[REGIONE UMBRIA] EDILIZIA: “IMPOSTE GRAVANTI SUGLI IMMOBILI DI PROPRIETÀ DEI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI ALL'ESTERO” – CA…

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(Acs) Perugia, 15 luglio 2017 – Il consigliere regionale Carla Casciari (Pd) annuncia la presentazione di una interrogazione in merito alle “imposte gravanti sugli immobili di proprietà dei cittadini italiani residenti all’estero”. Nel merito si chiede all’Esecutivo di “attivarsi a livello nazionale per sollecitare il Governo affinché venga stanziato un nuovo fondo finalizzato alla copertura finanziaria a compensazione del minor gettito dei comuni italiani a fronte delle suddette agevolazioni agli iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) consistenti nell’esclusione della tassa Imu e delle riduzioni previste per Tari e Tasi.  Supporto fondamentale – rimarca Casciari –  specie per le regioni con un forte indice di spopolamento”. 

Nel suo atto ispettivo, il consigliere di maggioranza dopo aver spiegato che  “l’Imu è un’imposta diretta di tipo patrimoniale” e che “inizialmente la disciplina prevedeva la sua applicazione solo sui beni immobili diversi dall’abitazione principale e relative pertinenze”, specifica che “il decreto ‘Salva Italia’ definiva abitazione principale ‘l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente’. La nuova imposta sulle unità immobiliari – continua Casciari – prevede l’istituzione della Iuc (Imposta unica comunale), basata su due presupposti: uno legato alla natura e al valore degli immobili e l’altro connesso all’erogazione ed alla fruizione di servizi comunali. Essa è composta dall’Imu, dalla Tasi e dalla Tari. In base al nuovo assetto delle entrate locali – chiarisce Casciari – l’Imu non si applica sull’abitazione principale ed alle pertinenze, eccetto per i beni rientranti nella categorie di ‘immobili di lusso’”.

Casciari spiega quindi che “prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge ’47/2014′ i Comuni avevano una potestà regolamentare nell’assimilazione di alcune categorie di immobili all’abitazione principale: tra queste fattispecie vi rientravano anche le unità immobiliari possedute a titolo di proprietà o di usufrutto dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato ed iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), purché pensionati nei rispettivi paesi di residenza e a condizione che il bene non risultasse locato o concesso in comodato d’uso. In seguito alla suddetta normativa dal 2015 tali immobili sono assimilati direttamente ex lege alle abitazioni principali, con la previsione di una compensazione economica a fronte di ogni assimilazione prevista dalla normativa nazionale, diretta a coprire il mancato incasso da parte dell’ente. È previsto un regime agevolato anche per Tari e Tasi, con una riduzione di due terzi del tributo base, riduzione applicata sulla Tasi solo nel 2015, in quanto dal 2016, in virtù dell’assimilazione ex lege, opera l’esenzione”.

Casciari, nel documento ispettivo evidenzia che “la copertura finanziaria stabilita a decorrere dal 2015 è di 6 milioni di euro, di cui 2 milioni sono a copertura delle minori entrate dei comuni. Ma, al di là del fatto che a due anni dall’entrata in vigore della normativa suddetta queste risorse non erano ancora state erogate, negli anni si sono riscontrate una serie di problematiche: Nel 2013 circa 3200 comuni (39,5 per cento del totale) per circa 26,7 mln. di abitanti (45 per cento circa) hanno applicato l’assimilazione all’abitazione principale dell’abitazione dei residenti all’estero alla sola condizione dell’assenza di locazione; Nel 2014 c’è stato un vuoto legislativo, perché il Decreto Legge n.47 nell’eliminare la potestà regolamentare dei comuni, ha previsto che l’assimilazione ex lege decorresse dal 2015. Quindi i proprietari di immobili residenti all’estero, pur avendone i requisiti, nel 2014 hanno pagato una tassazione ordinaria senza poter usufruire di esenzioni (eccetto in caso di eventuali disposizioni comunali); I requisiti previsti sono molto restrittivi e spesso i comuni, molto interessati alla questione che ha risvolti sia da un punto di vista di mantenimento di legami, di attaccamento alle origini e dei patrimoni, specie nei comuni di piccole dimensioni o ubicati in territori a rischio di abbandono e spopolamento, sia dal punto di vista della maggiore attrattività turistica”.

“Ad oggi – scrive Casciari – non è prevista alcuna copertura finanziaria ulteriore rispetto a quella stabilita nel 2015 a compensazione del minore gettito dei comuni; né la Legge di stabilità 2017 né la manovra correttiva (‘Finanziaria di primavera’) hanno statuito in tal senso. II ‘Rapporto italiani nel mondo 2016, basato sui dati forniti dall’AIRE, aggiornati al 1 gennaio dello stesso anno – conclude Casciari -, parla di ben mille umbri partiti nel 2015 per andare a vivere all’estero per un totale di più di 34mila persone che vivevano in Umbria e che ora vivono stabilmente in un altro Paese”. RED/as

Fonte: Regione Umbria

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