[ REGIONE TOSCANA ] Banche, Rossi: “Sostenerle con capitali sani e investimenti pubblici”

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FIRENZE – Alla società serve un capitale sano e non parassitario, al sistema creditizio servono regole che lo risanino. E per ottenere tutto questo è necessario il coinvolgimento della politica e dell’Europa. A ribadire questi concetti è sato oggi il presidnete della Toscana Enrico

Rossi, nel suo intervento al convegno sulla crisi del sistema bancario organizzata dalla CGIL Toscana all’Istituto degli Innocenti di Firenze.

“Nella crisi del sistema bancario si deve intervenire – ha detto Rossi – per risanare la situazione anche attraverso investimenti pubblici che possano ritornare in modo positivo per lo Stato e per tutta l’economia. Ad oggi l’Italia ha messo più soldi per finanziare, attraverso il fondo ‘salva stati’, le banche spagnole che le nostre. Su temi come questo in Italia si è intervenuti con troppo ritardo. Anche recentemente il Monte dei Paschi è stato lasciato solo a fronteggiare la crisi, si è lasciato che i suoi depositi si svuotassero, al punto che poi si è reso necessario l’intervento dello Stato. Ci sono ancora tante banche, soprattutto le banche di credito cooperativo e le piccole banche, che sono in sofferenza e difficoltà. Se queste dovessero subire una crisi e distaccarsi dai territori ai quali sono legate si produrrebbe una vera e
propria desertificazione produttiva di parti importanti della Regione, ma anche del territorio nazionale. Berlinguer parlando della questione morale poneva al centro le nomine nelle Asl e nelle banche: il perchè delle Asl lo capiamo tutti perchè tutti vogliamo essere operati da un
chirurgo bravo e non da uno con qualche tessera o amicizia influente. Allo stesso modo anche per le banche è necessario che venga premiata la competenza e che si investa non per fare favore a qualcuno, ma per avere ricadute economiche positive”.

“All’Europa – ha aggiunto Rossi – credo che si debba chiedere anche chiarezza sulla separazione tra banche di credito e banche di investimenti. Credo che i nostri pensionati dovrebbero poter
autonomamente scegliere riguardo ai loro depositi se investire su una parte rischiosa o se invece, come dovrebbe essere a mio parere, preferiscono che siano utilizzati per il prestito alle famiglie o il presito alle imprese”.

Sempre parlando di chiarezza, il presidente della Toscana ha anche sottolineato che : “La crisi delle banche italiane nasce da crediti deteriorati e noi vogliamo sapere questi crediti non esigibili chi li ha presi e per quale motivo non si possono più esigere. Si dava la colpa
agli aritigiani, ma i dati dimostrano che solo l’11% dei crediti non esigibili fa capo alle famiglie e agli artigiani, mentre invece il grosso del debito è riconducibile a pochi grandi clienti. Anche nella crisi del Monte dei Paschi sono poche grandi società di capitalismo di
vicinanza ad avere ben 17 miliardi di crediti non esigibili. E questi grandi creditori oggi se la cavano semplicemente dicendo ‘non possiamo restituirli’. Noi vogliamo sapere questi nomi, perchè abbiamo bisogno del capitale, ma di un capitale sano, non di un capitale che è
parassitario e rimette il conto ai lavoratori e ai cittadini”.

“E’ molto difficile intervenire sui temi degli istituti finanziari – ha cponcluso Rossi – anche perchè perchè finora tutte queste vicende sono state decise in modo molto centralizzato a Roma. Ricordo invece che il titolo V della Costituzione attribuisce anche alle Regioni competenze
sugli istituti che hanno valore regionale. Lancio un appello: vorremmo essere consultati, vorremmo poter dire la nostra, visto che anche l’impatto occupazionale che hanno questi istituti è enomre. Una perdita occupazionale di 7000 posti di lavoro è una delle più grandi avute in
Toscana e viene da un solo settore. Credo che discuterne e trovare le forme perchè anche i processi di ammodernamento e digitalizzazione, ad esempio l’espansione dell’home banking, abbiamo un valore non solo in termini di riduzione del numero dei posti di lavoro, ma anche come
riqualificazione dei servizi all’impresa. Questo settore è stato fino ad oggi assolutamente liberalizzato, forse è giunto il momento che la politica inizi a mettere regole, ma l’unica dimensione in cui queste regole possono venire pensate è quella europea”.
 

Fonte: Regione Toscana

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