[ALTOPASCIO] Manomettono un treno, due fratelli minorenni a giudizio

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LUCCA. Una baby gang in azione nella Piana e in Lucchesia composta da minorenni e maggiorenni dai 18 ai 25 anni che compiono atti di bullismo, bravate e danneggiamenti di varia natura. Adolescenti vittime del disagio sociale con alle spalle storie complesse e famiglie difficili dove pesa l’assenza di figure di riferimento e che spesso vivono senza regole con l’intervento, quando è possibile, delle assistenti sociali. È il caso di tre ragazzi – due fratelli minorenni residenti nella Piana e un ragazzo poco più che maggiorenne – autori di un gesto scellerato che poteva causare conseguenze ancora maggiori e che ha costretto i pendolari e i passeggeri di un treno regionale ad un ritardo di oltre mezz’ora.


Per i due minorenni l’indagine, condotta dalla procura del tribunale dei minori di Firenze, si è conclusa e gli indagati saranno processati il 31 gennaio 2019 con l’accusa di interruzione di pubblico servizio. Per l’altro indagato gli atti invece sono stati trasmessi alla procura di Lucca per la formulazione del capo d’imputazione e i necessari approfondimenti.

I FATTI

5 luglio 2018. I tre Teddy boy del nuovo millennio salgono sul treno regionale 3029 Viareggio-Firenze Santa Maria Novella via Pistoia. Sono annoiati e cercano qualcosa per mettersi in mostra. Un diversivo per rendere la loro giornata meno monotona e più eccitante. Pensa che ti ripensa ecco l’idea: rompere il laccio di piombo che garantisce l’inviolabilità e quindi la non manomissione della porta dell’ultima carrozza del treno.


Quel gesto, di fatto, rende inservibile quello scompartimento e forzando l’apertura della porta costringono il capotreno a fermarsi alla stazione di Altopascio. Per oltre mezz’ora

il convoglio non riparte e i passeggeri accumulano un ritardo superiore al massimo previsto dalla legge e chiedono così il rimborso a Trenitalia. I tre autori, subito smascherati, vengono denunciati alla procura dei minori di Firenze per interruzione di pubblico servizio.

 

Fonte: Il Tirreno

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