Firenze Libri, il mito dell’isola di Thule nel libro di Lennart Meri, ex presidente dell’Estonia

da
Advertising

È il paese che si appresta a guidare il prossimo semestre europeo ed è protagonista al Museo Novecento grazie alla mostra “Visioni dal Nord. Pittura estone dalla collezione Enn Kunila, 1910 -1940”. Per conoscere sempre di più la storia e le radici dell’Estonia venerdì 5 maggio alle 17.30, in occasione della visita in città del presidente della Repubblica Kersti Kaljulaid, il Museo ospita la presentazione del libro “Hõbevalge”, uno dei testi fondamentali della saggistica di questo paese, scritto dall’intellettuale, storico, documentarista ed ex-presidente Lennart Meri. Durante l’incontro interverranno Luigi Cecchini, Console Onorario della Repubblica di Estonia a Firenze e Toscana, Gianni Glinni, curatore del libro, Daniele Monticelli, semiologo e traduttore, e Ülle Toode, Direttore Centro Studi sull’Estonia e il Baltico presso La Sapienza di Roma. “Hõbevalge”, è un’opera di culto per gli estoni, un racconto coinvolgente dedicato a una leggenda del Nord, che appassiona studiosi da millenni: dove si trova la mitica isola di Thule, citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea? Meri offre una convincente spiegazione di questo enigma nello scenario di antichissimi collegamenti tra il Mar Baltico ed il Mediterraneo. La traduzione italiana di “Hõbevalge“, pubblicata dall’Editore Gangemi, è un progetto realizzato nel 2016 dalla Fondazione Lennart Meri e dall’Associazione Italia Estonia a 40 anni dalla prima pubblicazione nel 1976 in Estonia durante il dominio sovietico; mai il volume era stato tradotto prima in altre lingue oltre al finlandese. Scrive Lennart Meri: “Nel libro “Hõbevalge” (1976) ho presentato l’ipotesi secondo la quale il viaggio di Pitea fu provocato dalla caduta del meteorite di Kaali, sull’isola di Saaremaa. L’evento aveva avuto luogo un paio di centinaia di anni prima del viaggio di esplorazione di Pitea. Ma già allora Saaremaa era densamente popolata e sul Mar Baltico fioriva l’intenso traffico navale della prima epoca vichinga. Supponevo che la potenza catastrofica dell’impatto del meteorite potesse aver profondamente influenzato psicologia, lingua e usanze delle popolazioni delle coste del Baltico, dando vita a un’interpretazione mitologica locale. Ho presentato a sostegno di quest’ipotesi materiale linguistico, etnografico e legato al culto. Ma gli esempi non hanno lo stesso peso di una dimostrazione. Nel migliore dei casi conferiscono a un’ipotesi il diritto di esistere… …se non siete turisti, ma piuttosto viaggiatori, lasciatevi tranquillamente alle spalle il castello costruito cinquecento anni fa e fermatevi davanti a un campo che è stato coltivato ininterrottamente da duemila anni. Fategli una bella fotografia. Contiene una storia più grande, perché in esso vivono sia il passato che il futuro. La storia comincia laddove finisce la poesia. A volte si sfiorano…”.

Lennart Meri (1929-2006) viaggiatore, storico, scrittore, documentarista, accademico, è stato presidente dell’Estonia dal 1992 al 2001. Nato nel 1929 da una famiglia di diplomatici, ha iniziato la scuola tra Parigi e Berlino; tutta la sua famiglia fu imprigionata e deportata in Siberia riuscendo a sopravvivere e a far rientro a Tallinn con la fine della Seconda guerra mondiale. Dalla penna di Lennart Meri sono nati dieci libri ed è autore di cinque film etnografici. I suoi lavori hanno avuto influenza anche oltre la “cortina di ferro”, negli anni dell’occupazione sovietica. “Hõbevalge” è la sua opera più conosciuta e fu pubblicata nel 1976; ricostruisce la storia antica dell’Estonia e delle regioni del Mar Baltico, combinando fonti documentarie del mondo classico mediterraneo con la sua profonda conoscenza della storia e della mitologia nordica pre-indoeuropea. Mediante rigorose indagini storiche, scientifiche ed etnografiche, e materiale raccolto durante i suoi viaggi, prospetta entusiasmanti nuovi scenari di studio sulle reciproche influenze che le terre del Baltico e quelle del Mediterraneo hanno avuto in periodi molto antichi.

Fonte: Comune di Firenze

Advertising