[NEWS] Il Santo del giorno, 30 Novembre: S. Andrea Apostolo – S. Galgano

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Il Santo del giorno, 30 Novembre: S. Andrea Apostolo – S. Galgano

 

 

Andrea il primo apostolo, fratello di Pietro e come lui crocifisso, ma in maniera diversa dal Messia, che, per primo riconobbe, quando ancora era discepolo di S. Giovani Battista.

E S. Galgano, il santo della spada nella roccia e della celeberrima abbazia abbandonata, tra le più suggestive al mondo!

 

 

di Daniele Vanni

 

San Galgano, al secolo, Galgàno Guidotti(Chiusdino, 1148/1152 circa – Chiusdino, 30 novembre 1181), fu un cavaliere vissuto in Toscana nel XII secolo, che scelse una vita da eremita ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

 

La sua spada, confitta nel terreno roccioso nell’eremo che porta il suo nome, è meta di curiosi e devoti da tutto il mondo!

 

Su Galgano, vi sono pochi dati storici sicuri, come incerto è il suo stesso cognome. Nacque probabilmente nel 1148 a Chiusdino, ora nella provincia di Siena, da Guidotto e Dionigia, in una famiglia della nobiltà locale e morì il 30 novembre 1181, giorno della celebrazione liturgica.

 

Secondo la tradizione, fu un figlio a lungo desiderato ed era destinato, per i costumi dell’epoca, ad una vita da guerriero, quale cavaliere medievale, che nascendo nel senese, durante le lotte dei signori locali, Gherardesca, Pannocchieschi ed altri, per la supremazia politico-militare, era facile preconizzargli un destino di soldato impegnato in questi scontri. Era un’epoca di violenze, soprusi e stupri, vissuti anche in modo ludico, come manifestazione di vigore e vitalità, ma sempre tesi ad affermare la propria forza e ad ampliare la propria sfera di dominio.

 

In questo contesto storico, Galgano ebbe una gioventù improntata al disordine e alla lussuria, salvo in seguito convertirsi alla vita religiosa e ritirarsi in un eremitaggio, vissuto con la medesima intensità con cui aveva precedentemente praticato ogni genere di dissolutezze.

 

Il luogo del suo eremitaggio è conosciuto oggi come la Rotonda di Montesiepi, che custodisce la spada infissa nella roccia e l’abbazia, i cui resti grandiosi testimoniano l’importanza e la diffusione del suo culto.

Il reliquiario della testa del santo è invece conservato a Chiusdino nella prepositura di San Michele.

 

Galgano era un giovane violento, ma era destinato a cambiare vita e a diventare un Cavaliere di Dio come profetizzatogli da “Misser Santo Micchele Arcangelo”!

Ebbe infatti, come sta scritto, due visioni successive, nelle quali l’arcangelo Michele gli indicò il suo percorso di vita.

 

Seguendo l’arcangelo ,Galgano attraversò un ponte molto lungo, al di sotto del quale si trovava un fiume ed un mulino in funzione, il cui movimento simboleggia, a chi voglia leggere oltre la farina, il pane o il guadagno del mugnaio! la caducità delle cose mondane.

 

Oltrepassato il ponte ed attraversato un prato fiorito, che emanava un profumo intenso e soave, raggiunsero, il cavaliere celeste ed il cavaliere terreno, Monte Siepi, dove, in un edificio rotondo, Galgano incontrò i dodici apostoli.

Qui ebbe la visione del Creatore: fu quello il momento della conversione. In seguito, durante altri spostamenti, per ben due volte il cavallo si rifiutò di proseguire! E la seconda volta, solo dopo una intensa preghiera rivolta al Signore, il cavallo da solo e con le briglie sciolte, lo condusse di nuovo a Monte Siepi, nello stesso posto dove la visione gli aveva fatto incontrare i dodici apostoli.

Qui Galgano, non trovando legname per fare una croce, ne fece una infiggendo la propria spada nella roccia, quindi trasformò il proprio mantello in saio e come tale lo indossò.

 

Sentì anche una voce che veniva dal cielo, che lo invitava a fermarsi in quel posto fino alla fine dei suoi giorni: iniziava così la sua vita da eremita, cibandosi di erbe selvatiche e dormendo sulla nuda terra.

Lottò e sconfisse con la sua fermezza, anche il demonio che lo tentava.

 

Durante la sua assenza, per un pellegrinaggio alle basiliche romane, tre monaci invidiosi cercarono di estrarre la spada dalla roccia per rubarla, ma non riuscendovi la vollero rompere per oltraggio. Il castigo di Dio fu immediato: uno cadde in un fiume ed annegò, un altro fu incenerito da un fulmine ed un terzo fu afferrato per un braccio da un lupo e trascinato via, ma si salvò invocando Galgano. Secondo la leggenda, le mani mummificate conservate nell’attigua cappella del Lorenzetti sarebbero proprio quelle del monaco invidioso, ma probabilmente si tratta dei resti dei primi seguaci di San Galgano rinvenute nel luglio 1694 nel sagrato della Rotonda: la radiodatazione col C14, le fa effettivamente risalire al XII secolo, quindi contemporanee a San Galgano.

 

Al ritorno dal pellegrinaggio, Galgano trovò la spada rotta e provò un grande dolore, ritenendosi responsabile, per essersene allontanato. Dio però, volendolo consolare, gli disse di ricomporre la spada posando il pezzo rotto sulla parte infissa nella roccia. Galgano obbedì e i due pezzi si saldarono perfettamente: la spada si ricostituì più forte di prima!

L’eremita costruì poi un romitorio e vi condusse una vita di meditazione e preghiera, fino al giorno in cui la voce di Dio, in una luce immensa, gli annunciò la sua morte.

 

Presenziarono alla tumulazione del suo corpo, Ildebrando Pannocchieschi, vescovo di Volterra ed i vescovi di Siena e Massa Marittima.

 

Appena quattro anni dopo la sua morte, dopo che un’apposita commissione diretta dal cardinale Conrad di Wittelsbach ebbe condotto la relativa inchiesta, proprio l’unico pontefice di Lucca, papa Lucio III lo proclamò santo.

 

Il culto di san Galgano si diffuse rapidamente, specialmente nell’ambiente cavalleresco. Era un culto che parlava di cavalleria in cui, accanto a Galgano, vi era un coprotagonista, san Michele Arcangelo, un angelo, guerriero e vindice, quasi sempre rappresentato con la spada sguainata., pronta a colpire che contraddice lo stesso nome dell’arcangelo, che in ebraico sta per: “Chi più grande di Dio?”

Così Michele aveva per primi punti Satana e gli altri angeli ribelli che volevano superare Dio, rendendoli diavoli e precipitandoli all’Inferno.

Il culto di san Michele era diffusissimo in tutto il Medioevo ed era particolarmente sentito presso i guerrieri, come i Longobardi e i Franchi, la cui devozione si esprimeva con riti e pellegrinaggi, con la costruzione di chiese, come Mont Saint-Michel in Francia e con la rappresentazione dell’angelo nella monetazione o negli stendardi.

Era un culto particolarmente intenso, che talvolta assunse anche aspetti pagano-scaramantici: san Michele accompagnava sempre il guerriero, era sempre presente nell’animo del combattente, da qualunque parte stesse.

Abbazia di San Galgano

 

A partire dal 1218, non ancora passati quarant’anni dalla morte di Galgano, fu costruita, poco lontano dalla Rotonda, l’Abbazia di San Galgano, dalle straordinarie caratteristiche architettoniche gotico-cistercensi.

 

La lenta decadenza di questo edificio imponente, l’ha ridotto ad un grandioso e mistico rudere, famoso in tutto il mondo!

 

La bellissima costruzione, colpita da incendio, diventata cava di materiali edili, depredata ed abbandonata all’incuria degli uomini (si sarebbe arrivati a vendere le lastre di piombo che coprivano il tetto!, che ne provocarono il crollo nel 1768) esaltano l’articolazione e l’eleganza architettonica delle linee che si slanciano verso il cielo aperto, facendone un inno alla spiritualità!

Pari solo alle abbazie di Melrose e di Kelso in Scozia, di Tintern in Galles, di Cashel in Irlanda, di Eldena in Germania e del Convento do Carmo a Lisbona!

 

 

 

 

 

S. Andrea Apostolo

 

 

Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: “Ecco l’agnello di Dio!”. Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: “Abbiamo trovato il Messia!”. Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale “fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa””. Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4,18-20).

Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo “con grande potenza e gloria” (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.

E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: “Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen”. Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga. È perciò onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia.

Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.

 

Le reliquie

 

Dopo il martirio di sant’Andrea, secondo la tradizione, le sue reliquie vennero spostate da Patrasso a Costantinopoli. Leggende locali dicono che le reliquie vennero vendute dai romani. Sofronio Eusebio Girolamo scrisse che le reliquie di Andrea vennero portate da Patrasso a Costantinopoli per ordine dell’imperatore romano Costanzo II nel 357[3]. Qui rimasero sino al 1208 quando le reliquie vennero portate ad Amalfi, in Italia, dal cardinale Pietro Capuano, nativo di Amalfi. Nel XV secolo, la testa di sant’Andrea fu portata a Roma, dove venne posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della basilica di San Pietro. Nel settembre del 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa ortodossa greca, papa Paolo VI consegnò un dito e parte della testa alla chiesa di Patrasso. Il duomo di Amalfi, dedicato appunto a sant’Andrea (come del resto la città stessa), contiene una tomba nella sua cripta che continua a contenere alcune altre reliquie dell’apostolo.

 

Nel sesto secolo la reliquia di una mano e di un braccio di sant’Andrea fu donata a Venanzio vescovo di Luni dal papa Gregorio Magno, suo grande amico. È tradizione che in tale tempo, e con l’occasione del dono, sia stata costruita in Sarzana la chiesa di Sant’Andrea, che divenne la dimora della reliquia. Da quel giorno l’apostolo divenne il patrono della città. Tali reliquie si conservano al presente nella cattedrale di Sarzana; essa era stata portata da Costantinopoli a Roma da un certo Andrea, maggiordomo dell’imperatore Maurizio Tiberio[4].

 

La testa del santo venne donata, insieme ad altre reliquie (un mignolo e alcune piccole parti della croce), da Tommaso Paleologo, despota della Morea spodestato dai Turchi, a papa Pio II nel 1461, in cambio dell’impegno per una crociata che avrebbe dovuto riprendere Costantinopoli. Il papa accettò il dono promettendo di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata e ne inviò la mandibola custodita nell’antico reliquiario a Pienza. Per decisione di papa Paolo VI nel 1964 le reliquie conservate a Roma vennero inviate nuovamente a Patrasso all’interno dell’antico reliquiario bizantino, fino ad allora custodito nella cattedrale pientina; in cambio il Papa donò alla cattedrale di Pienza il busto-reliquiario della testa commissionato da Pio II a Simone di Giovanni Ghini per la basilica di San Pietro in Vaticano. Le reliquie rese sono a tutt’oggi custodite nella chiesa di sant’Andrea a Patrasso in una speciale urna e vengono mostrate ai fedeli in occasione della festa del 30 novembre.

 

La chiesa madre di San Nicola in Gesualdo (AV) conserva un presunto osso del santo. La reliquia fu donata da Eleonora Gesualdo, badessa del celebre monastero del Goleto, quando, verso la fine del Cinquecento, si trasferì a Gesualdo presso il fratello principe Carlo.

 

Altre reliquie attribuite a sant’Andrea sono dislocate in punti fondamentali della sua venerazione: nel duomo di Sant’Andrea di Amalfi, nella cattedrale di Santa Maria a Edimburgo (Scozia), nella chiesa di Sant’Andrea e Sant’Alberto a Varsavia (Polonia).

 

Nel 2007 una reliquia del santo è stata consegnata dal vescovo di Amalfi al patriarca ecumenico Bartolomeo affinché fosse conservata nella cattedrale di San Giorgio in Costantinopoli (sede del patriarcato)[5].

 

 

 

Patronato: Pescatori, Pescivendoli Fabbricanti di corde, Paralitici, Giovani donne che cercano marito.

Contro i Crampi, Dissenteria, Gotta, Paralisi, Rispola, Torcicollo.

 

Diocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni (ed oggi è festa patronale ad Amalfi)  Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, Montecarlo (LU), Montespertoli (FI), Sarzana (SP) Empoli (FI), Trequanda (SI) Monteverdi Marittimo (PI)

 

Grecia, Inghilterra, Romania, Russia, Scozia, Prussia

 

Bordeaux Edimburgo, Luqa di Malta

 

Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco. Quasi sicuramente il suo nome (derivante dal vocabolo greco ανδρεία, “virilità, valore”), come altri nomi tramandati in greco, non era il nome originario di questo apostolo in quanto, nella tradizione ebraica o giudaica, il nome Andrea compare solo a partire dal II-III secolo.

 

Emblema: Croce decussata, Rete da pescatore

 

 

La Chiesa di Costantinopoli lo venera come suo insigne patrono.

 

In Scozia

 

Alla metà del X secolo, Andrea divenne santo patrono della Scozia. Molte leggende volevano che le reliquie di sant’Andrea fossero state traslate con poteri soprannaturali da Costantinopoli al luogo attualmente denominato “Sant’Andrea” (in pitico, Muckross; in gaelico, Cill Rìmhinn).

La croce decussata (o “Croce di Sant’Andrea”) forma la bandiera nazionale scozzese

Due antichi manoscritti scozzesi ricordano che le reliquie di sant’Andrea vennero portate al re dei Piti, Óengus I Mac Fergusa (729–761), da un certo Regolo

Numerose chiese parrocchiali di Scozia e congregazioni della Chiesa cristiana del paese sono dedicate a sant’Andrea. La Chiesa nazionale del popolo scozzese a Roma è la chiesa di Sant’Andrea degli Scozzesi.

 

Nella bandiera della Scozia (quindi anche in quella del Regno Unito e nello stemma della Nuova Scozia) e in diverse altre figura la croce di sant’Andrea. Compariva anche sulla bandiera dei confederati degli Stati Uniti d’America, anche se il fondatore, William Porcher Miles, riteneva di aver cambiato l’insegna da una croce classica ad una decussata per motivi araldici e non religiosi.

 

In Corsica

 

In Corsica, la sant’Andrea (chiamata Sant’Andria in lingua corsa) simboleggia la fine dell’autunno e l’impegno popolare ai valori della condivisione e della solidarietà.

 

La gente travestita bussa alle porte per chiedere cibo con una preghiera chiamata : “A pricantula di u sermone di a muntagna” (“apriti! apriti! À Sant’Andria, chì vene da longa via, hà i pedi cunghjilati è hà bisognu di ricaldassi, d’un bon bichjeru di vinu”).

 

In Romania

 

La tradizione romena vuole che sant’Andrea (chiamato Sfântul Apostol Andrei) sia stato uno dei primi a portare il cristianesimo nella Scizia Minore, l’attuale Dobrugia, al popolo locale dei Daci (antenati dei romeni). Già presso i Padri della Chiesa, infatti, sant’Andrea viene citato come pellegrino in questa regione[7]. Tre sono i toponimi e numerose antiche tradizioni sono riconducibili a sant’Andrea, molte delle quali possono conservare un substrato pre-cristiano. Esiste anche una caverna dove si ritiene che egli abbia alloggiato. La misteriosa tradizione che vuole che egli fosse solito battezzare nel villaggio di Copuzu è anche collegata da molti etnologi con il fenomeno delle campagne di cristianizzazione legate agli apostoli.

 

In Ucraina

 

Il primo cristianesimo in Ucraina, ricorda che l’apostolo Andrea avrebbe viaggiato nel sud dell’Ucraina, lungo il Mar Nero. La leggenda vuole che egli abbia anche percorso il fiume Dnieper e abbia raggiunto la località che in seguito sarebbe divenuta Kiev, dove venne eretta una croce sul sito dove abitualmente Andrea risiedeva, profetizzando la nascita della città all’insegna del cristianesimo.

 

 

 

 

 

 

 

Statua di sant’Andrea nella basilica di San Pietro

 

Statua in argento di Sant’Andrea custodita nel Duomo di Amalfi

 

 

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