[Lucca] LUCCA – Parte da lunedì 25 settembre anche nell’ambito territoriale di Lucca la programmazione del test HPV

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 LUCCA –  Anche nell’ambito territoriale di Lucca arriva il test HPV Importanti novità da lunedì 25 settembre per lo screening del tumore del collo dell’utero

 

Lucca, 22 settembre 2017

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, che la Regione Toscana a partire dal 2016 ha stabilito di estendere a tutte le Aziende sanitarie sulla base delle nuove acquisizioni scientifiche e nell’ottica di ottimizzare lo screening di massa e di offrire a tutta la popolazione femminile un test adeguato a ridurre la mortalità per il cancro del collo dell’utero.

Per le donne tra i 25 e i 33 anni il test di screening rimarrà il Pap-test, poiché l’infezione in quella fascia di età è così diffusa che il test HPV sarebbe troppo sensibile e troppo poco specifico per individuare i casi a rischio.

Per le donne dai 34 anni in su, invece, la prevenzione sarà effettuata appunto attraverso il test HPV a intervallo quinquennale e il Pap-test sarà letto solo se il test HPV risulterà positivo. Questo consentirà di puntare l’attenzione sui casi più a rischio di sviluppare il carcinoma cervicale, effettuando la colposcopia, che è l’esame ulteriore di approfondimento diagnostico, solo nei casi con Pap-test positivo.

Il test HPV verrà analizzato a livello centrale da parte dell’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO) di Firenze.

 

I programmi di screening oncologico, che riguardano oltre alla cervice uterina anche la mammella e il colon, cercano di individuare, con esami semplici e sostenibili, tali tumori in fase precoce, per ridurre significativamente la mortalità della malattia nella popolazione.

Fino ad oggi il test di screening utilizzato per il tumore del collo dell’utero, che ha portato ai buoni risultati statistici raggiunti in Italia, era il test di Papanicolaou o Pap-test.

Negli ultimi anni il progresso scientifico ha però evidenziato il ruolo cancerogeno dello Human Papilloma Virus (HPV), che entrerebbe in gioco nel determinare la maggior parte dei tumori del collo dell’utero. Il termine HPV comprende un’estesa famiglia di virus, alcuni dei quali hanno una stretta relazione col tumore della cervice uterina, i cosiddetti “HPV ad alto rischio”, quelli appunto ricercati dal test HPV.

La maggior parte delle infezioni virali, anche da HPV ad alto rischio, che interessano molte donne, almeno una volta nella vita, guariscono spontaneamente, senza lasciare nessuna lesione residua, il 50% in un anno, l’80 % in circa 2 anni.

Una minoranza di tali infezioni rimangono latenti e, col tempo, possono evolvere attraverso i vari stadi, dalla displasia fino al carcinoma invasivo, che colpisce per lo più le donne con età superiore ai 40 anni.

L’infezione viene contratta prevalentemente, ma non solo, per via sessuale e il preservativo non protegge completamente.

La prevenzione primaria si fa col vaccino, la prevenzione secondaria con l’adesione ai programmi di screening.

L’estensione del test HPV rappresenta quindi una novità importante nell’offerta di screening per la popolazione femminile.

 

Per quanto riguarda l’ambito territoriale di Lucca, all’interno della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia, diretta dal professor Gian Luca Bracco, esiste un ambulatorio specifico nella Cittadella della Salute “Campo di Marte” dove si eseguono colposcopie e biopsie per la diagnosi precoce, con la collaborazione di professionisti da anni impegnati in questo percorso di prevenzione e cura delle lesioni del collo uterino.

 

Da ricordare, inoltre, che il GISCI (Gruppo Italiano per lo Screening del Cervicocarcinoma) si occupa da anni di queste problematiche ed ha da tempo approntato un documento semplice e chiaro per spiegare queste problematiche sia alle utenti che agli operatori.

 

Il tumore del collo dell’utero, a livello mondiale, è il quarto tumore per incidenza che colpisce il sesso femminile, con circa 14 casi su 100.000.

L’85% di tali tumori si sviluppa nei paesi in via di sviluppo. In Italia questa patologia negli ultimi anni è in costante diminuzione (5 nuovi casi ogni 100.000 donne nel 2013). Tale andamento statistico rispecchia quanto avviene in altri paesi industrializzati, dove, come da noi, esistono programmi di screening di massa che hanno ridotto tantissimo l’incidenza di questo tumore. Ancora oggi però, è una patologia molto aggressiva e gravata da alta mortalità se la diagnosi avviene in fase avanzata. La terapia è essenzialmente chirurgica, tanto più efficace quanto più precoce è la diagnosi. Le displasie ed i carcinomi in situ sono trattabili ambulatorialmente, con interventi in anestesia locale e ottimi risultati in termini di guarigione.

 

 

 

Fonte Verde Azzurro

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