Firenze “Il cinema muto, tra emigrazione e ritorni”, la mostra a Palazzo di Fraternita

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“Il cinema muto, tra emigrazione e ritorni” è il titolo della mostra, a cura Fausto Casi, direttore del Museo dei Mezzi di Comunicazione, organizzata e patrocinata dal Comune di Arezzo. La mostra verrà allestita nelle sale espositive di Palazzo di Fraternita, dal 1 luglio al 15 agosto. Sarà corredata dal volume/catalogo, scritto dallo stesso  Casi.

“Questa mostra è nata all’interno della Fiera Antiquaria – ha spiegato Casi – si tratta di una collaterale importante che propone materiale unico. Il catalogo della mostra è dedicato agli espositori della Fiera”.

“Le pellicole inedite verranno proiettate in piazza grande il 6 luglio. Sarà possibile acquistare un biglietto unico, a un costo irrisorio, per visitare la mostra e il museo dei Tesori di Arezzo” ha precisato l’assessore Marcello Comanducci.

La rassegna è interamente dedicata ad un personaggio nato a Viggiù  nel 1883, emigrato in America nel 1898, nella cittadina di Barre, nel Vermont, e ritornato  nella sua città natale nel 1915 dove è rimasto fino alla morte nel 1968.

Grazie al ritrovamento di un cospicuo materiale storico e documentario, l’esposizione vuol riproporre le vicende di Francesco Bernasconi, questo il nome del protagonista, che  a soli 15 anni emigrò in America, proprio a Barre, come scalpellino, mestiere imparato nelle cave di granito della città natale. Nel 1901 acquistò due cavalli e un carro e iniziò a fare il trasportatore dei materiali che dalle cave di granito venivano portati ai cantieri di taglio e ai laboratori

di finitura anche artistica. Ma in quei primi anni del 1900 arrivò il cinema anche in America e

Frank, nome americano del Bernasconi, nel 1903, decise di acquistare un proiettore da cinema e alcune pellicole per far conoscere questa novità di spettacolo agli amici delle cave di Barre ed alle città vicine del nord America.

Il successo fu grande e così potè tornare in Italia, a casa per continuare quel “moderno”  lavoro di “ambulante cinematografista” nella sua città di Viggiù. Nel 1915 imbarcò i suoi bauli e continuò la sua proposta del cinema in piazza, nella sua città natale e in quelle vicine della provincia di Varese, Milano e Como.

Poi, finalmente, nel 1920 aprì il “Teatro Cinematografico Viggiutese”, e abbandonando la  ormai vecchia macchina americana, la sostituì con una nuova, italiana, a proiezione fissa, sempre per il cinema muto,  con proiezioni di pellicole italiane, francesi ed americane che Frank  aveva portato da Barre.

Cesserà l’attività negli anni 1933 – 35, con l’avvento del sonoro e tutto il materiale  cinematografico della sua vita è stato ritrovato attorno al 2010 e, acquistato Fausto Casi nel 2013, è stato oggetto di recupero, di restauro, di rimessa in funzione delle due macchine da proiezione cinematografica, come pure  di recupero di 38 pellicole passo 35 mm. che erano rimaste in dotazione del “Cinema Bernasconi” e con le quali è possibile oggi riproporre questi filmati di oltre 100 anni fa.

Fonte: Comune di Arezzo

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