[ALTOPASCIO] «Sono ludopatico»: il rapinatore del bar finisce ai domiciliari

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LUCCA. «Sì, ho forzato due slot machine e ho preso i soldi perché perdevo. Per me il gioco d’azzardo è una malattia. Non posso resistere al videopoker e i miei guadagni li butto nelle macchinette». Una confessione choc quella di Vasile Luca, 52 anni, originario della Romania e residente a Bologna, arrestato grazie all’intervento di un appuntato dei carabinieri in congedo, dopo il furto trasformatosi in rapina commesso mercoledì all’ex bar Dina ora Mirko sulla via Pesciatina a Gragnano di proprietà dell’ex militare. Un racconto, quello del muratore con alle spalle una condanna di due anni fa per furto, che ha colpito anche il giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri che al termine dell’udienza di convalida ha modificato la misura cautelare: da custodia in carcere ad arresti domiciliari in attesa del processo previsto nel 2018.

Racconto credibile. Ha reso piena e spontanea confessione Luca che non ha fatto mistero di essere da tempo affetto di un disturbo mentale e compulsivo: incapace di resistere alla tentazione persistente di giocare somme di denaro alle macchinette o in altri giochi. E soprattutto incapace di smettere. Così il suo istinto, nel tentativo di recuperare il denaro perso alle slot dopo aver giocato tutti i soldi che aveva in tasca per recuperare la perdita subita, lo ha portato a svuotare il contenuto di due videogiochi impossessandosi di 328 euro contenuti nella cassetta interna alle due slot aperte con un passpartout. E ha convinto il giudice anche la spiegazione fornita sulla sua presenza in Lucchesia: «Sono un muratore, lavoro per una ditta felsinea e ho una mia busta paga – ha raccontato Vasile Luca nell’udienza di convalida – Mi trovavo in zona con il connazionale per effettuare lavori per conto di un’impresa edile all’interno di un appartamento ad Altopascio. Ero alla guida della Ford CMax di mia cognata quando ho visto il bar sulla strada e abbiamo parcheggiato la vettura entrando a prendere un caffé. All’interno c’era la sala slot e non ho saputo resistere alla tentazione. Mi sono fiondato all’interno e ho cominciato a giocare inserendo tutte le monete che avevo». Il rumeno al giudice fa nome e cognome del connazionale che era con lui, ma lo scagiona da ogni accusa: «Non c’entra nulla, è totalmente estraneo ai fatti. Ha colpito il barista per liberarmi, ma non sapeva delle mie intenzioni e della mia malattia». Nei confronti di Luca c’è una condanna per furto passata in giudicato e alcuni precedenti di polizia. Tutti con un minimo comun denominatore: la ludopatia.

Tintinnio sospetto. L’insolito e ripetuto tintinnio delle monetine che fuoriuscivano dalle slot machine è stata la molla che ha scatenato i sospetti e la reazione di Cosimo Del Giudice, l’eroico barista ed ex appuntato dell’Arma

che ha bloccato, con l’ausilio della consorte e del fruttivendolo ambulante, il muratore autore del furto trasformatosi in rapina perché nella colluttazione il gestore del locale ha riportato contusioni al costato giudicate guaribili dai medici dell’ospedale San Luca in cinque giorni.

Fonte: Il Tirreno

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