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[REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA] Case di riposo: Serracchiani, più assistenza e rette senza aumenti


Udine, 17 luglio – Uniformità di prestazioni su tutto il territorio regionale, incremento della qualità e dei tempi quotidiani di assistenza nelle strutture residenziali per gli anziani, più equità e rette meno pesanti per le famiglie garantite da quote regionali di finanziamento basate sul livello di bisogno della persona. Sono questi i punti cardine del sistema regionale dedicato alle persone più fragili che prevede, entro l’anno, il completamento della riclassificazione delle strutture e l’accreditamento a partire da gennaio quando sarà gradualmente introdotto anche il nuovo sistema di finanziamento. A darne conto, oggi, durante una conferenza stampa, nella sede della Regione a Udine, sono stati la presidente del Fvg Debora Serracchiani, l’assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca e il direttore centrale Salute Adriano Marcolongo. “Durante questa legislatura abbiamo mappato ed effettuato un’azione di verifica e controllo di ciascuna delle 189 strutture per anziani presenti sul territorio – ha spiegato Serracchiani -. E’ stato un lavoro significativo che non veniva svolto da oltre 15 anni; all’esito di questo monitoraggio, abbiamo realizzato un sistema di valutazione e classificazione del bisogno, introdotto nuovi sistemi informativi per la valutazione dello stesso e adottato un sistema di monitoraggio e promozione della qualità nelle residenze per anziani oltre che i criteri dei requisiti minimi autorizzativi delle strutture residenziali”. Conseguenza di questo percorso di riclassificazione, come ha spiegato Serracchiani, sono il processo di accreditamento che permette il convenzionamento con il servizio pubblico e il nuovo sistema di finanziamento per gli anziani non autosufficienti ospitati nelle case di riposo che passa da una logica basata sui posti letto ad un approccio guidato dal bisogno degli utenti. Le nuove regole verranno applicate alle sole nuove persone accolte in strutture residenziali a partire dal 1° gennaio 2018. “Il nostro obiettivo è attuare una strategia incentrata sulla personalizzazione del processo di cura, che prevede un nuovo sistema di valutazione del bisogno e una coerente classificazione dello stesso in diversi livelli di intensità e complessità assistenziali, a cui devono corrispondere idonee tipologie di offerta”, ha specificato Telesca. Le finalità sono anche quelle di garantire uniformità dei servizi sul territorio: “il cittadino – ha precisato Telesca – a parità di bisogni avrà lo stesso livello qualitativo di prestazioni erogate indipendentemente da dove sarà ospitato”. La qualità e il tempo dell’assistenza saranno incrementati senza comportare aumenti delle rette a carico degli utenti, saranno inoltre garantiti i livelli essenziali di assistenza (Lea) e implementati i posti letto convenzionati, dagli attuali 7145 a 7550.

Nel dettaglio, il nuovo sistema basato sui bisogni degli utenti, prevede tre livelli: complessità assistenziale elevata, media e bassa per le quali gli standard assistenziali e i finanziamenti saranno differenziati. Verranno, dunque, incrementati i livelli quali-quantitativi di assistenza quotidiana prevedendo 126,2 minuti dedicati al singolo utente rispetto agli attuali 75 che con l’accreditamento saliranno a 155,2 per il livello di complessità assistenziale più elevato (126,2 minuti per il livello medio e 97,2 per quello basso contro i 75 e 60 minuti attuali).

In quest’ottica il finanziamento verrà implementato di 16.007.615,46 euro passando, quindi, dagli attuali 68.180.547,04 agli 84.188.162,50. “Oggi la retta media minima a carico dei cittadini per un posto letto è di 60,50 euro: vogliamo ridurla a 55 e incrementare la quota regionale. L’ipotesi di costo è di passare dagli attuali 26,60 euro, che prescindono dalla gravità del soggetto, ai 39 euro per la persona che ha più bisogno. Avremo un complessivo miglioramento della qualità con un incremento dei tempi di assistenza e una quota regionale volta ad abbattere le rette che sarà differenziata a seconda del bisogno”. In regione ci sono 32mila anziani non autosufficienti per i quali il servizio sanitario regionale stanzia 86 milioni di euro per il sistema residenziale (fondo sanitario) e 54,6 milioni per l’assistenza domiciliare (fondo sociale) per un totale complessivo di 140,7 milioni di euro. “Abbiamo proseguito ad implementare le azioni orientate alla presa in carico domiciliare dell’anziano – ha precisato Serracchiani – ma dobbiamo tenere conto dell’importante richiesta di protezione e cura verso gli anziani non autosufficienti cui sono soggette le strutture”. Sono 189 le strutture per anziani presenti sul territorio con 10.997 posti letto autorizzati di cui 8693 per non autosufficienti e 2304 per autosufficienti. Dei 10.997, 7145 sono posti letto convenzionati. Il volume complessivo di risorse economiche destinate alla residenzialità (strutture per non autosufficienti convenzionate, non convenzionate e autosufficienti) è pari a 301 milioni di euro: 231 milioni sono a carico degli utenti mentre il finanziamento regionale è di 70 milioni di euro. La volontà ribadita, oggi, è di incidere sulla parte regionale. Telesca ha poi rassicurato le segreterie pensionati di Cgil, Cisl e Uil preoccupate per un possibile ritardo nell’iter di riclassificazione, in particolare per le residenze polifunzionali di Trieste: “noi puntiamo a chiudere entro l’anno – ha chiarito Telesca -, ci potrebbe essere un lieve slittamento nei primi mesi del 2018 ma certamente concluderemo il percorso entro questa legislatura”. ARC/LP/ppd

Fonte: Regione Friuli Venezia Giulia