[REGIONE LIGURIA] I lavori del Consiglio regionale di martedì 25 luglio – pomeriggio prima parte

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n.154

No ad ulteriori licenziamenti in Ericsson

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno relativo alla crisi Ericsson. Nel documento si ricorda che il 21 luglio 2017 sono state notificate oltre 40 lettere di licenziamento ad altrettanti  dipendenti di Ericsson della sede di Erzelli. Si evidenzia anche che negli ultimi 11 anni Ericsson, da quando ha acquisito Marconi, ha effettuato 14 procedure di licenziamento collettivo, riducendo il proprio organico  da oltre 1200 dipendenti ai poco più di 500 di oggi. Il testo impegna, quindi, la giunta  ad operare ogni tentativo nei confronti  del governo per consentire lo sblocco  di tutte le somme riferibili alla Liguria per le aree di crisi  non complesse, a recuperare ulteriori fondi di origine europea che non utilizzati  possono essere oggi disponibili per l’avvio  di nuove start up nel settore delle telecomunicazioni e aree connesse operanti nel nostro territorio, ad esercitare tutta la pressione politica possibile affinché il governo costringa Ericsson a chiarire  quale sarà la presenza dell’azienda nel territorio ligure onde evitare ulteriori procedure di licenziamento, a relazionare nella commissione  competente relativamente alla realizzazione dell’ordine del giorno nella prima seduta di settembre 2017.

Modifiche alla disciplina dell’attività estrattiva

Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centro destra), 4 contrari (Mov5Stelle) e 9 astenuti (Pd e Rete a Sinistra&liberaMente Liguria) è stato approvato il Disegno di legge “Modifiche alle leggi regionali 5 aprile 2012, n. 12 “Testo unico sulla disciplina dell’attività estrattiva” e 12 aprile 2011, n. 7 “Disciplina riordino e razionalizzazione funzioni svolte Comunità Montane soppresse e norme di attuazione per la liquidazione”.

Il Disegno di legge nasce principalmente dall’esigenza di conformare il Testo Unico in materia di attività estrattive (l.r. 12/2012 e s.m.) alla sentenza della Corte Costituzionale del  21 giugno 2016, che ha dichiarato illegittimi alcuni articoli dell’ultima legge di modifica, la legge regionale 6 del 2015.  La dichiarazione di incostituzionalità è stata motivata per lo più da una formulazione delle norme interessate che ha dato adito ad un’interpretazione potenzialmente contrastante o elusiva della normativa statale in materia ambientale e paesaggistica. Al fine di adeguare la legge alla sentenza il provvedimento, tra l’altro, prevede: l’eliminazione dell’ipotesi di introdurre margini di flessibilità dell’autorizzazione paesaggistica, riferiti all’esecuzione di interventi che non si configurassero come variante sostanziale all’autorizzazione stessa, la riscrittura completa dell’articolo relativo al riutilizzo dei materiali negli impianti di cava e, con l’occasione, la definizione delle tipologie dei materiali impiegabili anche per il riempimento dei vuoti di cava, nell’ambito della disciplina statale in materia di ambiente, richiamando appositamente i titoli autorizzativi previsti e la riscrittura della norma transitoria impugnata, che prevedeva la possibilità di aumentare del 25% i quantitativi autorizzati in deroga al Piano vigente e anche al PTCP. La nuova norma prevede, invece, una procedura finalizzata alla possibilità di aumentare i quantitativi autorizzati, ma solo ed esclusivamente entro i confini dell’areale del Piano Cave e del PTCP vigenti e con un tetto massimo pari ad un terzo del quantitativo estratto negli ultimi dieci anni.

Il disegno di legge, oltre ad adeguare la normativa regionale in materia di cave alle indicazioni della Corte, semplifica il procedimento amministrativo e lo adegua alla cosiddetta “Riforma Madia” e inserisce altre innovazioni, in particolare in tema di ricomposizione ambientale e relativa garanzia e di riutilizzo di materiali. La legge attuale, infatti, pur prevedendo già che l’autorizzazione all’attività estrattiva sia comprensiva della fase di sistemazione ambientale del sito alla fine della coltivazione, non ne fissa la tempistica. Il Disegno di legge, pertanto, prevede la fissazione di un termine per il completamento da parte degli esercenti della sistemazione ambientale e sanzioni per il mancato rispetto. E’ stato, inoltre, introdotto un concetto di monitoraggio del sito al termine della sistemazione ambientale, al fine di ottenere per un periodo di 2 anni la manutenzione dei lavori eseguiti ed, eventualmente, il rifacimento di lavori non perfettamente riusciti o degradati dal tempo, a fronte della possibilità per l’esercente di ottenere una riduzione del deposito cauzionale.

Il provvedimento è stato illustrato da Claudio Muzio (FI), che ha ribadito l’importanza del disegno di legge per il settore estrattivo, che coinvolge ben 700 dipendenti in Liguria di cui 200 direttamente nelle cave. Muzio ha annunciato la presentazione di due emendamenti. Il disegno di legge – ha aggiunto – nasce dall’esigenza di conformare il Testo unico alla sentenza della Corte Costituzionale, ma contiene anche aspetti innovativi «semplificando il procedimento amministrativo e in tema di ricomposizione ambientale, e relativa garanzia, e di riutilizzo dei materiali». Muzio ha sottolineato, in particolare, che viene fissata la tempistica per la sistemazione ambientale del sito, già in fase di autorizzazione all’attività estrattiva, con una cauzione a garanzia del ripristino e viene inserito il monitoraggio del sito al termine della sistemazione ambientale.

Muzio ha annunciato la presentazione di due emendamenti, che sono stati poi approvati dal Consiglio. Il primo «riduce i temi del procedimento autorizzativo, anche in linea con quanto stabilito dalla disciplina sulla nuova Conferenza dei servizi». Il secondo «consente al titolare di cava di utilizzare l’impianto di frantumazione al servizio di una cava anche per la lavorazione di materiali estratti provenienti da altre cave e per la lavorazione di materiali non costituenti rifiuti. Si prevede tuttavia – ha concluso Muzio – un limite quantitativo testo a garantire che l’attività prevalente sia comunque quella consistente nella conduzione del polo estrattivo, ossia il materiale di cava lavorato deve essere in quantitativo superiore rispetto al materiale diverso».

Marco de Ferrari (Mov5Stelle) ha illustrato la relazione di minoranza in cui ha dichiarato che le modifiche sono un atto dovuto e che è necessario porre un freno alla diffusione incontrollata delle cave. De Ferrari ha puntualizzato che il testo impugnato dalla Corte Costituzionale era stato un atto che risale alla precedente giunta regionale e che, in seguito alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale, di fatto non esiste fino ad oggi un piano cave regionale. «Con alcuni nostri emendamenti – ha aggiunto – cerchiamo di mettere una pezza a un testo che resta ancora superficiale, ambiguo e a maglie troppo larghe». Il consigliere ha definito il provvedimento debole sul piano ambientale. Sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati dal Movimento5Stelle.

L’assessore alle attività estrattive Marco Scajola ha innanzitutto chiarito che l’argomento in discussione nulla ha a che vedere con il piano cave. Ha quindi puntualizzato che con questo provvedimento si modificano le parti che la Corte Costituzionale ha contestato e si mette mano a quanto «con il passare del tempo è stato superato da norme nazionali e regionali». Scajola ha ribadito che il provvedimento assicura una maggiore tutela ambientale e nel contempo vuole tutelare e garantire i posti di lavoro del settore. Ha aggiunto che si forniscono strumenti chiari e comprensibili ai sindaci che hanno cave nel loro territorio, fornendo una semplificazione normativa e ha precisato che il confronto con il territorio è stato il metodo seguito per varare questa legge.

Luca Garibaldi ha annunciato l’astensione del suo gruppo, spiegando che le modifiche apportate rappresentano un atto dovuto, ma a suo avviso è necessario verificare come le nuove disposizioni verranno applicate. Ha quindi parlato di “giudizio sospeso”.

Assenti: Pisani

Fonte: Regione Liguria

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