La…depressione di Altopascio

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searchSelf made man ce ne sono sempre meno, il classico uomo che si costruisce da solo il suo futuro con attività imprenditoriali di successo e come battuta verrebbe da dire che oggi si pensa più al presente con i…selfie. Altopascio però di questi uomini ne ha sfornati diversi, nel settore della panificazione, dei mobili e molti altri. Non li rammentiamo per nome perché rischiamo di dimenticarne alcuni e non sarebbe giusto. Un tempo quella altopascese era una zona depressa. Proprio così. Considerata in tal modo a livello socio-economico. Si narra che un celebre sindaco degli anni ’50 e ’60 a Roma portasse sempre scorte di prodotti tipici locali per ingraziarsi i politici che contavano. Sarà pure una leggenda o sarà stato assai bravo, ma il dato oggettivo è che, fregandosene dell’oasi del Sibolla (i piani regolatori un tempo venivano elaborati in modo piuttosto arzigogolato) fece dell’area tra Riatri e Ferranti e Sandroni il triangolo industriale, non quello Milano-Torino-Genova, ma quello con Fonderia, Cover, Mancioli ceramiche. Tre grandi aziende distanti pochi metri l’una dall’altra per una conurbazione industriale che per diversi lustri ha dato lavoro a migliaia di famiglie. Ciò attrasse centinaia di immigrati che arrivavano non dalla Cina, dall’Africa ma dal Sud Italia. I giovani appena diplomati in terza media, ma anche no, venivano a guadagnare e farsi una famiglia. Adesso sono in pensione e non capiscono come mai i loro figli, nati in un’epoca tecnologicamente più avanzata e con laurea in tasca, debbano essere mantenuti dal loro assegno dell’Inps. Paradossi che valgono non solo per Altopascio, of course. Ma la cittadina del Tau non ha più quei colossi, solo supermercati. Adesso l’unica speranza è costituita dallo sbarco di grosse catene: negli anni si è ipotizzato l’arrivo di Ikea, Esselunga, Mc Donald’s, Media World, Amadori, quello dei polli romagnoli. Niente si è concretizzato. Anzi, Mercatone ha cambiato tutto e talvolta si registrano malumori a livello occupazionale, Brico idem. Allora, invece di prevedere aree in cui si è costruito a raffica, dove vi sono case vuote, e visto che il sindaco è lo stesso da due decenni, perché non prevedere agevolazioni per portare attività che portino lavoro? Gli sconti sugli oneri di urbanizzazione non bastano.

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