[ALTOPASCIO] Ridotta in Appello la condanna a Lombardo

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ALTOPASCIO . La Corte d’Appello di Firenze (presidente Vannucci, a latere Sacco e Zanobini) nei giorni scorsi ha ridotto da 16 anni e mezzo e 13.500 euro di multa a 12 anni 9 mesi e 23 giorni e 3200 euro di multa la pena inflitta a Giuseppe Lombardo, 53 anni, residente a Spianate di Altopascio e facente parte, stando agli investigatori, di una famiglia ritenuta legata alla cosca calabrese Facchineri di Cittanova (Reggio Calabria). Il padre Antonino infatti, per l’accusa, apparteneva alla n’drangheta ed era stato arrestato per mafia nel 1997 e condannato definitivamente nel 2003. Sfuggito ad un agguato mafioso – nell’ambito di una faida tra famiglie in cui venne ucciso un altro figlio, Angelo, e altri due rimasero feriti – Antonino Lombardo decide di cambiare aria e trasferirsi ad Altopascio assieme al figlio Giuseppe che all’epoca aveva 22 anni.

PENA RICALCOLATA. La pena per Lombardo, il suo legale Massimo Panzani aveva presentato ricorso in Appello, è stata rideterminata per un mero errore di calcolo. Ma la riduzione non inficia il contenuto della condanna dei giudici del tribunale di Lucca che avevano riconosciuto Giuseppe Lombardo colpevole di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga (in forma lieve), alle minacce, all’estorsione e ad altri reati. Ma nei suoi confronti i giudici di primo grado non avevano riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

RIDUZIONE DI PENA. Chi invece ha avuto una riduzione di pena perché ritenuto non colpevole in relazione a un episodio di tentata estorsione è Antonio Scavelli che nel luglio 2016 il collegio giudicante del tribunale di Lucca condannò alla pena di 8 anni e al pagamento di una multa pari a 6500 euro. In Appello invece – l’accusa era retta dal sostituto procuratore generale Fabio Origlio – Scavelli è stato condannato a 4 anni e un mese di reclusione e a 900 euro di multa.

LE INDAGINI. A svolgere quell’inchiesta fu la Direzione Distrettuale Antimafia all’epoca diretta dal procuratore Squillace Greco oggi capo dell’ufficio requirente del tribunale di Livorno. Nel 2013 la procura antimafia di Firenze arrestò i due imputati e altre 11 persone (tutte scelsero riti alternativi) sequestrando beni per milioni di euro. In particolare il Gico aveva individuato beni riconducibili a Lombardo ed effettuato un accertamento patrimoniale sui componenti l’associazione a delinquere. All’epoca furono individuati beni per un valore complessivo

di 1,5 milioni di euro. Tra questi c’era pure la villa a Spianate, dotata di un bunker sotterraneo per un’eventuale la latitanza o irreperibilità. Stando agli inquirenti il sequestro di alcuni beni, una villetta e l’automobile, si sarebbe trasformato in confisca. —

Fonte: Il Tirreno

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