Panem si farà un secondo referendum, tensione con i sindacati e operai divisi

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Venerdì 6 luglio, dalle 9 alle 22, allo stabilimento di località Triboli a Badia Pozzeveri, si svolgerà il secondo referendum alla Panem di Altopascio, con gli operai chiamati di nuovo ad esprimersi su un piano che punta alla modifica del concordato preventivo. L’ ipotesi è descritta dai sindacati della Cgil come conditio sine qua non per ottenere i famosi 4 mila euro per ogni singolo addetto e per mantenere una flebile linea produttiva, da5 a20 quintali di prodotto quotidiano, incentivo all’arrivo dell’imprenditore lucchese interessato a subentrare. Nel primo referendum votarono in 39, con 20 No all’accettazione del piano suddetto subordinato però alle decisioni del tribunale di Monza (il gruppo Novelli dispone anche di un’altra fabbrica a Muggiò in Brianza) e 19 Sì. Successivamente sono state raccolte altre 35 firme di chi avrebbe voluto esprimersi ma non potette farlo o non era a conoscenza della votazione. Roberto Bleusi e Cesare Mosciatti, della RSU (ma con volontà di dimettersi, mentre per il momento è rinviata la decisione di strappare la tessera Cgil), commentano: “Il risultato del primo referendum è sovrano, perché farne uno nuovo? Il metodo democratico va rispettato, si crea un pericoloso precedente. Cosa sono 4 mila euro per un licenziamento? Senza futuro e senza lavoro dopo la firma dell’accordo. Se avesse vinto il Sì, pur essendo contrari avremmo firmato”. Sfiorata la rissa fisica oltre che verbale tra i lavoratori, divisi ormai in due fazioni distinte, i sindacalisti della CGIL molto criticati da diversi operai su come hanno condotto la trattativa, hanno però ribattuto che per qualcuno però sarebbe stato importante mettere le mani su questa cifra. Venerdì di nuovo urne aperte in un clima di tensione.

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