[REGIONE PIEMONTE] La Regione per l’inclusione socio-lavorativa dei migranti

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Le misure che la Giunta regionale ha messo o sta per mettere in campo per favorire l’integrazione della popolazione straniera sono state al centro di un incontro sui servizi di inclusione sociale e lavorativa tenutosi il 23 febbraio nell’ambito della mostra “Exodos – Rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione”.

Gli assessori al Lavoro e Formazione professionale, Gianna Pentenero, all’Immigrazione, Monica Cerutti, e alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, si sono in particolare soffermati su alcune iniziative: al buono servizi per persone in condizione di particolare svantaggio hanno aderito finora un centinaio di soggetti, tra cui migranti inseriti nel programma di emersione, assistenza e integrazione sociale, titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari, richiedenti e beneficiari di protezione internazionale; sono di prossima attivazione gli interventi per la protezione e l’inclusione socio-lavorativa delle vittime di tratta e sfruttamento, attraverso non soltanto attività di natura socio-assistenziale, psicologica o di tutela legale, ma anche percorsi formativi volti a consolidare le competenze linguistiche e professionali; nella seconda metà dell’anno partiranno i servizi integrati nell’area dell’assistenza famigliare, che si propongono di dare dignità ai servizi di cura, svolti nella maggior parte dei casi da donne straniere, riconoscendo la professionalità e le competenze delle assistenti familiari e sostenendone l’inserimento regolare e la permanenza nel mondo del lavoro. A queste vanno aggiunte le numerose azioni previste dal sistema della formazione professionale: corsi per immigrati stranieri disoccupati, che hanno coinvolto oltre 2.000 migranti, per giovani a rischio (oltre 250 migranti), per operatori socio-sanitari (formati 600 migranti) e per giovani e adulti a bassa scolarità, che hanno visto il coinvolgimento di oltre mille stranieri. Infine, le azioni di orientamento volte a prevenire e contrastare la dispersione scolastica hanno coinvolto 2.500 migranti.

“La forza di questi provvedimenti, che ci auguriamo possano contribuire a migliorare l’accesso dei migranti al mondo del lavoro – ha dichiarato Pentenero – risiede nella loro capacità di intervenire su più fronti”. Cerutti ha ricordato che “l’’inserimento lavorativo e il sostegno all’imprenditorialità della popolazione straniera in Piemonte sono uno degli elementi alla base della stesura del testo della nuova legge regionale per la promozione della cittadinanza che andrà a sostituire la legge sull’immigrazione del 1989. I cittadini e le cittadine di origine straniera che hanno partecipato alla consultazione sul testo hanno chiesto semplificazione e formazione, e la Regione Piemonte garantirà loro pari opportunità nell’inserimento lavorativo e nel sostegno ad attività autonome o imprenditoriali, anche attraverso momenti formativi mirati alla conoscenza dell’ordinamento civile dello Stato e della legislazione sulla sicurezza e regolarità del lavoro”. Ferrari ha invece sostenuto che “è strategico che il programma Sostegno di Inclusione Attiva venga integrato da misure rivolte a soggetti che si trovano in situazione di svantaggio, per costruire gradualmente in Piemonte e in Italia un vero ed organico sistema di protezione e di inclusione sociale”.

Un’elaborazione predisposta dal settore regionale Politiche del Lavoro ha riscontrato che gli stranieri residenti in Piemonte all’inizio del 2016 erano 422.000, il 9,6% del totale della popolazione, quasi il doppio rispetto a dieci anni prima. L’aumento si è arrestato nel 2014, registrando l’anno seguente un calo di circa 3.500 unità. Un trend che, tuttavia, non è riconducibile al saldo migratorio, che si è mantenuto positivo, ma all’aumento degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.
La crescita demografica ha accentuato gli squilibri sul mercato del lavoro, con un peggioramento degli indicatori di base relativi alla popolazione migrante più marcato rispetto a quello della popolazione italiana: mentre il tasso di occupazione di questi ultimi, infatti, è rimasto invariato tra il 2007 e il 2015 al 64,5%, quello degli stranieri è diminuito di 10 punti, dal 67,7% al 57,6%. Contemporaneamente il tasso di disoccupazione è cresciuto, nel caso dei migranti, di 12,5 punti (dall’8,2 al 20,8%). L’unico ambito lavorativo che non sembra aver risentito della crisi in Piemonte è l’agricoltura, dove fra i lavoratori stagionali gli immigrati sono oggi i 2/3 del totale, con un incremento degli avviamenti tra il 2008 e il 2015 del 53%, pari ad oltre 10.000 unità. La consistente espansione in agricoltura ha permesso di contenere la riduzione delle procedure di assunzione della popolazione straniera nel periodo recessivo (-7%), compensando in parte le perdite subite negli altri settori di attività, in particolare nelle costruzioni. Gli immigrati che si sono rivolti ai servizi per l’impiego, inoltre, sono stati nel 2016 il 25% del totale, cioè 34.500 persone, di cui 22.000 provenienti da un Paese extra Unione Europea. Le elaborazioni ribadiscono le difficoltà di inserimento lavorativo degli stranieri: a inizio 2017 la quota di occupati tra coloro che si erano registrati ai Centri per l’Impiego nel corso del 2015 era del 32,5% per i migranti, contro il 42% degli italiani.

Author Gianni Gennaro Questo indirizzo email è protetto dagli . È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Fonte: Regione Piemonte
Fonte: ANSA

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