PORCARI Falò nonostante il divieto e c’è chi brucia la plastica – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

CAPANNORI. Il divieto c’è, ma non viene rispettato. Sembra essere una battaglia in salita quella contro i furbetti dei falò che nei campi danno fuoco a resti vegetali o, peggio, a plastiche e gomma. Nuove segnalazioni arrivano dalla zona fra Verciano, Massa Macinaia e Parezzana e nella fascia di confine con Porcari, dove alcuni cittadini hanno lamentato forti e cattivi odori di bruciato. Odori avvertiti nella notte e fino al mattino con comprensibile apprensione dei residenti.

A quanto pare nel falò non finiscono solo di sfalci di potature accesi da qualcuno per “fare pulizia”, un fenomeno abituale in campagna sebbene fuori legge fino al 31 marzo. Perché dalle versioni dei cittadini a prendere alla gola è un pungente odore di plastica bruciata. Un odore che, soprattutto al calar del sole, rende l’aria irrespirabile. E che al di là del disagio provoca un inquinamento dell’aria e rappresenta un pericolo per la salute. Le segnalazioni sono state rivolte anche alla polizia municipale che però è impossibilitata ad intervenire perché spesso l’allarme scatta di notte quando i vigili non sono più in servizio, e al mattino l’odore svanisce. Un odore che solitamente viene avvertito dalle 23 alle 5 del mattino, ma in una fascia oraria in cui diventa impossibile cogliere i trasgressori sul fatto. Nonostante le segnalazioni infatti i furbetti dei falò illegali la fanno franca, visto che solo i vigili urbani possono sanzionare gli eventuali trasgressori, ma negli orari notturni non sono in servizio. «Siamo rassegnati, chi vuole bruciare qualsiasi cosa può farlo tranquillamente di notte, tanto nessuno verrà mai a contestarlo o a multarlo», dicono alcuni residenti che hanno utilizzato anche la pagina Facebook del Comune per le loro segnalazioni. Segnalazioni che vanno avanti da tempo, e mentre fino al 30 ottobre c’è chi aveva approfittato di un mese e mezzo in cui il divieto di accensione di fuochi non era ancora entrato in vigore per liberarsi degli scarti vegetali (e forse non solo quelli), adesso siamo di fronte a roghi che preoccupano perché nel fuoco, a giudicare dalla natura dell’odore, sembrano finire anche materiali potenzialmente tossici e inquinanti.

E con l’arrivo della primavera il fenomeno potrebbe essere accentuato dall’utilizzo dei comuni roghi all’aperto per bruciare sterpaglie e scarti vegetali, visto che il divieto (valido solo nelle zone del territorio al di sotto dei 200 metri di altitudine) andrà momentaneamente in soffitta.

Fonte: Il Tirreno