PORCARI «Snaitech vuole vendere a Playtech Il contratto nazionale è solo un pretesto» – Cronaca

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Porcari (LUCCA) –

LUCCA

«Snaitech sa che non può disapplicare il contratto nazionale metalmeccanico. Il tavolo di confronto avviato è solo un modo per la società di camuffare la trattativa vera che invece ha in corso: la vendita a Playtech, scaturita da un’offerta pubblica di acquisto intanto del 70,5% delle quote che risale allo scorso mese di aprile. Abbiamo interessato il ministero del Lavoro, abbiamo trasmesso tutti i documenti ai dirigenti interessati e presto chiederemo anche un incontro col ministro Luigi Di Maio».

Sulla vicenda Snaitech interviene Massimo Braccini, segretario regionale della Fiom Cgil, nella veste di coordinatore nazionale Fiom del gruppo Snaitech.

Braccini considera solo un pretesto la diatriba in corso sulla modifica del contratto nazionale per i 650 dipendenti Snaitech in Italia, di cui 400 nella sede di Lucca (Porcari), circa 150 in quella di Roma e un centinaio nella sede di Milano.

«Questa discussione non esiste – ribadisce il coordinatore nazionale Fiom del gruppo Snaitech -, perché è illegale. La richiesta dell’azienda serve solo a spaccare il tavolo. Oltretutto il contratto nazionale metalmeccanico è valido almeno fino a novembre 2019. Invece la società vuole passare al contratto nazionale del commercio dal primo novembre 2018. Il punto, a mio avviso, è che portando avanti questa discussione, non vogliano fare la contrattazione. Se applicassero il contratto del commercio, ci incontreremmo in tribunale. Ci chiedono anche di armonizzare i due contratti: il punto vero è che non vogliono parlare di futuro».

Il futuro, le prospettive dell’azienda e dei suoi lavoratori sono l’aspetto che più sta a cuore a Braccini. E la trattativa per la vendita a Playtech, società con 5.000 dipendenti in tutto il mondo, registrata nel Regno Unito, ma con sedi in Israele e in Australia, è ben avviata.

«A giugno 2018 la Consob ha dichiarato che si poteva procedere con l’operazione pubblica di acquisto di Playtech per le azioni Snaitch – continua -, ma il fatto è che non esiste alcun piano industriale riguardo le prospettive aziendali. In tutta questa operazione, Playtech parla di stabilire un’importante presenza in Italia, di migliorare la competitività, ma non parla mai di sviluppo, di crescita, di occupazione e soprattutto non parla della garanzia delle missioni produttive delle sedi italiane. Con la vendita a Playtech – riprende – il baricentro dell’azienda verrà sicuramente spostato all’estero e la Snaitech rischia di rimanere una succursale all’interno di Playtech, con tutte le conseguenze del caso. Invece la priorità è proprio il piano industriale. Perché, come sempre accade, a ogni passaggio societario si registrano immancabilmente cambiamenti, l’arrivo di una diversa organizzazione del lavoro e spesso l’idea di ridurre il personale perché magari così le borse rispondono meglio e i profitti per gli azionisti aumentano».

«Senza un piano industriale, del resto, di cosa si può discutere ?- ribadisce Braccini – Per questo chiederemo al ministro del Lavoro di aprire un tavolo specifico. Abbiamo già inviato il materiale ai suoi uffici. Anche perché c’è un’altra questione: in un mondo che cambia anche le politiche devono cambiare e il settore del gioco deve essere oggetto di un’importante riforma. I costi che la collettività sta sostenendo per prevenire e curare chi ha

disturbi da gioco d’azzardo sono pesanti. Lo Stato trae enormi incassi da questo settore, ma il settore va regolamentato, a garanzia dei cittadini e dei lavoratori. Lo Stato non può essere spettatore: deve invece controllare operazioni di passaggi societari poco chiare». —

Fonte: Il Tirreno

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