PORCARI Il bagno nel fiume Serchio: quando il relax è low cost – Video – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

L’alternativa alla spiaggia: il tuffo nel fiume Serchio Ecco le immagini di una giornata di relax passata nel fiume Serchio, vicino al ponte di Monte San Quirico (foto Fiorenzo Sernacchioli)


LUCCA. L’acqua del mare è un’illusione, quella del fiume un rimedio efficace e a costo (quasi) zero per fuggire dal caldo opprimente. O almeno provarci. Vicino al ponte di Monte San Quirico, decine di persone trascorrono una domenica di relax, facendo la spola tra il Serchio e la spiaggetta. Non di sabbia, ma coi sassi. Un cartello che precede la discesa verso il fiume ricorda (in più lingue) il divieto di balneazione istituito nel 2015 dall’amministrazione Tambellini, d’intesa con la Provincia, a seguito della morte di due giovani, entrambi annegati. Alcuni non lo sanno. Altri sì, però fanno finta di nulla. E si tuffano senza esitazione, per rigenerarsi. Si incrociano diverse tipologie di bagnanti: intere famiglie con bambini, gruppi di ragazzi, coppie di anziani, uomini e donne soli o con il cane al guinzaglio. Sono stranieri in prevalenza, ma non mancano anche i lucchesi. «Ogni giorno, in estate, le sponde del fiume si popolano, non solo la domenica. Il viavai è continuo» ripetono quasi fosse un mantra gli stessi frequentatori.

Tra loro c’è Abdellah Enassiri, che vive a Porcari. «Qui è comodo e si risparmia, basta portarsi il cibo da casa». Il figli o esce dall’acqua e si avvicina per ascoltarlo, incuriosito e pure aggiungere elementi alla conversazione. «Il mare in Versilia è sporco, ci sono le meduse e le alghe» racconta. «Tra benzina, ombrello e parcheggio le spese da sostenere sarebbero alte» aggiunge il padre. E pazienza se mancano i servizi che uno stabilimento balneare può offrire. I problemi, semmai, per Enassiri sono altri. «Tra i sassi capita spesso di trovare pezzi di bottiglie di vetro. È molto pericoloso. Infatti mio figlio tiene le scarpe quando fa il bagno».

Il degrado, in certi tratti delle spiaggette, è evidente e non passa certo inosservato. «Dipende dall’educazione delle persone» aggiunge un ragazzo che abita a Ponte a Moriano. È facile rendersene conto e riuscire a distinguere tra chi, quando se ne va, raccoglie i rifiuti prodotti portandoseli via e chi, invece, li abbandona contribuendo a rendere lo spettacolo visivo in certi punti davvero desolante. Mancano i bidoni a ridosso del fiume «ma questo non può rappresentare un alibi» ribatte un gruppo di giovani di San Vito, assidue frequentatrici della spiaggetta poco distante dal ponte di Monte San Quirico. «È come se questo luogo fosse un po’ casa nostra e quando vediamo della sporcizia, ci viene spontaneo prenderla e rimuoverla. Conosciamo altre persone che fanno lo stesso. In questo modo si prova a sopperire a comportamenti maleducati e incivili».

Che non bastano, comunque, a tenere lontani quei bagnanti per i quali qualche ora di svago sul bordo del fiume è un must irrinunciabile. Come per il signor Remo, albanese di nascita, ma da anni trapiantato a Porcari. «Ogni volta che ho del tempo libero, vengo qui a trascorrerlo. L’ambiente è tranquillo e l’acqua in parecchi punti è pulita». Anche se l’attenzione per le correnti (spesso forti ) e le buche rimane massima, proprio in virtù dei tragici episodi del 2015. «Ero sulla spiaggetta il giorno in cui uno di quei due ragazzi affogò. Se ci ripenso, mi vengono i brividi» confessa una donna. Un attimo di silenzio. Poi la mente torna a pensieri più leggeri.

 

Fonte: Il Tirreno

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