[ALTOPASCIO] «Chiese una pistola per andare al poligono»

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LUCCA

«Disse che gli serviva una pistola per andare al poligono, ma non aveva le idee chiare». Il signor Nunzio ricorda bene Danny Scotto, il 27enne di Chiesina Uzzanese che la scorsa settimana si è presentato all’armeria Matteoni di Altopascio per acquistare un’arma da fuoco. La stessa con cui, secondo gli inquirenti, venerdì sera avrebbe freddato Giuseppe Marchesano nella sua casa di Montopoli. «Quel ragazzo di cui parlano i giornali è venuto il 5 novembre – spiega il signor Nunzio – Se avesse già una passione per le armi non glielo so dire, qui passa tanta di quella gente. Di certo era un volto nuovo, uno che non avevo mai visto prima e che non frequenta i gruppi di sportivi che praticano il tiro a segno, almeno che io sappia. Si è presentato dicendo che voleva iniziare ad andare a sparare al poligono e che gli serviva una pistola. Aveva con sé il porto d’armi sportivo. Tutto in regola, così gli ho mostrato alcuni modelli. Non aveva le idee chiare: ne ha viste alcune e poi ha deciso di prendere quella».

“Quella” sarebbe il revolver Magnum calibro 357, un’arma che secondo gli inquirenti è compatibile con quella che ha ucciso Marchesano. «È una pistola a tamburo, di quelle che non lasciano bossoli per terra (in casa di Marchesano non ne sono stati trovati, ndr) – spiega il negoziante – Ha preso solo quella, nessuna altra arma. Come mi è sembrato? Una persona tranquilla, cosa vuole che le dica? Ma di più non mi faccia aggiungere. Capisca la situazione, c’è di mezzo un ragazzo morto. Se le forze dell’ordine hanno bisogno di me, sono pronto a raccontare quello che ricordo, ma di più non mi sento di aggiungere a parte ciò che le ho già detto, ovvero che il ragazzo sembrava tranquillo e aveva il porto d’armi in regola». Del resto valutare le intenzioni dell’acquirente di una pistola non è cosa semplice e soprattutto non rientra tra i compiti di chi le armi le vende per mestiere.

La Magnum comprata lunedì 5 novembre da Danny Scotto e denunciata il giorno dopo alle autorità è stata ritrovata nella sua abitazione di Chiesina a seguito delle perquisizioni. Per gli inquirenti è quella l’arma del delitto: il calibro è compatibile con le ferite riportate da Marchesano, ucciso con sei colpi, di cui quattro tra volto e collo e due agli arti inferiori. Per averne la certezza bisognerà aspettare ulteriori accertamenti tecnici. Qualcosa di più si saprà non appena il sospettato sarà sottoposto allo “stub”, l’esame che consente di capire se una persona di recente ha usato un’arma. In pratica si vanno a rilevare le cosiddette “polveri di lancio”, microscopiche particelle di piombo e nitrocellulosa che si depositano addosso a chi impugna la pistola al momento dell’esplosione del proiettile.

Lo si fa con un supporto metallico sul quale è incollato un nastro adesivo, che viene passato sulle mani e sugli abiti del sospettato. C’è da chiarire anche se tra il 5 e il 9 novembre (giorno della morte di Marchesano) Danny Scotto abbia provato l’arma in qualche poligono di tiro. —

Fonte: Il Tirreno

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