PORCARI «Così ho portato a Parigi le “bollicine” made in Italy» – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

LUCCA. L’arte di roteare il bicchiere, annusare, degustare. Gesti ormai entrati nell’immaginario, sentori bizzarri che solo con l’esperienza e la pratica assidua si riescono a percepire, persino una simpatica parodia, dell’attore Antonio Albanese, quando assaggia un bicchiere di vino dal colore rosso e dice “è rosso”. Ma quella dei sommelier è una professione seria, che richiede anni di studio e sempre più di successo. E il numero uno in Italia è un lucchese, Gabriele Del Carlo, 33 anni, originario di Porcari, eletto miglior sommelier d’Italia dall’associazione della sommellerie italiana (Aspi).

Vive a Parigi, dove lavora al celebre Four Seasons Hotel George V. Una questione di naso si potrebbe dire. A portarlo alla vittoria, dopo una dura competizione e le prove classiche dalla decantazione alla degustazione alla cieca, è stato l’abbinamento a sorpresa del vino giusto per il piatto preparato dallo chef Alessandro Rapisarda, un tortello con funghi porcini, parmigiano, prosciutto e tartufo, per il quale ha scelto un Barolo Briccolina di Batasiolo. Una professione che prevede specifiche conoscenze non solo sul vino e completa padronanza del servizio. «Prima di tutto una grande passione, poi dedizione e sacrifico – racconta Del Carlo che a Lucca ha lavorato alla vineria I Santi e poi all’enoteca Pinchiorri a Firenze – sempre di più molti giovani si avvicinano al vino, come un po’per la cucina grazie anche ai cooking show televisivi. In Italia purtroppo questa professione non è riconosciuta a livello nazionale. In Francia essere un sommelier è qualcosa di molto prestigioso: i giovani a 17 anni hanno già la fortuna, grazie alle loro scuole, di approdare in ambienti come quello del George V per effettuare stage e vedere il mestiere del sommelier da molto vicino. Io ho dovuto arrivare a 23 anni prima di poter approdare in un grande ristorante».

Poi il salto al Four Season: Del Carlo ha servito vino anche a vip e celebrity. «Diversi personaggi famosi, ma non posso fare nomi, c’è una clausola di riservatezza. La bottiglia più preziosa che ho aperto? Uno Château Petrus del 1959. Parliamo del più grande merlot in purezza stappato e servito ad un cliente sudamericano per la ragguardevole cifra di 60mila euro» . A Parigi è volato nel 2010 (l’anno dopo è stato eletto per la prima volta miglior sommelier d’Italia) ed ora guida la cantina de Le Cinq, ristorante stellato Michelin dell’hotel George V, a due passi dagli Champs Elysées. Una cantina, costruita con la stessa pietra dell’Arco di Trionfo, con oltre 50mila bottiglie e rarità anche della fine del Settecento quando a Parigi scoppiava la Rivoluzione. «Il vino italiano, specialmente a Parigi è in fermento. Quando arrivai era difficilissimo proporre vini stranieri. Oggi al mio ristorante propongo un Franciacorta al bicchiere della Çà del Bosco, siamo il primo palace ad “osare” con il sacro champagnes le bollicine italiane e funziona alla grande. Per quanto riguarda la lucchesia ho iniziato a lavorare con una grande azienda, la Tenuta di Valgiano con i suoi bianchi e rossi. Tutta l’area di Lucca e Montecarlo sta facendo passi avanti impressionanti, quindi

penso di ampliare la scelta». Una domanda “marzullesca”: ma cosa è il vino per Gabriele Del Carlo? «Il vino per me è piacere, non importa quale vino e a che prezzo o con che cosa, il vino è un momento da dividere con le persone che ami, e la cosa che conta veramente è che piaccia a te».

Fonte: Il Tirreno

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