PORCARI Tonnellate di fanghi dalla Piana alla Basilicata – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

LUCCA. Decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di cartiera, caricati su camion e destinati a fabbriche di laterizi in Basilicata o a inceneritori e discariche fra Toscana e Umbria. Una rete per lo smaltimento abusivo di materiali pericolosi “camuffati” da rifiuti ordinari, buoni per costruire mattoni e per essere utilizzati come riempimento. Il panorama accusatorio disegnato da Giulio Monferini, sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Firenze e condensato nell’avviso di conclusione delle indagini sul traffico illecito di rifiuti in Toscana è pesante e chiama in casa i vertici di due importanti cartiere della lucchesia, Lucart e Pieretti, oltre a varie decine di altri indagati.

Il filone lucano. Questa parte dell’inchiesta riguarda la Lucart di Porcari. Secondo l’accusa della Dda, a partire dal 2014 i fanghi prodotti dalla cartiera della Piana e da quella di Diecimo sarebbero stati portati in due fabbriche di laterizi in Basilicata, entrambe riferibili a Michele Scianatico: si tratta della Scianatico laterizi di Genzano di Lucania (Potenza) e dell’Ila laterizi di Borgo Venusio (Matera). Qui venivano bruciati contravvenendo alle autorizzazioni ambientali rilasciate dalla Regione Basilicata.

Secondo l’accusa, sono complessivamente 21 le persone coinvolte in questo filone, e che ora rischiano il processo. A monte di tutto ci sono i produttori dei rifiuti. Sono quindi indagati i vertici della Lucart: l’amministratore delegato Massimo Pasquini, i componenti del cda Massimo Innocenti, Sandro Pasquini, Alessandro Pasquini, Guido Carissimo, il direttore commerciale Guido Pasquini, il responsabile dello stabilimento incaricato della gestione dei rifiuti Paolo Luigi Romanini, il direttore industriale Italia Daniele Nori, i direttori dello stabilimento di Porcari Maurizio Giordano e Pierluigi Della Monica e quello della fabbrica di Diecimo Roberto Benzi. A questi vanno aggiunti Ermanno Biemmi e Federico Ansaldi del Consorzio Torrente Pescia, che avrebbe anch’esso fornito fanghi da depurazione da smaltire in maniera illecita. Secondo l’accusa, i responsabili di Lucart avrebbero anche attestato falsamente la correttezza della classificazione del rifiuto. Intermediari in tutto questo sarebbero stati Domenico e Matteo del Carlo, titolari della Dc Recycling di Lucca, il faccendiere Tommaso Faccilongo (intermediario tra i Del Carlo e i produttori del rifiuto) e i trasportatori della ditta Ve.Ca. Sud: Lazzaro, Mario e Pietro Ventrone. Infine, indagati anche il già citato Michele Scianatico e i direttori dei due impianti lucani, Vincenzo Pugliese e Michele Di Stasi.

Fra gli “illeciti profitti” contestati, i risparmi di Lucart per il trattamento dei fanghi che venivano smaltiti per una cifra definita «irrisoria», fra i 6 e i 10 euro a tonnellata.

Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Con l’aggravante, per i Del Carlo, Faccilongo, e i Ventrone, di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi, visto che la società di trasporti Ve.Ca. Sud sarebbe impresa riferibile proprio al clan casertano.

Fra Toscana e Umbria. C’è un altro rifiuto tipico della cartiera, il pulper. Che – secondo il sostituto Monferini – veniva in realtà utilizzato per nascondere un’accozzaglia di plastiche, polistirolo, fanghi di disinchiostrazione della carta, morchie e farle finire o in inceneritori oppure nelle discariche per essere utilizzate come materiali di riempimento. Si tratta di decine di migliaia di tonnellate a partire dal 2013, che hanno fruttato milioni di ricavi sia per gli intermediari che per gli smaltitori finali. Oltre, ovviamente, a un risparmio nei costi di smaltimento delle cartiere. Coinvolta, oltre alla Lucart, è anche la Pieretti. Per questo, insieme agli amministratori e ai dirigenti della Lucart, sono stati indagati anche Luisiano Pieretti (titolare fino al settembre 2016 dell’industria cartaria), il presidente del cda Graziano Pieretti e gli ad Tiziano e Carmelina Pieretti. Il ruolo di intermediario sarebbe toccato in questo caso alla ditta 3F Ecologia: indagati sono i titolari Giulia, Mariano e Martino Fornaciari. Identici rispetto alla Basilicata i trasportatori, cioè i tre Ventrone della Ve.Ca. Sud. Variegata, invece, la platea dei destinatari: la discarica Rea Impianti a Rosignano (indagata l’ad Lilia Benini), l’inceneritore di Acea a Terni, gestito da Aria srl, un altro impianto sempre a Terni (quello di Terni biomasse) e le discariche di Pistoia Ambiente ed Ecofor, oltre all’impianto Css di Gallicano e gli inceneritori di Brescia.

Oltre ai reati ambientali per la gestione e lo smaltimento illegale dei rifiuti, ci sono anche le contestazioni di truffa ai danni della Regione per il mancato pagamento dell’ecotassa. Di questo sono accusati i rappresentanti di 3F, Lucart e Pieretti.

Per tutti, poi, c’è l’accusa di aver falsificato i certificati di analisi, utilizzando campioni di pulper non rappresentativi del rifiuto per farli apparire come rispettosi dei parametri di legge. Infine,

per i tre Fornaciari, è confermata la pesantissima accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, alla truffa e al falso con l’aggravante di aver agevolato i clan dei Casalesi tramite la Ve.Ca.

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Fonte: Il Tirreno

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