PORCARI Rox, l’Arpat ridimensiona l’allarme – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –


Storia di un allarme e di come si prova, dopo qualche giorno, a farlo rientrare. Ci ha pensato l’Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, con una lunga nota di Capodanno sull’incendio della Rox di Porcari. Un testo nel quale non si risponde alle critiche arrivate in primis dal sindaco di Porcari Leonardo Fornaciari, che ha puntato il dito su un certo ritardo nell’intervento dell’agenzia. Piuttosto, si ricostruisce la vicenda e si spiega come si è arrivati alla mappa già pubblicata nella giornata di sabato (e che qui riproponiamo) con le aree potenzialmente colpite dalle ricadute delle polveri.

Ieri mattina alle 7,17 tra l’altro i vigili del fuoco sono nuovamente partiti alla volta della Rox per un focolaio che aveva ripreso a bruciare. L’intervento tempestivo ha impedito che il fuoco si propagasse e un’ora dopo era spento.

Nelle ore intorno a Capodanno, le popolazioni di Porcari – ma anche degli altri Comuni della Piana – hanno continuato a discutere dell’accaduto e delle paure scaturite soprattutto dalla conferma che nel tetto dell’azienda fosse presente amianto. «Considerate le dimensioni dell’incendio – spiega Arpat -, la durata dello stesso e la contiguità col centro abitato, le misure assunte dai Comuni interessati, con la prima ordinanza (invito a tutta la popolazione a rimanere in casa, sospendere attività in esterno, lavare terrazzi e davanzali e lavare accuratamente e abbondantemente prima dell’uso, frutta, verdura ed ortaggi) sono quelle tipiche da adottare in questi casi e risultano sufficienti, per quanto riguarda la protezione degli abitanti delle zone limitrofe al sito dell’evento, a far fronte alle conseguenze immediate di un incendio del quale non siano note le dimensioni delle zone di territorio interessate. La stima delle “zone di impatto”, prodotta in emergenza dal Settore Modellistica previsionale di Arpat, tenuto conto dell’evoluzione delle condizioni meteorologiche nella zona durante l’incendio, ha messo in evidenza che le aree di maggiore probabile ricaduta dei prodotti di combustione, hanno un raggio massimo di 750 metri dal centro dello stabilimento interessato».

Da qui nasce la mappa già pubblicata che comunque, prosegue l’agenzia, se improntata a criteri “cautelativi”, per non escludere anche aree che potrebbero essere state interessate in misura marginale dagli effetti dell’evento. Le elaborazioni hanno confermato l’impostazione opportunamente cautelativa delle misure assunte con la prima ordinanza del sindaco di Porcari, e riprese dai comuni limitrofi; la revisione dell’ordinanza, dopo lo spegnimento dell’incendio, che mantiene valide solo le indicazioni di lavare abbondantemente con acqua i prodotti dell’orto o simili coltivati all’esterno e le indicazioni di pulire con acqua terrazzi davanzali e balconi è, a sua volta, coerente con le valutazioni previsionali dell’agenzia».

In ogni caso, il disegno dell’area potenzialmente interessata «permette di ridimensionare l’allarme generalizzato che si era diffuso in tutta la piana, compresi i comuni limitrofi, e con preoccupazioni perfino a Lucca».

Sulla questione dei prelievi e dei tempi necessari per le analisi, Arpat conferma quanto annunciato dal sindaco di Porcari: «Nella mattinata del 30 dicembre, sono stati allo scopo prelevati alcuni campioni da destinare alle analisi chimiche per la ricerca dei microinquinanti organici che possono essersi depositati, a livello del suolo, a seguito dell’incendio. Sui tempi necessari per l’effettuazione delle analisi, a cura dell Laboratorio di Area Vasta Arpat di Livorno, va

ricordato che la tipologia di queste analisi è particolarmente complessa e richiede tempi tecnici non comprimibili, di non meno di una settimana». Per poter visualizzare i risultati degli esami sarà necessario collegarsi al sito istituzionale dell’agenzia.


Fonte: Il Tirreno

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