PORCARI Contro il rischio acqua lavori partiti sul Rio Leccio – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

CAPANNORI. Il rio Leccio è uno dei corsi d’acqua più importanti del territorio, ma anche dei più a rischio inondazioni.

Per quanto riguarda la zona nord del Capannorese le problematiche in più occasioni segnalate dagli abitanti saranno in gran parte attenuate grazie a un intervento annunciato dal Consorzio di bonifica 1 Toscana Nord. Un lavoro da 130mila euro (in buona parte dalla Regione) in sinergia col Comune di Capannori, per ridurre il rischio idraulico di una vasta area che arriva fino al centro abitato di Porcari. Il tratto interessato dal cantiere va dalla confluenza col Rio Scioppato, in località Lappato, fino al ponte sulla Provinciale 31. Qui, infatti, le sponde sono interessate da cedimenti ed erosioni, e l’alveo risulta particolarmente ristretto per il materiale alluvionale che, negli anni, si è accumulato. I lavori, che il consorzio conta di concludere entro la fine dell’inverno, comprendono anche la realizzazione di una serie di scogliere, la sistemazione di una grossa briglia a monte di via San Martino, il taglio delle piante pericolanti e la rimozione di una grande quantità di materiale.

«Il rio Leccio è uno dei corsi d’acqua di maggior importanza dell’area nord del nostro territorio e i lavori strutturali iniziati aumenteranno la sicurezza», spiega l’assessore Gabriele Bove.

Sul fronte di Porcari, invece, ci sono due interventi sul fronte sicurezza, uno immediato e uno per il futuro. I progetti sono stati presentati nel corso di un’assemblea pubblica in Padule. Il primo è un consolidamento dell’argine destro, quello più a rischio, un lungo tratto tra la ferrovia e l’autostrada, con il posizionamento di palancole metalliche per rendere l’argine solido, a difesa delle abitazioni nella zona che si trovano più in basso. La progettazione è già partita in Regione.

Il secondo intervento è la realizzazione di due casse di espansione nel tratto di valle a nord, al confine tra i due territori, per contenere le acque nel momento di massima piena e trovare uno sbocco naturale. Per realizzare quest’opera servono quasi 5 milioni che dovranno arrivare attraverso finanziamenti regionali e statali. Una soluzione

che però si scontra con le perplessità dei residenti, che hanno costituito un comitato per protestare contro quest’opera. Una delle alternative proposte, ritenuta però non praticabile dai tecnici comunali e dal Consorzio, è creare delle casse di espansione a valle, nel bacino dell’Arnaccio.

Fonte: Il Tirreno

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