PORCARI La polizia smantella il ‘supermercato’ della droga a Sant’Anna e sequestra beni per 250mila euro

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LUCCA – La polizia ha smantellato un vero e proprio ‘supermercato della droga’ in via Sforza a Sant’Anna, che aveva molti minorenni tra i ‘clienti’ abituali e ha sequestrato beni per circa 250mila euro.

 

Erano i vicini di casa di una famiglia di origine marocchina, finita in carcere nel 2016 e, una volta che questi sono finiti in carcere, abitando sullo stesso pianerottolo, hanno di fatto sostituito l’altro nucleo familiare nello spaccio degli stupefacenti.

A capo di tutta l’organizzazione una donna di 40 anni, di origini albanesi, Adelina Lisi, che, ogni giorno, dopo aver accompagnato la figlia minore a scuola, tornava a casa, in via Sforza e iniziava a ‘lavorare’: quella che aveva messo su era un’attività di spaccio tale da riuscire, in soli due anni, ad acquistare due immobili – uno a Capannori e uno a Porcari – e due terreni. Il tutto grazie allo spaccio di cocaina, marijuana e hashish – anche a minorenni – che la donna gestiva assieme al figlio, Hasan di 23 anni e al genero Daniel Valentin Ungureanu di 28 anni.

 

Al termine di complesse indagini, rese ancora più difficili dal fatto che avevano instaurato un clima di terrore nei vicini che, anche se non minacciati direttamente,  non si sottraevano ai ricatti e alle imposizioni di questa famiglia. E ieri è scattato il blitz della Squadra Mobile di Lucca, guidata dalla dottoressa Silvia Cascino, che ha portato all’arresto dei tre – Adelina Lisi, il figlio Hasan e il genero Daniel Valentin Ungureanu – il sequestro di due chili di marijuana, un chilo di hashish e 15 grammi di cocaina, che sono stati trovati nascosti in una borsa nel vano lavanderia, assieme al materiale necessario per il confezionamento delle dosi.

 

Ma non solo: durante le indagini, è emersa l’abitudine dei tre di nascondere la droga anche negli appartamenti degli altri condomini che – spaventati – non dicevano di no, per paura di rappresaglie: questo ha comportato che la polizia, ieri, perquisisse tutti e 13 gli appartamenti dello stabile nonché le aree comuni.

 

La tipica giornata di lavoro dei tre iniziava presto: attorno alle 8 di mattino i primi clienti iniziavano a suonare il campanello. Venivano ricevuti sul pianerottolo dell’appartamento, quindi senza entrare in casa: la donna o uno degli altri due, andavano sul pianerottolo a prendere ‘l’ordinazione’ e, non prima di aver verificato che potessero pagare, tornavano nell’appartamento e prendevano la dose richiesta, per poi consegnarla al ‘cliente’ che intanto aspettava sul pianerottolo.

 

Gli investigatori della Mobile lucchese sono riusciti a documentare il via vai degli spacciatori e le cessioni sul ballatoio del secondo piano del condominio di via Sforza e, grazie a una telecamera esterna, sono riusciti anche a intercettare i dialoghi tra gli indagati e i clienti, scoprendo, ad esempio, così che c’era una differenza di prezzo non solo tra tipo di droga acquistata ma anche basata sulla qualità. Il fatto che non sospettassero nemmeno di essere intercettati, ha fatto sì che parlassero in maniera chiara e, quindi, si sono avuti espliciti riferimenti alle sostanze richieste ‘coca’, ‘erba’, ‘fumo’, oppure alla qualità ‘bella grassa’, ‘roba pulita’, ‘la roba iù bella che esiste a Lucca’ e anche al prezzo ‘un ventino trattato bene’, per non parlare dei debiti contratti e gli oggetti lasciati in pegno. Se alcuni clienti, infatti, chiedevano di avere la droga a credito, altri invece pagavano con indumenti appena rubati o generi alimentari, anche questi rubati e, infine, altri ancora lasciavano in pegno cellulari, assegni o documenti.

 

Ogni giorno venivano effettuate tra le 25 e le 60 cessioni, in un orario che andava dalle 8 di mattina alle 23 fino a mezzanotte. Ben precise erano le tariffe: una dose da 0,8 grammi di cocaina costava 60 euro, mentre un grammo di marijuana poteva costare da 5 a 10 euro, a seconda della qualità.

 

Un’attività molto redditizia: nonostante la famiglia Lisi vivesse in una casa di edilizia popolare, in quanto il solo reddito ‘ufficiale’ era quello del marito di Adelina, operaio in una cartiera, in due anni, erano riusciti ad acquistare due ‘terra-tetto’ uno a Capannori e uno a Porcari, nonché due terreni agricoli, uno in via Polla e uno in via Sillori. Qua, i Lisi avevano due allevamenti di cani di grossa taglia – pitbill, dogo argentino e così via – che allevavano per la vendita. La polizia ha segnalato questi allevamenti alla polizia municipale per le pessime condizioni igienico-sanitarie dei luoghi e degli animali.

Nel corso dell’indagine, inoltre, è emerso che nel terreno qualche tempo fa i Lisi avevano nascosto una borsa con 35mila euro: ieri però alla perquisizione è emerso che dei soldi non c’era più traccia, ma la polizia ha comunque trovato numerosi bilancini di precisione e dei cellulari, nonché il materiale per il confezionamento delle dosi.

 

Adelina, parlando con clienti più fidati, aveva detto che l’attività era necessaria per fare la casa alla figlia: probabilmente poi oltre la casa, hanno pensato bene di prenderne anche un’altra, di acquistare delle auto di lusso, anch’esse poste sotto sequestro. Secondo la polizia, i beni sequestrati ammontano come valore a circa 250mila euro, mentre la droga tolta dal mercato ha un valore complessivo di  33mila euro, 10mila di cocaina, 15-20mila di marijuana e 7-8mila di hashish.

 

 

 

Fonte: Lo Schermo

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