[ALTOPASCIO] Santa Croce, mille luci per i due operai

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LUCCA. «L’abbiamo voluto noi che questa finestra fosse illuminata. Perché la luce è simbolo di vita». È venata di pianto la voce dell’operaio con la casacca della cooperativa Agricola Morelli mentre indica quella finestra, la seconda di palazzo pretorio sul lato che si affaccia su via Veneto. Lì, alle 17 del primo settembre, si è consumata una tragedia inaudita: due operai, suoi colleghi, sono morti precipitando già con il cestello della gru che li sorreggeva mentre montavano i supporti per i lumini della Santa Croce. Si chiamavano Eugenio Viviani, 54 anni, e Antonio Pellegrini, di 61. La processione di questo Settembre Lucchese è per loro, ed è partecipatissima, di migliaia di persone, come mai non si era visto negli ultimi anni almeno: non c’è fedele, autorità religiosa o civile che sfilando nell’interminabile corteo disseminato di ceri accesi, non si soffermi con lo sguardo, non chini il capo come espressione di rispetto o non si faccia il segno della croce. I sacerdoti che passano da lì impartiscono una benedizione. E poi le parole del vescovo Italo Castellani che toccano nel profondo. Una preghiera esclusiva, un dialogo a tu per tu di monsignor Italo con il Volto Santo.


«Amato Volto Santo, nostro redentore – inizia la preghiera -. Eugenio e Antonio l’altra sera stavano lavorando per te: con devozione desideravano preparare al meglio la tua festa. Qui, su questa strada, in cui con il sangue hanno scritto il loro nome di uomini di fede, dal cuore buono e generoso, tu li hai chiamati: e, loro, sono volati in cielo. Non hanno avuto il tempo di cambiarsi per arrivare preparati alla sala del banchetto: sono arrivati con le loro tute, i loro elmetti, le loro scarpe di sicurezza, portandosi dietro i loro arnesi da lavoro. Sono arrivati davanti al tuo volto portando impresse sui loro corpi sfigurati le stigmate del lavoro che con amore stavano compiendo. Volto Santo illumina della tua luce i familiari di Antonio ed Eugenio, le loro rispettive mogli Vanda e Annamaria, i loro giovani figli Niccolò, Alessandro e Riccardo».


Accanto al vescovo il sindaco Alessandro Tambellini e il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, primo della lunga serie di figure istituzionali che sfilano in processione. Il consigliere regionale Stefano Baccelli, la giunta comunale di Lucca al completo e molti esponenti del consiglio, Luca Menesini sindaco di Capannori e presidente della Provincia, i sindaci Leonardo Fornaciari di Capannori, Sara D’Ambrosio di Altopascio, Mario Puppa di Careggine, Andrea Tagliasacchi di Castelnuovo, Andrea Bonfanti di Pescaglia. I Comuni della Valle sono tutti presenti; ci sono anche i sindaci della Versilia, tra cui Giorgio Del Ghingaro di Viareggio, Alessandro Del Dotto di Camaiore, Franco Mungai di Massarosa. A rendere omaggio alle vittime del lavoro non sono mancati il prefetto Maria Laura Simonetti, il questore Vito Montaruli, il maggiore dei carabinieri Antonio Trombetta.

Un altro momento è estremamente toccante. Quello in cui i volontari del gruppo antincendio di Vorno in cui prestava servizio Eugenio Viviani, con la tuta di servizio rossa, si fermano davanti al luogo della tragedia, ricoperto da fiori e lumini accesi, e vi depongono il loro omaggio: un mazzo di fiori gialli in cui campeggiano due girasoli. Gialli come la luce, come la vita: li ha portati prestissimo, ancor prima che la processione iniziasse, Edoardo Lippi
Per Lucca questo 13 settembre è stata una particolare solennità della Santa Croce. La processione, partita alle 20,10 da San Frediano, ha sfilato veloce, per molto più di un’ora.

Massiccia anche la presenza di giovani e giovanissimi, in particolare i ragazzi della diocesi con la maglietta rossa, il gruppo dei giovani del Villaggio del Fanciullo. E poi le confraternite, i Lucchesi nel Mondo, le associazioni di categoria

Lucca si è ritrovata e raccolta, con rispettoso silenzio ha omaggiato le sue vittime.

 

Fonte: Il Tirreno

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