[REGIONE UMBRIA] LAVORI D'AULA (2): “TUTELARE I RISPARMIATORI DELLA CASSA DI RISPARMIO DI ORVIETO” – L'ASSEMBLEA LEG…

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(Acs) Perugia, 18 luglio 2017 – L’Assemblea legislativa ha discusso una mozione proposta dal consigliere Silvano Rometti (SeR) che impegna l’Esecutivo regionale ad attivarsi nei confronti del Governo per “tutelare i piccoli risparmiatori della Cassa di Risparmio di Orvieto e, più in generale, i risparmiatori di tutto il proprio territorio di riferimento”. L’atto ha incassato, come si evince dagli interventi succedutisi in Aula, numerosi consensi e si è anche discusso di approfondirlo in Seconda commissione in una pausa che doveva servire a trovare l’intesa risolutiva, senza però ottenere tale risultato. Infatti, al rientro in Aula, è venuto meno il numero legale e alla presidente Porzi non è rimasto altro da fare che chiudere la seduta.

Rometti, illustrando i contenuti del suo documento ha spiegato  che la Cassa di Risparmio di Orvieto, “negli anni e fino al 2016, ha effettuato una consistente attività di intermediazione per la collocazione di prodotti finanziari, in parte provenienti dalla Banca Popolare di Bari che partecipa al suo capitale. Il ricavato delle operazioni di vendita – aggiunge – è andato a costituire parte dell’aumento di capitale della Banca Popolare di Bari, che in sede di approvazione del bilancio di esercizio, chiuso al 31 dicembre 2015, ha registrato una perdita economica pari a circa 500milioni di euro, con conseguente svalutazione delle azioni di oltre il 20 per cento. A seguito di tale situazione, i risparmiatori della Cassa di Risparmio di Orvieto si trovano nella condizione che vede: le proprie azioni bloccate e non vendibili sul relativo mercato; le azioni non rimborsabili, secondo quanto previsto dal codice civile, a causa della mancata trasformazione della banca in spa.  Si verifica infine l’impossibilità di azionare la richiesta di liquidazione coatta amministrativa in forza dell’intervenuta sospensiva del Consiglio di Stato in attesa della decisione della Corte costituzionale. Quest’ultima, infatti – ha ricordato Rometti – ,  dovrà esprimersi sulla legittimità di una norma  del decreto legge ‘3/2015’ che consente una limitazione del diritto di recesso, potendo lo stesso essere esercitato dalla stessa banca entro limiti temporali indefiniti, che consentono in tal modo all’istituto bancario debitore di stabilire se e quando rimborsare gli azionisti creditori. In ragione di ciò il Consiglio di Stato ha posto alla Corte Costituzionale la relativa questione di legittimità, con la sospensione”. 

INTERVENTI

MARCO VINICIO GUASTICCHI (Pd): “SE L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA PUÒ DARE UN SEGNALE DI FORTE ATTENZIONE, GIÀ QUESTO POTREBBE ESSERE IMPORTANTE  – L’argomento è di grande interesse, perché coinvolge molti risparmiatori vittime della situazione, svegliati di fronte a una certezza che non c’è più: la sicurezza del risparmio in banca. Le vicende esposte nell’atto denotano la  grave sofferenza di un territorio, perché le casse di risparmio sostengono l’economia territoriale. Dubito che la Regione possa dare una risposta risolutiva sulla vicenda dato che non è nostra prerogativa. La situazione di oggi risale al momento in cui, con la legge Amato, si decise che le casse non potevano rimanere associazioni senza scopo di lucro, quelle casse che fecero tanto per le imprese e l’economia territoriale, che avevano una fiducia basata sul rapporto umano, fiducia anche sui progetti, ora sono società per azioni. Abbiamo vissuto una espoliazione profonda dell’economia territoriale e di fronte a questa ultima anomalia del sistema, se l’Assemblea legislativa può dare un segnale di forte attenzione, di presidio, già questo potrebbe essere importante. Si facciano anche incontri sullo stato del credito in Umbria”.

EMANUELE FIORINI (Lega): “PIÙ CHE UN SISTEMA BANCARIO È UN SISTEMA DI STROZZINAGGIO LEGALIZZATO – Forse non abbiamo la competenza per intervenire ma ci sono ormai troppi casi di questo genere, che bloccano il credito e l’economia, vedi le azioni della Bps che, rilevata da banco Desio, sono andate a zero. Aggiungiamo quindi nella mozione anche Bps, Banca Etruria, Banca Marche. C’è bisogno di un confronto Regione-governo, anche perché non c’è più un istituto bancario regionale e le banche non danno credito. Se un cittadino va in banca e chiede un prestito, la banca lo fa passare dalle finanziarie. Più che un sistema bancario è un sistema di strozzinaggio legalizzato. Un’impresa che non può ricevere capitale dalla banca costituisce una situazione grave. Va detto al governo che abbiamo bisogno di credito regionale non di multinazionali che fanno solo gli interessi propri”.

CLAUDIO RICCI (Rp): “IL PUNTO È FAR CONOSCERE ALLA COMMISSIONE BICAMERALE D’INCHIESTA LA SITUAZIONE DELLA CASSA DI ORVIETO, affinché la costituita commissione bicamerale possa prendere in carico anche questa situazione. Avrebbe strumenti forti, per agire con atti anche incisivi, sostituendosi parzialmente, con la formulazione di capi, anche agli organi connessi alle magistrature contabili e penali. Le casse di risparmio e il piccolo credito, le Bcc, rappresentano ancora, malgrado le normative stiano delineando un quadro complesso per la loro gestione, un patrimonio importante. Il 15 per cento degli sportelli italiani afferisce al piccolo credito, 2mila 700 comuni diversi, rappresentano il 22,5 per cento del totale dei prestiti alle imprese artigianali. Un tessuto socio economico importante, sono banche al fianco delle persone e delle piccole imprese. Discendono dalla storia delle persone e dalle loro attività. Servono anche a controllare meglio il quadro delle sofferenze. Bankitalia ogni anno relaziona ma emerge pure che il livello dei controlli è sempre più complesso”. 

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (Pd): “DOVREMMO APPROFONDIRE LE PROBLEMATICHE NELLA COMMISSIONE COMPETENTE – La problematica si  inserisce negli affari di nostra competenza e del Parlamento. La proposta di Ricci di rivolgersi alla commissione bicamerale va raccolta come Assemblea legislativa. Inoltre, dovremmo approfondire le problematiche nella commissione competente, la seconda, per essere di ausilio ai lavori della commissione bicamerale. Credo che anche la Giunta voglia conoscere in maniera approfondita il problema della Cassa di Orvieto per conoscere lo stato dell’arte e le prospettive di questo partnerariato, anche tramite audizioni. Serve un pluralismo delle banche, diversificare il credito e andare incontro alle esigenze anche di piccole imprese e cittadini”.

VALERIO MANCINI (LEGA): “ABBIAMO RISPARMIATORI DI SERIE A E DI SERIE B. TOLTE LE POCHE CERTEZZE CHE ANCORA AVEVANO LE FAMIGLIE – Questo documento lascia perplessi, pare un tentativo di dare la medicina da parte di chi ha causato la malattia. I risparmiatori hanno perso soldi con regole che hanno ingessato una situazione bruttissima, le azioni bloccate e non vendibili, non rimborsabili. Immagino i risparmiatori che sono andati a dare in mano i loro risparmi a chi avevano fiducia e oggi sono alle prese con tutte queste prescrizioni. Si cerca di sollevare la questione davanti al governo. La seconda commissione era stata sollecitata dal sottoscritto nel 2015, il presidente Brega invitò il direttore di Bankitalia e il presidente di Abi Umbria, ma non successe nulla di particolare, e oggi abbiamo risparmiatori di serie A e di serie B. Complimenti al Pd che governa la nazione, ha tolto le poche certezze che avevano ancora le famiglie. Adesso si cerca di correre ai ripari. Le banche sono costrette, a volte, a fare operazioni a rischio con una crisi economica e immobiliare insostenibile e non riescono a remunerare il capitale, le aziende rischiano di non far fronte ai propri impegni, i clienti non pagano, ci sono le tasse e con quello che rimane si dovrebbe concedere il credito. Sono sintomi di un malessere economico insostenibile”. 

ANDREA LIBERATI (M5S): “IL VERO PROBLEMA È L’OSMOSI PROFONDA COL SISTEMA POLITICO CHE IN UMBRIA È DIVENTATO INTRECCIO TRA POLITICA E AFFARI – Era prevedibile precipitare nella condizione di oggi, fino a ieri tutto era nascosto dietro le severe regole della Bce, le cui nomine però sono di fatto politiche, arrivano dai governi. Il vero problema è, infatti, l’osmosi profonda col sistema politico che in Umbria è diventato intreccio tra politica e affari, con un notabiliato locale che ha avuto ruoli significativi anche nelle fondazioni pur senza averne le competenze, che hanno determinato tante altre conseguenze: in Umbria superiamo il milione di asset allocation, con membri dei Cda che ritrovi a fine mandato negli istituti di credito dove investono decine di milioni di euro per i loro figli, le loro famiglie. Non prendiamo in giro le persone. Tanti sepolcri rimbiancati non hanno consentito che si parlasse di problemi significativi che spettano allo Stato, ma lo stato siamo anche noi. Fino a ieri non si è potuto parlare di grandi problemi di governance delle banche, tra cui i crediti cooperativi umbri, non sono mai state iscritte all’odg dell’Assemblea le nostre considerazioni su credito, prestito sociale delle cooperative, a partire da Coop centroitalia, mentre Report e Sole 24 ore si stavano occupando di ciò. Riconosco che c’è un problema a Orvieto, ma è della classe politica che ha deciso di assecondare la lottizzazione della società, con i politici che fanno la politica, i banchieri che fanno i banchieri e poi i politici divengono servi dei banchieri, perché il sistema remunera solo i grandi stipendi, dissangua i capitali, i banchieri sono lasciati andare a sé stessi e i politici che hanno il loro guadagno. É caduto anche il governatore della Banca d’Italia, con gravi conseguenze anche in termini di credibilità. Per un anno e mezzo ci avete proibito di parlare di queste cose, con arroganza nei confronti dei cittadini che volevano i pur minimi controlli che sono in capo a questa istituzione. Sono stati ascoltati i vertici della Bankitalia umbra ma poi, alle nostre richieste nemmeno si degnano di rispondere. Orvieto ha un problema di fusione sospinta dalla Banca popolare di Bari che non si vuole perché significa minare qualsiasi possibilità di ripresa per gli imprenditori locali, non si sa quali algoritmi decideranno sulla vita di famiglie e imprese. La Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto detiene ancora il 26 per cento della cassa, non vuole la fusione e nemmeno noi la vogliamo, perché la contropartita è niente. Dobbiamo difendere i territori ma non si è fatto, non si va contro la Bce. La Popolare di Bari, che ha usurpato oltre il 70 per cento, si è affrettata a far sottoscrivere le operazioni che hanno dato questi risultati. Dobbiamo respingere la lottizzazione della società perché è nelle assemblee come la nostra e come quella parlamentare che si decide il destino delle persone, non cedendo questa opzione alle banche. Basta con il censurare atti che mirano alla verità dei fatti. Se non c’è una prudente gestione finanziaria dobbiamo dirlo. Le fondazioni bancarie gestiscono patrimoni che gli vengono da generazioni di persone operanti sul territorio, il lavoro dei nostri antenati. Rispettiamolo e smettiamo di essere schiavi dell’una o dell’altra struttura finanziaria”.

EROS BREGA (Pd): “BEN VENGA UN NUOVO PERCORSO DI APPROFONDIMENTO SULLE PROBLEMATICHE DEL CREDITO IN UMBRIA – Rispetto a questo atto non nascondo alcune perplessità. Come Consiglio regionale intervenimmo nel dicembre 2015 con un ordine del giorno relativo alle problematiche e alle preoccupazioni dei risparmiatori rispetto ad un altro Istituto bancario. Nel frattempo ci sono stati alcuni importanti cambiamenti nel mondo del credito in Umbria. È giusto verificare la situazione dei risparmiatori della Cassa di Risparmio di Orvieto, ma approfondimenti necessiterebbero anche per altre realtà bancarie, perché tutti risparmiatori umbri devono essere tutelati alla stessa maniera. Pertanto se la Regione decide di intraprendere un nuovo percorso su questa problematica, ben venga. Garantisco la massima disponibilità per approfondimenti in Commissione che riguardino anche la Fondazione Cassa di risparmio d’Orvieto. È chiaro che bisogna decidere se votare subito quest’atto o dare il via ad un iter in Commissione. Vorrei tuttavia sottolineare che il tema è già all’attenzione del Governo ed è stato lo stesso Sindaco di Orvieto a rappresentarlo al vice ministro Morando il quale ha preso impegni precisi in merito”.

RAFFAELE NEVI (FI): “L’AUSPICIO E CHE LA FONDAZIONE NON VENDA LE RESTANTI AZIONI ALLA BANCA POPOLARE DI BARI – Non sono riuscito a trovare una razionalità su quanto emerso dal dibattito. Nel dicembre 2015 il Consiglio regionale impegnava la Giunta ad intervenire sul Governo per tutelare i risparmiatori vittime delle varie situazioni di allora. Oggi questa Assemblea deve dire una parola chiara su una situazione analoga. Ma c’è un tema in più e riguarda la Fondazione bancaria che potrebbe vendere il restante 25 per cento di azioni alla Banca Popolare di Bari e questa sarebbe pura follia. È su questo che questa Assemblea deve dire una parola chiara affinché tutto ciò non accada. Lo stesso Consiglio comunale di Orvieto è intervenuto in modo chiaro su questo. Il pronunciamento di questa Assemblea è doveroso ed utile, come ha già fatto per altre situazioni. Serve un segnale forte e chiaro e se poi vogliamo approfondire il tema del credito in Umbria in Commissione, ben venga. Oggi l’auspicio principale è che la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto non venda le azioni rimaste alla Banca Popolare di Bari”. 

MARCO SQUARTA (FDI): “SOSTENGO PIENAMENTE LE RAGIONI DELLA MOZIONE CHE VA VOTATA SUBITO, CONSAPEVOLI CHE NON ABBIAMO ALCUNA COMPETENZA IN MATERIA. Rinviarla in commissione significherebbe aprire dibattiti che non porteranno a nulla: le competenze e i poteri della Regione sul credito in Umbria sono pari a zero. Non possiamo sostituirci alle Commissioni bicamerali di inchiesta. Al massimo possiamo approvare una mozione nella quale invitiamo la Presidente della Giunta ad attivarsi presso il Governo. Ma non dobbiamo dimenticarci che la mozione sulle banche approvata l’anno scorso non è stata applicata. Perché le mozioni che noi approviamo non hanno alcun potere vincolante nei confronti della Giunta. E il 95 per cento delle mozioni approvate in Aula non sono state recepite dalla Giunta, senza alcun tipo di sanzione”. 
 
SILVANO ROMETTI (SER): “OGGI DOBBIAMO METTERE UN PUNTO FERMO E APPROVARE LA MOZIONE CON LA QUALE CHIEDIAMO ALLA GIUNTA DI OCCUPARSI DELLA MATERIA, dicendo di coinvolgere la Commissione bicamerale e di usare gli strumenti che il regolamento di offre per chiedere un’indagine conoscitiva della Commissione. Oggi abbiamo dato un bel segnale, ponendo sotto i riflettori un argomento che non lo è stato in questi mesi e che oggi vede un dibattito nella massima Assemblea regionale”.

DICHIARAZIONI DI VOTO
ANDREA LIBERATI (M5S): “Se facciamo documenti su cui nemmeno abbiamo competenze, se non guardiamo all’interesse dei cittadini, vale a dire no alla fusione e no alla decentralizzazione, no all’algoritmo che decide sulla vita delle famiglie, non siamo favorevoli al documento”.
EMANULE FIORINI (LEGA): “Non posso non votare la mozione anche se è un documento inutile. Anche nel 2015 non avemmo risultato sul caso banca Marche. Serve un confronto con il governo, i bancari stanno distruggendo famiglie e imprese, sono strozzini legalizzati. La speranza però è l’ultima a morire. Anche se non ci credo, spero che questo documento serva a qualcosa”.
CLAUDIO RICCI (RP): “Confermo il voto favorevole. Questo deve essere un atto di completamento di quanto il consiglio aveva già fatto. Incidere verso la Commissione bicamerale è un atto forte, pone le problematiche della Cassa di risparmio di Orvieto insieme agli altri casi bancari e la commissione non potrà non approfondire. Occorrerebbe chiedere un incontro congiunto in Regione con i rappresentanti dell’Assemblea legislativa perché in Umbria ci sono stati anche altri casi”.
RAFFAELE NEVI (FI): “Il mio voto sarebbe a favore ma vedo che le divisioni interne alla maggioranza ci impediscono di essere tutti concordi su un argomento importante, considerato che che c’è ancora una partecipazione significativa dell’orvietano all’interno della banca e la cosa riguarda tante persone e imprese in sofferenza. Non a caso se n’è andata la presidente Marini, se n’è andato il vicepresidente Paparelli e se n’è andato pure Brega, che ha fatto un intervento per impedirci di votare all’unanimità un atto più che condivisibile e poi via. Quindi alla fine non voterò e credo che manchi il numero legale”.

Riscontrata la mancanza del numero legale la presidente Porzi ha chiuso  la seduta. PG/

Fonte: Regione Umbria

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