PORCARI Prodotti esclusivi e negozi specializzati: come ci si salva dalla crisi della calzatura – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

La consapevolezza di una crisi che continua a mordere, ma anche la scommessa, i progetti per il futuro. Un esempio? Tornare al passato. Lo spiega in modo ragionato, dettagliato, Luigi Pierro, amministratore unico della Del Carlo srl in via Pacini a Porcari (nata nel ’97, 22 dipendenti), una delle otto aziende calzaturiere della provincia di Lucca (con Peveramoda, Da.Ma., L’Artigiana Viareggina, Lelly Kelly, Lottini, Lenci Calzature, Pera Carlo Shoes) che hanno appena partecipato (dal 10 al 13 febbraio) al Micam, fiera internazionale della calzatura che si svolge a Milano due volte l’anno.

«Da dieci anni a questa parte – spiega Pierro – è la prima volta che torniamo al Micam. Non so dare un giudizio: se dovessi paragonarlo a dieci anni fa, direi che siamo su un altro pianeta. Il nostro settore sta vivendo un’involuzione pazzesca, c’è una crisi generale della moda, abbigliamento e calzatura. Detto questo, sono abbastanza soddisfatto: non avevo grosse aspettative, ho rivisto la clientela, le comunicazioni attraverso i buyer non sono così semplici». Perché tornare a una fiera dopo dieci anni? «Perché sono cambiate le dinamiche di distribuzione – risponde -. Noi facciamo un articolo medio alto con contenuti sia stilistici che tecnici, quindi ci siamo rivolti prevalentemente a boutique di abbigliamento. Oggi però le boutique stanno vivendo momenti di crisi, ovunque i negozi stanno venendo meno a favore delle catene. Le boutique soffrono e riducono i budget. Noi sentiamo la necessità di tornare nei negozi di calzature, che sono rimasti pochissimi, anche per effetto della crescita dell’e-commerce. Puntiamo sul negoziante che spiega al cliente le calzature che propone. Sì, un ritorno alle origini, al passato, come le botteghe alimentari».

Di ritorno dal Micam, lo scoramento è il sentimento prevalente per Piergiorgio Gori, patron dell’Artigiana Viareggina (sede alle Bocchette, Viareggio), fondata nel 1960 e specializzata nella calzatura classica, di fattura artigiana e pellame ricercato, oggi con una ventina di dipendenti: nei tempi migliori erano stati anche settanta e cinque i negozi di proprietà, poi chiusi. «È dal ’66 che faccio ininterrottamente le fiere – spiega Gori – ma più che si va avanti e più le cose sono difficili. Non c’è più professionalità, pochissime persone si intendono di scarpe. Una volta ad esempio si apprezzavano i materiali: oggi si confonde lo scamosciato con la crosta. La gente chiede il prezzo e basta, guarda il marchio e gli spot pubblicitari. C’è da augurarsi oggi di trovare clienti giapponesi, o russi ma di quelli con le possibilità. I clienti hanno cominciato a non pagare. E ci si è messa la vendita online, alla quale è sempre pià difficile fare fronte».

«Il Micam di febbraio non è andato bene: rispecchia la situazione del mercato della calzatura – è il punto di vista di Mario Attilieni, direttore generale di Lelly Kelly, azienda che produce calzature per bambine con sede in via dei Bocchi a Capannori (25 dipendenti fra progettazione, marketing e amministrazione, mentre la produzione è esterna, fra Italia, Spagna e Oriente) -. Per noi però è stato uno dei Micam migliori -. Non è vero che la gente non ha soldi – è l’analisi di Attilieni -, piuttosto è che sono cambiate le priorità. Non più la moda, ma i viaggi, i ristoranti. Per questo noi facciamo un prodotto che va oltre le scarpe normali: serve alle bambine per sognare. Quando il prodotto è giusto, non

contano crisi economiche né politiche. Abbiamo lavorato tantissimo con l’Inghilterra, nonostante siano in piena Brexit. Le situazioni difficili si affrontano con il prodotto giusto, evocativo. Visto quello che facciamo, in fiera ci chiedono se siamo di Milano. No, siamo di Lucca». —

Fonte: Il Tirreno

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