[ALTOPASCIO] «Dodicimila posti persi ma nelle cartiere si investe»

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Dodicimila posti di lavoro a tempo indeterminato perduti dal 2007 a oggi. È il prezzo che il territorio provinciale ha pagato per la crisi. Posti che sono stati ricreati, ma nel precariato. Oggi il tasso di disoccupazione in provincia è pari al 10%, di poco superiore alla media regionale; i più colpiti rimangono le donne e i giovani. Inizia da queste considerazioni la panoramica sull’occupazione tracciata dal segretario generale della Cgil di Lucca, Rossano Rossi. Un territorio però che – come ha spiegato anche in una videointervista sul canale Youtube del sindacato, Toscana Lavoro – ha evidenti punti di forza, il settore cartario in primo luogo.

Il cartario lucchese, sottolinea il segretario generale Cgil, «copre per l’80% il fabbisogno nazionale di carta tissue, il 10% di quello europeo. Sul nostro territorio hanno sede i primi marchi mondiali: Sofidel coi prodotti Regina, la multinazionale tedesca Wepa, la Lucart della famiglia lucchese Pasquini che produce il marchio Tenderly, il Gruppo Tronchetti con i prodotti Foxy e le Cartiere Carrara. Oggi la multinazionale Essity che ha 650 dipendenti nei tre stabilimenti locali compreso Collodi, sta per mettere a punto un investimento da 50 milioni finalizzato all’introduzione di dieci nuove linee di trasformazione che porteranno, auspichiamo, anche incrementi di occupazione».

Preoccupa il segretario Cgil, la vicenda di Conte of Florence, marchio di abbigliamento con sede ad Altopascio, investito da una forte situazione debitoria. «Ad Altopascio lavorano 60 dipendenti, cui si aggiungono quelli dei 300 negozi a marchio in tutta Italia. Se la società dovesse naufragare, sarebbe un dramma», dice. Preoccupa anche il calzaturiero: «2000 addetti, sparsi in piccole o microaziende. Un settore che non si è sviluppato anche per la media e bassa qualità del prodotto. È stato travolto dalla crisi del tessile».

Rossi lo definisce «il settore più importante della provincia di Lucca, che occupa tantissimi addetti ma il cui numero non è quantificabile: secondo i nostri numeri sono circa 2.000 in provincia, ma in questo comparto c’è molto lavoro grigio se non addirittura nero. Un settore che potrebbe dare di più – sottolinea Rossi – se si riuscisse a destagionalizzarlo, a toglierlo dalla logica del “mordi e fuggi”».

«Circa duemila addetti, e il settore regge bene», sottolinea il segretario generale. Tutte le aziende metalmeccaniche che producono macchine per cartiere «godono di buone relazioni sindacali. Fosber e Perini sono delle eccellenze in questo campo».

Secondo il segretario generale Cgil, si tratta di un settore «che non va male, dove si rispettano i contratti di lavoro. Conta circa duemila lavoratori diretti più l’indotto. Negli ultimi tempi però l’esportazione di pietra lavorata è calata del 25%, mentre è aumentata quella di pietra grezza».

«Un settore in espansione fino al 2008, poi bloccata

dalla crisi. Da due anni si assiste a una ripresa, ma il vero problema è la frammentazione. L’attività è ripresa utilizzando i modelli precedenti alla crisi, senza modernizzazione né ricerca ma ricorrendo alla terziarizzazione delle lavorazioni», conclude. —

 

Fonte: Il Tirreno

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