[Lucca] Il Santo del giorno, 19 Luglio: Sant’ Arsenio Eremita

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Lucca –

19 luglio Arsenius_the_GreatNon ce ne accorgiamo ma quando usiamo la parola: eremita, già parliamo di deserto! Infatti in latino ĕrēmīta,, significa “del deserto”, perché a sua volta deriva dal ἔρημος (erēmos), che significa “deserto”, ” disabitato”, perciò “abitante del deserto”!

Già nel III secolo, era invalsa l’abitudine di ritirarsi nel deserto egiziano. Forse copiando gli eremiti di altre religioni o quelli ebrei del Monte Carmelo o per l’attrazione che già nell’antichità faceva la cultura degli Egiziani.

Il primo di cui abbiamo notizia, fu Paolo di Tebe, celebrato forse per il uo discepolo più importante, Antonio detto il Grande (celebrato il 17 gennaio, per esempio a Fornaci di Barga) che si circondò di numerosi adepti, diffondendo poi questa pratica in Palestina, in Cappadocia. Allora le forme saranno le più varie: ci saranno i cenobiti, eremiti di gruppo, gli “stazionari“, condannati a vivere sempre in piedi, e gli stiliti, che passavano la loro vita sulla sommità di una colonna!

Bianco con candida e lunga barba, “bianco per antico pelo” avrebbe detto Dante, alto di statura, nobilissimo d’aspetto, questo era Sant’Arsenio a novantacinque anni, dopo più di mezzo secolo di vita nel deserto più arido e desolato, quello dello Scete, in Egitto.

Il nobile incedere gli veniva dall’essere romano, di famiglia senatoriale. Della Famiglia dei Surculi.

Nel Palazzo imperiale a Costantinopoli dove era stato chiamato come precettore nel 383, aveva ricoperto cariche assai alte, e Teodosio I dove si fermò per 11 anni, lo scelse addirittura come precettore dei propri figli, Arcadio e Onorio, che si divisero e reggeranno poi l’Impero paterno.

19 luglio Arcadius_Istanbul_Museum

19 luglio Valens_Honorius_Musei_Capitolini_MC494

Quando Roma fu conquistata dal Re dei Visigoti Alarico, nel 410, Arsenio comprese come la sua opera nel mondo fosse inutile. Si sentì chiamato verso un nuovo Impero, che non avrebbe temuto le orde dei barbari. Una voce gli disse: «Fuggi gli uomini, e ti salverai!». Fuggiti gli uomini, Arsenio condusse, nel deserto egiziano, una vita di continua preghiera, quasi sopprimendo il sonno. Al tramonto, volgeva le spalle al sole calante e per tutta la notte, con gli occhi fissi al levante, aspettava l’aurora del nuovo giorno. Soltanto allora, per brevissimo tempo, si assopiva.

Fu allievo di San Girolamo, il primo traduttore della Bibbia in latino e di S: Agostino, che era di origine africana e che forse gli aveva insegnato a meditare dal’alba al tramonto.

Arsenio meditava, pregava e, soprattutto. piangeva, con gli occhi senza più ciglia, per le lacrime! e per lo sforzo di non dormire. Pregava per l’Impero caduto, (anche se cadrà davvero, definitivamente, solo nel 476, ma in effetti il crollo c’era già stato!) ma anche di più piangeva sull’infelicità del mondo, sulla sorte di tanti infelici, sul sacrificio divino, dimenticato e negletto dagli uomini.

19 luglio Paolo Uccello, Episodi di vite di eremiti«Beato te, abate Arsenio disse di lui un altro eremita. Tu ti sei pianto in questa vita! Chi non si piange in questa vita, piange eternamente nell’altra».

Il pianto di Sant’Arsenio fu assai lungo! durò per 53 anni! prima del giorno in cui passò, con la morte, alla gioia dell’altra vita. La sua esistenza era stata l’adempimento di una preghiera che si legge ancora nel Messale, e che chiede proprio il dono delle lacrime, quelle lacrime che la maggioranza degli uomini, in fondo più che giustamente, vorrebbero evitare, perché espressione di sofferenza. Dice: «Dio onnipotente e pieno di dolcezza, che in favore del popolo assetato facesti zampillare dalla roccia una fonte d’acqua viva, estrai dal nostro cuore di pietra le lacrime della compunzione, affinché possiamo piangere i nostri peccati, meritando così di esserne perdonati nella Tua misericordia».

Fonte Verde Azzurro

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