[ALTOPASCIO] «Il militare lo prese a calci e gli ruppe una costola»

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CAPANNORI. A favore dell’appuntato dei carabinieri condannato per lesioni ai danni di un extracomunitario arrestato per un furto di rame in una cartiera di Carraia e al risarcimento di 7500, di cui 3500 immediatamente esecutivi, alla parte civile, si era mobilitato l’allora sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, con una raccolta fondi che aveva fruttato oltre 9000 euro consegnati al carabiniere. E alcuni autorevoli giornalisti avevano fatto una battaglia a favore del militare condannato evocando il sentimento popolare come legge in grado di superare la sentenza stabilite dal tribunale. Alla fine però, nelle motivazioni dei giudici di Corte d’Appello, emerge nitidamente come quella condanna fu giustificata dai fatti: il marocchino, autore del furto e condannato per quel reato, venne colpito dall’appuntato con calci e pugni e stretto attorno al collo con un cavo elettrico. Un comportamento aggravato dall’abuso di potere e dalla violazione dei doveri durante l’attività di polizia giudiziaria. Quell’azione procurò al ladro un trauma cranico commotivo, ematoma al collo, contusioni multiple e frattura della undicesima costola sinistra con una prognosi di 20 giorni.

Scrivono i giudici della Corte d’Appello: «Sulla base degli accertamenti svolti dal consulente tecnico risultano pienamente compatibili con il racconto narrato le lesioni rilevate nella zona periorbitaria zigomatica e all’emitorace sinistro (con microfrattura di una costola) con lo sferramento di pugni all’occhio destro e di calci alla spalla, mentre quelle rilevate sulla parte posteriore e su entrambi i lati del collo con la condotta di trascinamento effettuato con il cavo elettrico passato dietro il collo. Il fatto che le lesioni risultano obiettivamente riscontrate, in quanto diagnosticate sia nel momento della visita dei sanitari del pronto soccorso, che dal consulente del pm, rende superflua la valutazione delle dichiarazioni rese, sul punto della visibilità o meno di quelle lesioni nell’immediatezza del fatto, dai testi esaminati, al pari dell’esito di ulteriori accertamenti svolti (Tac cranio encefalo, Tac massiccio facciale, eco addome, ecodoppler dei vasi del collo).

«Il fatto che l’extracomunitario non abbia riferito immediatamente delle lesioni subite per timore di ritorsioni – prosegue il collegio composto da Salvatore Giardina, Anna Maria Sacco e Angelo Grieco – si spiega con la considerazione che egli abbia preferito tacere sino a quando si è trovato sotto la sorveglianza di chi lo aveva arrestato e solo più tardi, al medico dell’ambulanza prima e all’interno del pronto soccorso poi, sentendosi più protetto abbia deciso di raccontare ciò che era realmente accaduto. E ancora, il fatto che la persona offesa abbia accusato solo quell’appuntato della violenza subita e non anche il collega che era con lui al momento dell’arresto, indicato come colui che aveva cercato di dissuaderlo dal proseguire nel comportamento tenuto, conferma ulteriormente l’attendibilità della testimonianza resa che ha ben distinto i due carabinieri che aveva di fronte.

«La Corte, pur mantenendo ferma la penale responsabilità dell’imputato

gli riconosce le attenuanti generiche (condanna ridotta da 6 a 4 mesi) tenuto conto delle particolari circostanze in cui il reato è stato commesso. Ma per l’ammontare del risarcimento quello indicato dal giudice di primo grado, Carlo Annarumma, deve senz’altro stimarsi congruo».

Fonte: Il Tirreno

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