Sequestrate dalla Guardia di Finanza proprietà per 1,2 milioni di euro

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAVille, terreni, auto di grossa cilindrata. Maxi sequestro di beni per un valore di 1,2 milioni di euro a cura dei militari del nucleo di polizia tributaria del Gico (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza di Firenze, che hanno dato esecuzione al provvedimento nei confronti di L.G. calabrese, 50 anni, domiciliato ad Altopascio, ritenuto vicino alla “ndrina dei ‘Facchineri” di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria. E’ il secondo step dell’operazione che partì nei mesi scorsi con l’operazione dei carabinieri del Comando provinciale lucchese e che portò all’esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Firenze, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. La misura cautelare patrimoniale (sulla base del decreto legislativo 159 del 2011), è stata emessa dal Tribunale di Lucca su proposta della DDA presso la Procura della Repubblica di Firenze, con il Sostituto Procuratore Ettore Squillace Greco, diretta dal Procuratore Giuseppe Creazzo. I sigilli sono stati apposti a 3 fabbricati (1 villino, 1 civile abitazione ed 1 garage) e 2 terreni ubicati in provincia di Lucca, oltre ad una autovettura di lusso. Il provvedimento colpisce il vertice dell’organizzazione, nei cui confronti è stata applicata anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per reati associativi di grave intensità, soprattutto sul versante della disponibilità di risorse finanziarie di una pericolosa propaggine della famiglia di ‘ndrangheta dei “Facchineri” operante sul territorio toscano. Le indagini delle Fiamme Gialle fiorentine condussero nel 2013 all’arresto di 12 persone affiliate ad un sodalizio criminale di origine calabrese operante nella zona della lucchesia, legato alla famiglia di ‘ndrangheta dei “Facchineri”, dedito al traffico di sostanze stupefacenti a livello nazionale. Le successive indagini sulle disponibilità patrimoniali dei componenti del clan hanno permesso di individuare un ingente patrimonio finanziario ed immobiliare gestito dai vertici dell’organizzazione (a fronte di dichiarazioni dei redditi “irrisorie” negli ultimi 10 anni) ed intestato a terze persone.

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