[Lucca] Il Santo del giorno, 23 Ottobre: S. Allucio da Pescia,

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Lucca –

Allucio, figlio di Omodeo, era un allevatore di bovini che, contemporaneamente, si dedicava all’accoglienza presso la sua casa dei viandanti della vicina strada Firenze-Lucca, l’antica Cassia-Clodia, e fondò uno xenodochio (un ricettacolo, un piccolo ospitale per pellegrini) con chiesa dedicata ai santi Luca ed Ercolano.

Le cronache del tempo raccontano che egli si seppe contornare di molti collaboratori, attratti dal suo carisma e dalla sua fede semplice. ma salda, fondando una sorta di congregazione laicale d’assistenza, i Fratres Allucii.

L’attività di Allucio, sempre più incoraggiata dai pievani di Pescia e dallo stesso vescovo di Lucca, si estese ben oltre Campugliano e la stessa Valdinievole, giungendo sino in pianura padana.

Secondo la leggenda devozionale, grazie alla sua autorità, fu sospesa una guerra tra le città di Faenza e Ravenna.

Siamo nel Comune di Uzzano ed oggi Sant’Allucio, si trova lungo la via provinciale Lucchese, la principale arteria che attraversa il territorio comunale, in direzione di Pescia. Anticamente denominata Campugliano, e in epoca più recente Botteghino, assunse l’attuale denominazione nel 1934, in onore dell’omonimo Santo che qui proprio iniziò la sua grande opera di benefattore dei miseri e di apostolo di carità e di pace, lasciandovi tracce importanti del proprio operato.

Allucio fu uomo d’azione ma anche un grande adoratore dell’Eucarestia. Spesso, soprattutto in Quaresima, egli compiva digiuni penitenziali. Sempre secondo la tradizione agiografica, la fama gli attirò numerosi pellegrini e sarebbe stato protagonista di miracoli, attribuiti all’intercessione dello spedalingo.

Allucio morì il 23 ottobre 1134. Le sue spoglie furono sepolte dai confratelli all’interno della chiesa dei santi Luca ed Ercolano.

Il 23 ottobre 1182, preso atto della grande devozione popolare, il vescovo di Lucca lo proclamò santo.

Nel 1344, il vescovo di Lucca, Guglielmo Dulcini ordinò al frate domenicano Paolo Lapi una ricognizione delle ossa di Allucio, che furono disseppellite dalla fossa, in cui erano state collocate due secoli prima e deposte in un’urna di pietra, poi sistemata sull’altare maggiore della chiesa di Campugliano.

Al momento, l’ospedale faceva parte della “commenda dei Cavalieri Gerosolimitani” di Pisa, che l’avevano rilevato dai fratres Allucii, ormai ridotti ai minimi termini.

In seguito, entrerà a far parte della commenda fiorentina, per poi divenire dei Cavalieri di Malta, che lo mantennero sino al 1791.

In quell’anno, a seguito delle soppressioni operate dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo a spese degli ordini regolari e cavallereschi, l’antico ospizio di Sant’Allucio, peraltro non più utilizzato per gli scopi per cui era stato fondato, fu chiuso e la struttura venduta a privati.

Il vescovo di Pescia Francesco Vincenti, perciò, si premurò di rimuovere le spoglie di Allucio dalla ex chiesa di Campugliano e portarle in Episcopio, al fine di trovare loro una collocazione più consona. Ci fu una lunga disputa tra i fedeli della neonata parrocchia di Santa Lucia di Uzzano, nel cui territorio insisteva l’ex spedale, che rivendicavano il diritto di custodire le ossa nella propria chiesa, e i canonici della cattedrale di Pescia, che volevano la sistemazione delle spoglie in duomo. Prevalsero i secondi e, infatti, le ossa, contenute in una nuova urna, furono sistemate nella cappella della Vergine del Rosario.

Nel 1934, in occasione dell’800º anniversario dalla morte di Allucio, il vescovo di Pescia Angelo Simonetti fece realizzare una nuova cappella in cattedrale dedicata al Santo, per meglio esporre alla venerazione dei fedeli la sacra urna. In quell’occasione, l’antica località di Campugliano, divenuta Botteghino di Uzzano, cambiò nome e divenne Sant’Allucio di Uzzano.

Nel 2000, infine, la Congregazione per le Cause dei Santi, su impulso del vescovo di Pescia Giovanni De Vivo, ha proclamato sant’Allucio patrono secondario della diocesi di Pescia, al fianco della patrona principale, la Beata Vergine della Fontenova di Monsummano.

Poche zone della Toscana possono vantare l’amabilità alacre e la riposante bellezza della Val di Nievole, tra Montecatini e Lucca, e poche città possono assommare, come Pescia, centro della Val di Nievole, ricordi storici e operosità pratica, bellezze naturali e artistiche e sapiente fervore di vita e opere civili.

Sant’Allucio è il Santo di Pescia, e le sue reliquie sono accolte nella bella cattedrale della città. Ed è un Santo che ben incarna le caratteristiche di una terra e di un popolo, perché fu strenuo, senza essere rigido; ascetico, senza essere astratto; votato alla contemplazione, ma anche pronto all’azione; di profonda pietà, ma anche di ardente carità.

Egli era nato, nell’XI secolo, a Campugliano, in Val di Nievole, da famiglia contadina. Da ragazzo, custodiva gli armenti, quando si fece notare per insoliti episodi che testimoniavano la sua non comune tempra spirituale.

Cresciuto d’anni, venne affidato alla sua operosa pietà l’ospizio di Campugliano, praticamente in rovina. Allucio lo riportò ad un’ammirabile efficienza di bene, aiutato da alcuni compagni ricchi come lui di zelo di carità, detti poi Fratelli di Sant’Allucio.

Per assistere meglio i poveri e i bisognosi, il giovane Allucio fondò un altro ospizio sul Monte Albano. Un terzo lo creò presso la riva dell’Arno, sul quale costruì addirittura un ponte, per comodità dei pellegrini. Quest’ultima non fu impresa facile, non soltanto per i problemi tecnici ma perché Sant’Allucio dovette convincere e ammansire il traghettatore locale, che traeva lauti guadagni facendo passare i viaggiatori da una sponda all’altra.

I miracoli, a detta della tradizione, si moltiplicarono numerosissimi intorno al benefattore dei poveri. Per questo gli furono demandate, in città lontane, vere e proprie missioni diplomatiche, che Allucio svolse con successo, riuscendo a pacificare tra loro, per esempio, le due città rivali di Ravenna e di Faenza.

Tra gli interventi miracolosi tramandati dalla devozione, il più insolito fu quello dell’uomo al quale erano stati cavati gli occhi, come punizione per qualche delitto commesso, secondo la cosiddetta « legge del taglione », comune nel Medioevo. Non per dispregio della giustizia, ma per pietà dell’accecato, anche se colpevole, Sant’Allucio avrebbe rimesso al loro posto gli occhi nelle cave orbite del condannato, restituendogli la vista. Questo, “in linea” con il nome, che, come Lucia, (che era capace di togliersi e rimettersi i globi oculari,) richiama la luce e quindi il dono della vista!

Quanto era attivo nel fare il bene, altrettanto era severo con se stesso, Non mangiava mai carne, né formaggio, né uova. Digiunava tre volte alla settimana. E per sette Quaresime consecutive, non toccò cibo affatto.

Morì nel 1134, sereno e attivo fino all’ultimo istante. Immediatamente venne fatto oggetto di un vivace culto popolare.

Soltanto nel ‘700, però, il suo culto venne autorizzato ufficialmente dalla Chiesa, e pochi anni dopo le reliquie di Sant’Allucio trovavano degna accoglienza nella cattedrale di Pescia, la città di cui l’antico Santo penitente e benefattore sembrava fatto su misura.

Fonte Verde Azzurro

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