane del duomo di Barga sorprendono il poeta nel suo “cantuccio” di Castelvecchio. Quel suono gli pare una voce soave che scende dal cielo e ciò gli rammenta l’inesorabile trascorrere del tempo e meditando ragiona sul fatto che il tempo è passato e continuerà a passare fino ad arrivare alla morte…

Proprio così, le campane oltre che segnare lo scorrere del tempo scandivano la vita dei paesi garfagnini. Si, perchè è bene essere chiari da subito, le campane “parlano”. Da sempre nelle nostre comunità ritmavano il passare del tempo e avvolgevano nel vero senso della parola la vita di un paese. Ogni borgo garfagnino, dal più grande al più piccolo aveva (e ha) il suo campanile e di conseguenza la sua campana che fornisce (o meglio forniva)un vero linguaggio di comunicazione a distanza capace di essere interpretato da tutti. Questa “lingua” aveva il potere di chiamare a raccolta un intero paese a qualsiasi ora e il diverso ritmo e suono annunciava gioie, dolori, morte e minacce imminenti, insomma, scandiva l’esistenza della gente.17021605_1337040339672571_8726819902668772040_n

Adesso è proprio il caso di dire è tutt’altra musica, la modernità le ha portate ad essere vituperate e talvolta ingiustamente accusate di “inquinamento acustico” e nessuno riesce più ad ascoltarle soffocate dal frastuono delle auto. Ma adesso parafrasando un romanzo di Heminghway guardiamo “per chi suona la campana”. La vita quotidiana in Garfagnana come poi del resto da tutte le altre parti veniva regolata dal levare del sole e dal calare delle tenebre.

Con il sorgere del sole in montagna e in tutti i paesi della valle riprendevano i rumori, la gente si dirigeva nei campi o nelle stalle e le campane delle chiese cominciavano a “parlare”. La prima che suonava era proprio sul fare del giorno e veniva chiamata “campana mattutina”, era la campana che dava la sveglia e ricordava a tutti di recitare l’Angelus Domini, una preghiera nata nel lontano 1269 e rivolta a Maria, la solita preghiera doveva essere poi ripetuta allo scandire del mezzogiorno, quando si sospendevano i lavori per il pranzo o molto più semplicemente per un pasto frugale.

Alla sera invece, alla fine della giornata lavorativa, anticamente le campane squillavano a lungo tre volte a distanza di ogni ora. La prima scampanata avveniva un’ora prima del tramonto ed era curiosamente chiamata “l’Ave Maria delle ventitre” e indicava di lasciare il lavoro e di mettersi in cammino verso casa poichè il sole cominciava a calare, il vecchissimo detto popolare che dice “Per l’Ave Maria delle ventitre o a casa o per la via” conferma questa arcaica tradizione, a questo suono naturalmente era legata anche una preghiera da rivolgere ai malati e ai moribondi del paese.

Il secondo suono era chiamato “Ave Maria delle ventiquattro” e indicava l’inizio dell’oscurità e consigliava a chi si trovava in cammino di affrettarsi verso casa. Il terzo e ultimo suono era conosciuto come “l’Ave Maria di un ora di notte” da tutti comunemente detto “ordinotte”, segnalava che era passata già un ora della notte ed era veramente pericoloso trovarsi ancora in cammino: manigoldi, pochi di buono e spiriti maligni cominciavano ad uscire dai loro nascondigli, al suono di queste campane bisognava recitare il “Requiem Aeternam”, per cui questa scampanata era paurosamente chiamata “l’Ave Maria dei morti”.

Logicamente le campane erano utilizzate per richiamare i fedeli alla messa, indicando di fatto quanto tempo mancava all’inizio della funzione. Un’ora prima venivano suonate due campane chiamate per questo motivo “il doppio”, mezz’ora dopo si ripeteva ma ad una campana sola, mentre un quarto d’ora dall’inizio suonava il cosiddetto “cenno”, ma non finiva qui, l’ultimo scampanio avveniva all’interno della chiesa con una campanella chiamata “l’ultimo” e i fedeli dovevano già trovarsi all’interno. Nel periodo pasquale era l’unico momento dell’anno che le campane non potevano essere suonate. Il giovedì santo in segno di lutto venivano letteralmente legate e per richiamare i fedeli alle messe veniva usato uno strano aggeggio chiamato assordante che si azionava girando un manico che faceva girare una ruota dentata che emetteva come detto un rumore infernale.

Questo marchingegno veniva inserito in una cassa che a sua volta veniva portata a spalla e messa in funzione per le vie del paese. Le campane rimanevano legate fino al sabato santo, la mattina di Pasqua avrebbero ricominciato a suonare a festa per l’avvenuta Resurrezione di Gesù, così poi era anche per le altre domeniche e nei momenti di festa e di gioia, le campane in questo modo suonavano a distesa una melodia solenne e armoniosa allo stesso tempo. Oltre alla felicità segnavano anche i momenti di dolore, in certi paesi garfagnini veniva suonata addirittura “l’agonia”, che avvertiva se qualcuno stava per andarsene a vita nuova, il diverso numero di rintocchi rivelava se era un uomo o una donna, cosicchè ogni paesano poteva immaginarsi un nome ed un volto dietro a quel mesto suono. In caso di morte le campane avrebbero suonato “a morto”, una risonanza triste e solenne che dava il ritmo ai passi della processione che portava la salma al cimitero.17103494_1337040233005915_1063520686046055745_n

Con tutto ciò le scampanate non si limitavano ad usi esclusivamente religiosi, suonavano anche per scopi “civili”. Quando rintoccavano a “martello” c’era un pericolo incombente dovuto a calamità, incendio o crollo. Il cosiddetto suono a “martello” deriva dal fatto che la campana doveva emettere rintocchi rapidi, secchi e a brevi intervalli, queste battute richiamavano tutti gli uomini validi del paese a lasciare le case o il lavoro nei campi per raggiungere la piazza principale, di li si sarebbero adoperati per prestare i soccorsi, le campane avrebbero cessato di suonare a scampato pericolo. Un’altra scampanata particolare (oggi anche questa non più in uso) era detta la “malacqua”. Si diceva che questa particolare cadenza avesse il potere di allontanare tempeste, fulmini e grandine che sicuramente avrebbero rovinato i raccolti. Come riferisce Pellegrino Paolucci(storico garfagnino del 1600) fra le più prodigiose in tal senso c’era la campana di Gragnana (comune di Piazza al Serchio) risalente al 1257: “il di lei suono è prodigioso nel rompere e nello scacciare le tempeste imminenti”.

Nelle vecchie campane in realtà non è difficile nemmeno trovare preghiere o formule latine incise contro le burrasche:”a fulgure et tempestate libera nos Domine” (liberaci Signore dalla folgore e dalla tempesta), oppure “recedat spiritus procellarum”(lo spirito della tempesta si allontani), infine quest’ultima dicitura è molto significativa e in due parole spiega la funzione stessa della campana “Defunctos ploro-nimbos fugo- festaque honoro” (piango i defunti, fuggo i temporali ed onoro le feste). Curiosamente il suono della “malacqua” era motivo di contese piuttosto accese fra paesi vicini, perchè si riteneva che il suono di una campana di un paese posto più in alto o una campana più potente spostasse le nubi temporalesche sopra i paesi più bassi o in quelli dove la campana aveva un suono più debole.

Ad ogni buon conto una menzione particolare fra tutte queste la merita una campana “non religiosa”: la campana della Rocca Ariostesca di Castelnuovo Garfagnana. Una campana pregna di storia che lo scorso anno fu messa in esposizione nella piazzetta antistante la rocca stessa. Fusa per volere del governatore Cristoforo Rangoni e realizzata il 31 luglio del 1577 fu realizzata per annunciare ai cittadini di Castelnuovo che nella Rocca si sarebbe tenuto il Consiglio Provinciale. I rintocchi di questa campana furono uditi dai castelnuovesi fino all’unità d’ Italia, la sua incolumità fu però messa in serio pericolo nel 1859 quando la campana rischiò di essere “rifusa” per fare la terza campana della chiesa di San Pietro.

Il pericolo svanì grazie all’intervento del comune stesso che preservò un cimelio storico che aveva annunciato per trecento anni le sedute del consiglio provinciale estense. Con l’avvento del Regno d’Italia come detto la campana rimase muta, fino al 1925 anno che fu riutilizzata per integrare la suoneria del nuovo orologio. Oggi in Garfagnana l’uso delle campane è limitato ed è un dispiacere che un’usanza vecchia di secoli possa cadere così facilmente nell’oblio. E’ così bello quando le campane dei nostri campanili suonano a distesa, il paese cambia aspetto, torna a vivere perchè il suono delle campane è vita, è un tutt’uno con la storia della comunità e i suoi abitanti.

storia ripresa dal gruppo lucca dentro e lucca fora di siro ceccarelli17021605_1337040339672571_8726819902668772040_n

Fonte Verde Azzurro

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