[ALTOPASCIO] Morti nel rally, chiesti dal pm oltre 16 anni

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LUCCA. Sedici anni e otto mesi di reclusione chiesti dal pubblico ministero Elena Leone nei confronti degli 11 imputati – piloti, navigatori e il responsabile della sicurezza – accusati a vario titolo di omicidio colposo e omissione di soccorso per la tragica morte, nella notte del 22 luglio 2012, dell’equipaggio composto da Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e Daniela Bertoneri, 35 anni, di Seravezza in gara con una Peugeot 2007 Super alla quarantasettesima edizione del rally Città di Lucca. È durata oltre due ore la requisitoria dettagliata e toccante del magistrato inquirente che ha ripercorso la drammatica vicenda dalle 4,15 di quel maledetto 22 luglio durante la quarta prova speciale Vinchiana-S. Ilario di Brancoli. E una domanda, più di ogni altra, si è posta il pm: chi scegli di intraprendere uno sport pericoloso come il rally, merita per questo tipo di scelta una tutela minore?

LA SICUREZZA IN CORSA

Per il magistrato una manifestazione organizzata deve imporre specifiche regole di sicurezza. E se queste non si possono garantire allora è meglio evitare lo svolgimento di competizioni. «Quel rally si muoveva nell’ambito di un agonismo programmato, di un’attività sportiva il cui rischio è autorizzato e impone specifiche regole di sicurezza. È evidente che tutte le competizioni automobilistiche possono costituire una fonte di pericolo per la vita e l’incolumità degli atleti. Ma proprio per questo devono essere individuati i soggetti che garantiscano di ridurre al minimo il rischio di eventi dannosi. Questo procedimento penale è costituito da una solida struttura probatoria fatta da testimonianze, filmati e dati tecnici inconfutabili». Una requisitoria suddivisa in due parti: una relativa all’individuazione dei presunti responsabili del reato di omissione di soccorso, l’altra del reato di omicidio colposo.

I FATTI CONTESTATI DAL PM

Per la procura il pilota Catelani e la navigatrice Bertoneri morirono per asfissia dal fumo tossico sprigionatosi nell’abitacolo della Peugeot 207 Super due minuti e mezzo dopo l’uscita di strada del bolide. I due rallisti potevano salvarsi se fossero stati subito soccorsi da tre equipaggi che seguivano la vettura e nei confronti di quattro persone, piloti e navigatori, è stata formulata l’imputazione di omissione di soccorso. Per gli inquirenti anche il responsabile della sicurezza e le macchine apripista con i numeri 0, 00 e 000 nel corso del loro giro di ricognizione precedente la prova speciale avrebbero omesso di segnalare l’abbattimento di un muretto di cemento a presidio della curva da cui uscì di strada la macchina del tandem Catelani-Bertoneri che non furono informati della modifica dei luoghi. Così quando impostarono la curva sbagliarono la manovra che causò l’uscita di strada e l’incendio fatale.

LE RICHIESTE DELL’ACCUSA

Per l’equipaggio composto dal pilota Giuseppe Iacomini di Lerici e dal navigatore Davide Cozzani di La Spezia, per il pilota Iacopo Giannecchini di Massarosa e il navigatore Davide Castiglioni di Porcari il pm ha chiesto una condanna a un anno e 8 mesi di reclusione per omissione di soccorso. Videro le fiamme e il fumo uscire dalla macchina, ma non si fermarono. Chiesta la condanna a 16 mesi di reclusione per omicidio colposo agli equipaggi apripista del rally composti dai lucchesi Luca Gelli, Massimo Simi e Gianluca Simonetti, dal capannorese Luca Ciucci e da Bruno Togni nato a Pontedera e residente ad Altopascio e Danilo Meazzini di Arezzo. Ma la pena più alta – due anni e mezzo per omicidio colposo – è stata chiesta per il responsabile della sicurezza. Mauro Scarpellini, 55 anni, di Vorno. Per l’accusa aveva dato l’okay al piano della sicurezza e doveva aver

contezza dei commissari di gara lungo il tracciato, della collocazione dei mezzi antincendio e del personale sanitario. Il giudice Stefeno Billet ha calendarizzato le prossime tre udienze (10-17 e 30 maggio). La sentenza è attesa a fine giugno. Quasi 6 anni dopo la tragedia.

Fonte: Il Tirreno

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