MODENA – CASA EDITRICE DIGITALE /2 – I PRIMI 4 E-BOOK DEL “DONDOLO”

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“Amici Nemici” di Marco Santagata e Walter Siti (premi Campiello e Strega) con copertina di Luca Zamoc; “Posso giocare anch’io? James Bond a Campogalliano”, di Edmondo Berselli, copertina di Wainer Vaccari; “T-Trinz. Bastardi al Grandemilia” di Alessandro Calabrese (in gara per il Premio Calvino), cover di Andrea Chiesi; “Oriele e la Fabbrica del tabacco” di Elena Bellei, copertina di Andrea Capucci. Sono quattro i primi e-book scaricabili dal sito web del “dondolo” (www.comune.modena.it/ildondolo), casa editrice digitale “civica” di Comune e biblioteche comunali di Modena sviluppata su Mlol, la più importante piattaforma per il prestito digitale, grazie anche al sostegno di BPER Banca, main sponsor.

Sul sito internet le presentazioni dei testi, le biografie degli autori e degli artisti titolo per titolo, con spazi anche per video e news tra cui l’annuncio delle iniziative di presentazione pubblica con gli autori di volta in volta pubblicati.

“Amici nemici” di Marco Santagata e Walter Siti, copertina di Luca Zamoc, racconta due vite parallele di studio e di scrittura di due grandi intellettuali modenesi. Un premio Campiello e uno Strega. La loro formazione a Modena al liceo Muratori, l’esperienza a Pisa alla scuola Normale. Un doppio racconto di formazione. Allo specchio. Questo è il primo loro lavoro firmato insieme.

“Oriele e la fabbrica del tabacco”, di Elena Bellei, copertina di Andrea Capucci. Oriele è operaia alla Regia Manifattura Tabacchi di Modena, dove si entra solo col certificato di miseria e la raccomandazione di un qualche notabile della città. Ha studiato fino alla terza elementare e campa tutti in famiglia: la madre vedova e i fratelli. Dopo dieci ore di lavoro ad arrotolare sigari, col tabacco fermentato sulla pancia, lavora in campagna e governa le bestie. Teresa, la Bruna, Argìa, Elide, Angiolina e le altre, come lei sottoposte a una dura disciplina di fabbrica, condividono fatiche e umiliazioni, ironia e buonumore, e infine il coraggio della rivolta. Il solo che abbia a cuore le sorti delle sigaraie è il dottor Rolando Silvestri, di famiglia borghese, animato dalla fede nel progresso della scienza e della società. Le visita gratis nell’ambulatorio ricavato da un piccolo teatro dismesso e compie ricerche sui topi per dimostrare il legame tra i vapori tossici della fabbrica e il tasso altissimo di aborti. Per dare voce ai corpi inascoltati delle donne, e ai loro figli indeboliti dal latte insalubre del seno materno, si troverà solo contro tutti. Due storie che corrono parallele e si incrociano in un’unica vicenda di riscatto umano e sociale. Sullo sfondo il ventennio fascista con la sua politica maschia e la retorica della (madre) patria.

“Posso giocare anch’io?” di Edmondo Berselli con copertina di Wainer Vaccari è l’unica prova narrativa di Edmondo Berselli (del quale proprio l’11 aprile ricorreva l’anniversario della morte avvenuta nel 2010). Stracult. C’è James Bond, 007, che arriva a Campogalliano, freddo umido e nebbia, nella piazza divisa tra il bar della parrocchia, quello dei comunisti e quello dei laici, socialisti, liberali, saragattiani. Siamo a metà anni Cinquanta, atmosfera guareschiana, ironia e acume berselliano. E nell’aprile ’45, in missione per conto dei servizi, Bond lì c’era già stato.

“T-Trinz. Bastardi al Grandemilia” di Alessandro Calabrese, copertina di Andrea Chiesi. I membri della compagnia del Biondo non hanno neanche vent’anni. Giocano a fare i vandali, si mettono nei guai. Si picchiano tra di loro, si picchiano sul campo da rugby. Vanno anche a scuola, ma studiano poco. Qualche volta s’innamorano. E poi, si sa, ogni banda ha i suoi nemici. I nemici del Biondo sono i Punk. Una festa, il tradimento di un amico e una pistola bastano a far precipitare la situazione, a meno che qualcuno non sia capace di ristabilire l’ordine. Ma qui le leggi della società non importano a nessuno. Le regole sono di chi le inventa. L’azione si svolge al T-Trinz, un edificio abbandonato, ex deposito degli autobus, che l’amministrazione locale non ha immesso, per incuria, nei suoi programmi di riqualificazione ambientale e urbana. Lasciato andare in malora, è la roccaforte della compagnia del Biondo, l’unico liceale del gruppo, al quale deve il suo nome: T, per Thanatos, è la loro iniziale, un capriccio classicheggiante e Trinz sta per “tranquillo” o “stai sereno” nel gergo dei giovani dei dintorni. Insomma T-Trinz è la vera casa dei Thanatos, lontano dal controllo delle loro famiglie spesso disfunzionali, un luogo dove possono rilassarsi. A modo loro.

Il sito del dondolo è all’indirizzo web www.comune.modena.it/ildondolo.

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