PORCARI «Mai stato minacciato» – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

PORCARI. Osserva sconsolato quei cinquemila metri di capannone ridotte ormai ad uno scheletro fumante con i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento di piccoli focolai tra le masserizie e le scatole di calzature in plastica per la casa e per il mare ormai fuse, annerite, inutilizzabili. Romano Ercolini dal 1975 è titolare della Er.Ba. Market srl in via Giacomo Puccini a Porcari, azienda che distribuisce in modo capillare prodotti con i marchi Rox e Lalù. Sino al 1997 assieme ad un socio, successivamente con suo figlio e sua figlia. Per una volta l’imprenditore anticipa il cronista: «So già cosa mi vuol chiedere: se abbiamo ricevuto telefonate minatorie o lettere anonime. La mia risposta è secca: no. In 42 anni di attività non credo di aver mai avuto nemici e anche vent’anni fa quando ci siamo divisi con il mio ex socio è rimasta una stima reciproca. Sono una persona capace di mantenere buoni rapporti con tutti: clienti e concorrenti». Insistiamo per capire meglio.

Nessuno in questi anni, magari di recente, le ha fatto proposte di acquisizioni di quote che lei ha respinto o ha cercato di avvicinarla per farle capire che era interessato al suo business?

«No, nessuno si è fatto vivo per entrare in società. D’altronde io non ho chiesto l’aiuto di nessuno e vado avanti nell’attività con i miei figli. È ancora presto per dire se si è trattato di un incendio dovuto a cause accidentali o di natura dolosa. Io confido nelle forze dell’ordine e ringrazio sentitamente i vigili del fuoco che hanno fatto e stanno facendo un lavoro straordinario».

A quanto ammonta il danno? Ci saranno ripercussioni sull’attività lavorativa e sul personale? Siete assicurati contro l’incendio?

«Guardi nel magazzino erano stipate migliaia di paia di scarpe pronte a rifornire i supermarket di tutta Italia dei prodotti Rox: dall’Esselunga alla Conad, dalla Coop ad Acqua & Sapone. Valore commerciale della merce andata distrutta: 4,5 milioni di euro. Per quanto riguarda il capannone ci sono i tecnici e gli ingegneri che stanno facendo una stima precisa dei danni che sicuramente di gran lunga il valore delle calzature andate distrutte. Logico che questo disastro si ripercuoterà anche a livello occupazionale. Nelle mie aziende lavorano 17 persone, alcune da oltre 30 anni e comunque nessuno da meno di 10 anni. Siamo una piccola grande famiglia, ma stante la situazione non posso certo escludere il ricorso alla cassa integrazione per una parte di dipendenti. Per quanto riguarda la distribuzione è ancora attivo, oltre agli uffici fortunatamente salvati dalle fiamme, anche l’altro capannone dove si distribuiscono ai grossisti calzature e borse con il marchio Lalù. Ci stringeremo un po’, ma non possiamo permetterci il lusso di fermarci altrimenti sarebbe la fine. Se siamo assicurati? Sì nel contratto c’è la clausola contro gli incendi».

Dov’era quando si sono sviluppate le fiamme? I dipendenti hanno notato qualcosa di strano?

«Sono stato avvisato alle 20,40 dal servizio di vigilanza della Globo giunta sul posto perché era scattato l’allarme. Le guardie giurate hanno visto le fiamme sulla destra del capannone guardando in direzione de La Torretta di Porcari. Mi sono precipitato sul posto. C’erano già i pompieri, ma il fuoco aveva invaso tutto il deposito. Consideri che alle 17 finisce l’orario di lavoro dei magazzinieri mentre gli uffici chiudono alle 19.30. Ecco, io me ne sono andato

a quell’ora e non ho notato anomalie. A quell’ora stava piovendo, ma si erano sprigionati fulmini e saette. All’interno dell’edificio ci sono le prese per l’impianto di illuminazione e per la lavorazione. Ma i muletti non erano in carica e in ogni caso le prese di corrente sono esterne».

Fonte: Il Tirreno

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